L’estate della Maturità

estate maturitàLo so, lo so.

E quindi? Cheddobbiamofa’?

Eh, niente, aspettare che vengano tempi migliori. Tempi in cui riuscire a mettermi lì, raccogliere i pensieri, le emozioni, le cose che stanno succedendo in questi giorni, mesi, anni.

E scrivere come una volta.

  • Per tenere traccia.
  • Per ricordarmi di questi fantastici tempi con i gnappi piccoli.
  • Per ritrovare un po’ me stesso. (Frase del menga da Mulino Bianco/Bacio Perugina che però un suo fondo di verità ce l’ha.

Perché nel fare cose da mane a sera, il rischio è quello di ritrovarsi senza capire bene perché.

Ritrovarsi tra qualche anno senza essersi goduti le cose importanti, quando poi sai che non torneranno più perché ormai il tempo in cui te le potevi godere è andato.

E quindi?

Quindi niente, andiamo avanti così, con le giornate che si allungano di luce e di cose da fare. C

on stanchezza ormai fissa che neanche ci fai più caso. Con pensieri nella testa che non riesci a togliere, neanche quando vorresti concentrarti per cinque minuti su altro.

Ma va bene così. Perché se non andasse bene o avessi raggiunto il limite, in qualche modo un taglio lo si sarebbe dato in tempo (forse). Prima che ci pensi la salute a presentarti il conto.

Quindi.

Ieri il gnappo ha fatto la sua ultima festa alla scuola materna.

E mi sembra “ieri” quando eravamo a festeggiare la fine del suo primo anno.

Intanto di anni ne sono passati già tre.

Il primo anno neanche ci pensi.

Il secondo anno, alla festa, vedendo i bimbi grandi che lasceranno l’asilo, dici: “Pensa che l’anno prossimo ci saremo noi!”. Ma intanto sai che deve passare quell’altro anno e quindi te ne freghi.

Poi quell’altro anno passa. Come non si capisce bene. Ma lui passa.

E tu ti ritrovi il giorno dopo a festeggiare l’ultima festa dell’asilo di tuo figlio, pochi mesi prima del suo inizio alla scuola vera e propria. Quella dell’obbligo.

Vedi il gnappo, con i suoi compagni a cui si abbraccia durante le foto, e capisci che non è (quasi) più un bambino.

Non è un neonato, non è un toddler, non è un bimbo. Lo era fino all’altro giorno, ma adesso è altro.

E’ un ragazzino che fa cose, che sclera quando non dovrebbe, che fa lo scemo, che si diverte, che piange se un suo compagno dice che “non vuole più andare al cinema con lui”.

Vedi un bambino-non-bambino che è sempre più sicuro di sé, pur con tutti i suoi timori e le sue paturnie (che poi, a ben vedere, sono un po’ le tue, che anche senza volere, in qualche modo, gli hai trasmesso).

La festa di fine anno dell’asilo.

Provi a fare qualche foto anche se la luce non è mai quella giusta e loro vengono sempre mossi.

Provi a immortalare lui con qualche suo compagno.

Provi a fare qualche video che magari ritrovi dopo anni in qualche hard disk o chiavetta se non li hai montati e messi al sicuro da qualche parte.

“Figurati se trovo il tempo…”, è la scusa.

E, se ci pensi bene, vorresti che quella festa non finisse mai. E anche che lui se la ricordasse per sempre.

Che quella festa restasse fissa nei suoi ricordi-base, come tutte quelle altre feste di fine anno della sua vita.

Quando suona l’ultima campanella all’asilo che chiude alle 18 in punto vorresti festeggiare ancora. Non te la senti proprio di andare a casa.

Così, le mamme del gruppo Whatsapp di classe si passano la voce perché si va a fare un aperitivo tutti insieme. Chi c’è c’è.

Tu ci vai perché sai che il gnappo potrà giocare ancora con i suoi amici che tra poco non vedrà più come adesso. Le scuole cambiano, le classi si mischiano, gli amici si rinnovano.

E mentre uno di noi resta al tavolo, l’altro cerca di stare dietro all’altro nano di anni ne ha tre, che vorrebbe stare dietro ai grandi e che, come sempre, riesce a farsi male cadendo da un muretto e sbattendoci la testa pesante.

Ma dopo un po’ di ghiaccio tutto passa e la festa al fratellone non è rovinata. Vorrai mettere un po’ di suspense anche all’ultima festa dell’asilo no?! L’ennesimo bergnoccolone, che vuoi che sia?

La sera, una sera d’estate quando le giornate sembrano non finire mai va avanti. E tra corse, giochi, calci al pallone e ancora corse, quei brevi momenti di libertà sembrano eterni.

Vorresti davvero che il sole non tramontasse mai. Che non venisse mai l’ora di tornare a casa.

Vorresti rimanere sempre lì, in quel parco, con i tuoi amici di scuola, con i genitori che ti guardano da lontano, mentre si bevono un aperitivo e fanno due chiacchiere tra di loro.

Non ti devono più guardare a vista perché tanto tu ormai sei grande. Due raccomandazioni ci stanno, ma se ci sono i tuoi amici sei (quasi) al sicuro.

Poi il sole se ne frega e intanto tramonta. Provi ad allungare ancora andando insieme a mangiare la pizza o da McDonald’s, con loro o con chi capita.

E poi non ne hai più. Sei stravolto, ma felice.

E la felicità è talmente tanta che il giorno dopo riesci a dire: “Sai che quella di ieri è stata proprio una bella festa?”. Che per noi vale come se avessi scritto un romanzo di formazione.

E il tuo cuore ti si riempie di gioia, mentre quello del tuo papà ha dentro un mix di gioia e malinconia da Sabato del Villaggio.

Perché tu cresci, mentre a lui vengono i capelli bianchi.

Tu diventi grande e lui divento vecchio.

Tu festeggi il compleanno e io ancora non ho realizzato che Anna non ha più 34 anni. 😉

Insomma, io vorrei che tutti i giorni ci fosse una festa come quella di ieri. E vorrei fartene trovare una tutti i giorni. E godermela con te, con tua mamma e tuo fratello.

E vorrei staccare da tutto e da tutti per passare dei bei momenti con voi. DEi momenti che siano più lunghi di adesso.

Perché hai voglia a dire: “Non è la quantità del tempo che conta, ma la qualità”. Ma-sticazzi.

Senza piantarvi il muso o senza che mi portiate in giro in modalità zombie per la stanchezza accumulata nella settimana.

Che poi, mica faccio tutto io a ‘sto mondo. La mamma sarà anche più stanca di me. Solo che lei non lo dà a vedere. Io tendo a farlo vedere.

Facciamo che, con l’estate, aumentiamo i giorni di festa. Con i vostri compagni, con gli amici, con noi quattro, con chi vorrete.

Facciamo che quest’estate sia come l’estate della Maturità. Senza pensieri.

E se l’ultimo giorno di scuola scatterà qualche lacrima, facciamo che non ci perdiamo d’animo e proviamo a divertirci comunque. Con noi e con chiunque incontreremo.