Convivere con l’endometriosi, l’albero di Etty

Se siete qui da un po’ di tempo sapete già cos’è il Bosco di Fede. E sapete anche quanto sia per me importante sapere che c’è e che tutti gli alberi che ognuno di voi ha piantato hanno poco alla volta messo radici e stanno crescendo.

Io da queste parte ci sono sempre poco. Ma per fortuna ci siete voi.

Dico davvero. Perché questo spazio non è solo mio. E’ anche vostro. E anche il Bosco di Fede, a maggior ragione, ovviamente lo è.

Sinceramente, da maschio, non conoscevo l’endometriosi. Avrei potuto metterla insieme a quelle parole che prima di diventare papà non avevo mai sentito.

Poi, dopo la mail di Etty ho fatto un giro su Google e ho capito. O meglio, ho intuito, perché capire mi sembra troppo ambizioso come verbo.

Io a Etty devo dire due cose: grazie e scusa. Grazie per il suo albero che piantiamo oggi nel Bosco di Fede insieme agli altri. E scusa… lei sa perché.

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Caro Federico,

è quasi un anno che ti seguo e voglio ringraziarti per le risate e le riflessioni che mi hai regalato leggendo il tuo blog.

E’ tanto tempo che vorrei piantare il mio alberello nel tuo bosco, forse è solo per poter mettere nero su bianco quello che sento dentro da tanto e se possibile poter essere di aiuto per chi si trova nella mia situazione.

Soffro di endometriosi: è una patologia che comporta diversi problemi tra cui l’infertilità.

Quando ho scoperto di essere ammalata, non mi sono posta il problema di non poter avere dei figli: ero giovane, single e con un senso materno praticamente assente.

A 30 anni mi sono sposata con un uomo meravigliose e dopo circa un anno abbiamo deciso che era arrivato il momento di accogliere un bimbo nella nostra vita, ma in due anni non sono mai rimasta incinta.

Dopo varie indagini ci confermano che il problema è sempre l’endometriosi e tutti i medici ripetono la stessa sentenza: non è impossibile avere una gravidanza, ma praticamente è molto improbabibile.

In questi due anni non immagini quanto ho pianto: per i sensi di colpa, perché tutte intorno a me avevano un pancione (sorella, cognata, amiche), perché mi sembrava assurdo che io non fossi capace di fare la cosa più naturale al mondo.

Ho pianto di nascosto per le domande insistenti delle persone  “ e voi quando lo fate un figlio?” oppure “non aspettare troppo che poi diventi vecchia”: delle vere  proprie coltellate al cuore.

L’unica cosa che mi ha salvato dal baratro è stato mio marito: senza di lui non credo che ce l’avrei mai fatta.

Ha sopportato i lunghi mesi della mia assenza mentale dalla famiglia: ero in casa, ma tutte le mie energie e tutti i miei pensieri erano focalizzati su una gravidanza che non arrivava mai.

Mi ha sostenuto in ogni momento, ha pianto con me, mi ha raccolto con il cucchiaino quando l’unica cosa che avrei voltuto fare nella mia vita sarebbe stato piangere.

Ad oggi piango ancora, perchè è un desiderio forte che non sappiamo se si avvererà mai, ma ho imparato ad apprezzare quello che ho: la mia meravigliosa famiglia.

E non fa niente se siamo solo in due, ci amiamo tantissimo e questo basta. Ho imparato ad apprezzare la salute che ho (di endometriosi si può stare malissimo fisicamente, ma per fortuna non si muore) e le cose belle di tutti i giorni. Mi sono data degli obiettivi sportivi e a ringrazio Dio per ogni cosa che ho.

Spero un giorno di realizzare il sogno di diventare mamma, ma nel frattempo mi godo l’essere moglie di un marito fantastico, mi godo l’essere figlia e sorella di una famiglia di origine sempre presente e mi godo l’essere amica di persone che mi fanno sorridere ed essere felice tutti i giorni.

Etty