Perché non viaggio con i bambini

sperm bankQuando eravamo fidanzati le nostre vacanze erano in viaggio, la maggior parte fuori dall’Italia: Turchia, Parigi, Stati Uniti, Barbados, Repubblica Ceca, Scozia, diverse volte a Londra. Non abbiamo girato il mondo, ma ci piaceva visitare nuovi Paesi. Eravamo senza figli e quindi in tutte le nostre vacanze andavamo alla scoperta dei posti che più ci interessava vedere.

Poi è arrivato il gnappo (e poi The Second) e da allora ci siamo fermati. L’ultima vacanza “on the road” l’abbiamo fatta tra Toscana, Umbria e Lazio, quando lei era incinta. Potevamo anche andare più lontano, ma preferivo rimanere “in zona”, senza fare su e giù dagli aerei. Volevo essere più tranquillo.

Ci sono tanti genitori che viaggiano per il mondo anche con i bimbi molto piccoli. E un po’ li invidio. Quelli per adesso non siamo noi. Leggendo alcuni blog sul tema (di family travel blog ce ne sono un sacco, alcuni davvero ben fatti) viene voglia di partire. Anzi di ri-partire. Invece noi è da ormai più di quattro anni che non mettiamo il naso fuori dall’Italia, che non prendiamo un aereo, che facciamo vacanze in posti che distano poche centinaia di chilometri da casa.

Un po’ per pigrizia, ma non solo. Forse riprenderemo a fare i viaggi lunghi quando loro saranno un po’ più grandi. Adesso, secondo me, è ancora presto.

Non viaggio con i bambini piccoli perché, per esperienza, so che l’imprevisto può capitare. Per due volte io e Anna siamo rimasti bloccati a Londra per alcuni giorni: a dicembre del 2009 per la neve e ad aprile 2010 per l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull (do you remember?).

La prima volta Alitalia ci aveva portato per due notti in un albergo, in attesa di un volo disponibile. Non vi dico l’odissea. Era tarda notte, tutti stanchissimi, scene di delirio tra i passeggeri, caricati su un bus verso un hotel lontano all’aeroporto, alla periferia di Londra; cambio di stanza perché c’era nella nostra c’era il riscaldamento rotto. Finalmente ritorno in patria su un altro volo Ryanair (prenotato da un internet cafè) perché quello Alitalia non si sapeva quando sarebbe partito. Insomma, uno sbattimento non indifferente.

All’epoca però, noi due soli, l’avevamo anche presa sul ridere. Era stato un prolungamento di vacanza, anche se forzato. Alla fine è stata un’avventura. Ma come avremmo fatto se avessimo avuto anche i nani al seguito? Di sicuro il ridere sarebbe diminuito molto.

La seconda volta lo scherzetto ce l’ha fatto il vulcano dal nome impronunciabile. Che ha eruttato proprio la mattina della nostra partenza e tutti i voli sono stati cancellati per giorni e giorni. Solita scena: casino in aeroporto ai banchi della compagnia aerea, nessuno ti sa mai dire niente di niente, tu devi decidere cosa fare della tua vita (aspettare in aeroporto, prenotare un albergo, andare a dormire sotto un ponte, prendere un cartone e metterti a fare l’autostop…).

eurostar londra parigiIn quel caso, avendo il biglietto di una compagnia low cost, non avevamo alcun albergo rimborsato e quindi ci siamo arrangiati. Visto che non sapevamo quando il vulcano avrebbe smesso di eruttare siamo tornati da Londra a Milano in treno: abbiamo comprato un biglietto Eurostar fino a Parigi, passando sotto la Manica, poi una notte quasi in bianco.

Ma abbiamo cenato, noi due, in un ristorante vicino alla Gare de Lyon e, nella sfiga, siamo riusciti a trovare il lato positivo e a divertirci. Alcune foto che abbiamo scattato a Londra e a Parigi (dalla banca dello sperma allo spettacolo “Stasera ovulo”) lo dimostrano bene. Eravamo un po’ più spensierati di adesso.

ce soir j'ovulePeccato che la mattina dopo il treno a lunga percorrenza fosse in ritardo galattico per lo sciopero dei treni. Uno sciopero che durava da 18 giorni perché lì, gli scioperi, quando li fanno, li fanno bene.

Alla fine, in qualche modo, siamo riusciti a tornare a casa. Ma con i gnappi come avremmo fatto? La situazione era già critica per noi, non posso immaginare come sarebbe andata se avessimo avuto loro al seguito. Ce la saremmo cavata credo, ma perché sottoporli a stress inutili quando sono così piccoli?

L’imprevisto quando si viaggia è sempre dietro l’angolo. Vedi caos a Fiumicino (per l’incendio, per il backout successivo e poi per il casino con Vueling). Tutte le volte che leggo queste notizie penso a quando in aeroporto c’eravamo noi con il naso all’insù sul tabellone e la scritta gialla su sfondo nero CANCELLED. Mamma mia.

Come in questo video degli ultimi disagi, con un papà che urla alle hostess (è al minuto 00:45), dopo ore e ore di attesa: “Una bambina ce l’hai? Sai cosa vuol dire una bambina? Se avete una figlia vi porto io, vi faccio stare io due ore così. Vi dovete vergognare”. Ecco, diciamo che non vorrei mai trovarmi in una situazione del genere.

Ma anche se non ci fossero particolari disagi, o ritardi, o scioperi, o cancellazioni, viaggiare lontano quando si hanno dei figli piccoli è un bello sbattimento. Soprattutto nei voli a lungo raggio. Attese, tempi morti, orari improbabili, contrattempi, casini con le valigie, possono esserci comunque. E anche passeggini da caricare in stiva, bagagli a mano, metal detector da superare, pipì (o peggio cacche) che scappano da far fare.

Quindi per ora noi andiamo in vacanza solo in posti relativamente vicini. Prima o poi però spero ci rifaremo. Magari tra qualche anno. Mi piacerebbe però sapere se qualcuno prende aerei per andare lontano con figli piccoli e se il gioco vale la candela (ah, non vale dire: ho preso l’aereo per andare a trovare i nonni in Sicilia, i nonni non valgono). Oppure se qualcuno si è trovato in situazioni tipo Fiumicino e da lì ha detto: “Mai più”. Vorrei capire, se mi sto perdendo qualcosa oppure se faccio bene.