Pensieri sparsi per la Festa del papà

festa del papà 2018Un post sulla Festa del Papà ci sta sempre.

Nel blog di un papà scrivere un post sulla Festa del Papà è un must.

Un papà blogger non può non scrivere della Festa del Papà, senno che papà blogger sarebbe?

Ecco, ci siamo capiti…

Oggi pensavo non tanto alla Festa del Papà (a proposito, buon onomastico a tutti i Giuseppe) quanto alla velocità con cui i gnappi sono cresciuti.

Ieri guardavo il gnappo in mezzo ai suoi amici per la festa di un compagno d’asilo.

Ormai è grande.

Io dovrei sempre di più farmi da parte perché mica gli si può sempre stare attaccati al patello…

Che poi, anch’io ci metto del mio eh.

Da un lato vorrei che fossero autonomi (“lavati i denti”, “vestiti da solo”, ecc.). Dall’altro vorrei che non crescessero mai.

Perché mi rendo conto che sono fin troppo grandi, anche se vanno ancora all’asilo (che poi è la scuola materna).

Il sonno non è (quasi) più un problema. Non mi ricordo più, se non rileggendo i vecchi post, i continui risvegli notturni, le giornate da zombie, la vita che ti scorreva davanti come in un film dalla stanchezza.

Adesso quel problema non c’è (quasi) più. Come non ci sono più i pannolini da cambiare, i rigurgiti sui maglioni da pulire, la casa che puzza di cacca e di salviettine umidificate.

Ci sono altre cose però.

I gnappi che giocano insieme. Che si menano come dei fabbri. Che ridono come dei matti. Che si cercano e che vogliono sempre stare insieme.

Ci sono le partite con il tablet dopocena (che ormai è già diventato una droga). Gli abbracci quando torno a casa e la favola della buonanotte. Le sclerate per fargli lavare i denti.

La balossaggine di The Second che vuole sempre la mamma e mai il papà. La sensibilità del gnappo che ti verrebbe da stringerlo forte per quanto è buono e ingenuo.

C’è Anna che, dopo un bel po’ di anni in apnea, torna ogni tanto a respirare, nonostante i 3 maschi di casa le diano sempre del bel filo da torcere.

E poi ci sono io, un po’ attore e un po’ spettatore, che trova poco tempo per pensare, ancora meno per scrivere, ma che sa di essere sempre molto fortunato.

Ultimamente abbiamo ripreso la vita sociale. Ogni tanto si va a cena da qualche amico con figli o lo si invita da noi. Non per fare il “club di quelli che tengono famiglia”. Più che altro perché è bello confrontarsi e soprattutto vedere i nani che giocano tutti insieme.

Sì, la mia fase repulsiva è finita. Ormai sono nel tunnel. Non sono più borderline come una volta.

Forse non scrivo più perché quello che vivo mi piace e non è più divertente come quand’ero un elefante in cristalleria e ogni giorno c’era una cosa assurda da raccontare.

Adesso mi ci sono quasi abituato. E va bene e non va bene allo stesso tempo.

Dovrei scrivere di più di The Second. Che a tre anni è ancora un cinema. Oltre che uno stronzaccio fatto e finito. Ma adorabile nella sua totale balossaggine.

Da raccontare ce ne sarebbe tanto in realtà. E non scriverlo è un peccato perché temo che poi non ne rimanga più traccia.

Anche se l’importante sarebbe soprattutto viverlo, con gli occhi e con il cuore presenti e non altrove. Si può sempre migliorare.

Ok diciamo che pure questa Festa del Papà ce la stiamo levando dalle…

E’ che per le feste comandate e le ricorrenze ho sempre un po’ di repulsione.

Preferisco i giorni normali, quelli dove non si festeggia nulla, ma che ti possono comunque regalare delle sorprese.

E come Mattarella nel discorso di Capodanno ci tenevo qui a fare gli auguri a tutti i papà.

A quelli entusiasti e a quelli scoglionati. A quelli nuovi e a quelli vecchi. A quelli che ci han fatto l’abitudine e a quelli che si stupiscono tutti i giorni. A quelli che ci sono e a quelli che non ci sono.

In tutti questi papà, bene o male, ci sono.