“E anche questo Natale…se lo semo levato dalle palle”

Ogni anno, dopo che il pranzo del 25 è passato più o meno indenne, non so perché ma mi viene in mente la frase dell’avvocato Giovanni Covelli nel primo mitico film Vacanze di Natale (1983).

Quest’anno, per non scontentare nessuno e visti i pochi giorni che mancano al parto, abbiamo avuto tutti i parenti a casa nostra (eravamo in 11) e unendo così, per la prima volta, le due famiglie (e gli unici due tavoli che ho in casa per farci stare tutti).

Ero molto scettico, di solito sotto Natale ho sempre le palle girate, ma mi sono dovuto ricredere. Stavolta è andata bene.

La squadra è stata collaudata, con mia mamma e mia suocera in cucina che hanno portato il “catering”, mia sorella ai piatti (quelli da lavare, non fa la dj), in nonno di Anna a capotavola a intrattenere tutti con i suoi discorsi di vita vissuta, mio zio che come al solito ha fatto ridere tutti con le sue gag.

Sono stati loro a “tenere banco” e con il loro carisma hanno messo un po’ “in ombra” mio padre e mio suocero che davanti a tali capacità di in-tavolare discorsi a tavola hanno ceduto il passo.

Mia zia e la zia di Anna ogni tanto tentavano di inserirsi nel discorso, oppure provavano a far finta di fare qualcosa, andando avanti e indietro dalla tavola alla cucina. Il loro ruolo in effetti era il più complicato. 8+ anche a loro.

Anna a capotavola (abbiamo messo involontariamente nei posti più importanti il più vecchio e il più giovane, o meglio, il non ancora nato). Io a godermi la scena e soprattutto a ingurgitare salame, torte salate, cappelletti in brodo (anolini o agnoli che dir si voglia), salame cotto con lenticchie e puré (i bolliti e la mostarda non li posso neanche vedere invece).

La scena più delirante è stata quella dei regali (nonostante io li avessi proibiti categoricamente, ognuno ha portato qualcosa). Non avendo un albero di Natale dove metterli, mia mamma, con un colpo di mano, ha dato il via alla consegna e allo scartamento mentre eravamo tutti seduti davanti agli antipasti in tavola (anche perché nel mio soggiorno non c’era spazio per stare altrove se non seduti a tavola).

Il tutto in un mix delirante di caos in cui non si capiva chi ti avesse regalato cosa, quali fossero i tuoi regali e con una fetta di salame sul piatto che avresti voluto mangiare al più presto, ma non potevi perché prima c’erano i regali. Va bé, il primo Natale “allargato” è andato. E anche questo Natale…