Post vacanze 2018, le vacanze dello sclero

Marie

Ce l’abbiamo fatta anche quest’anno. Siamo sopravvissuti alle vacanze estive in attesa del countdown per l’Armageddon: l’inizio della scuola elementare del gnappo.

Questo post post-vacanze avrei dovuto scriverlo giorni fa, quando ancora eravamo in vacanza. Probabilmente l’umore sarebbe stato diverso (e non meglio di come è adesso, anzi…).

Poi passano i giorni e il ricordo delle vacanze forse migliora le vacanze stesse, per il solo fatto che le vacanze sono passate e quindi erano meglio a prescindere di quando uno ha ripreso il solito tran tran.

Comunque, al netto che ci siamo sparati 3 settimane di vacanze in giro (il che non è affatto male), che tutto è andato bene, che non ci sono stati dispersi (tranne il gnappo che si è perso almeno un paio di volte in spiaggia) ‘ste vacanze 2018 sono andate più o meno così.

[doverosa premessa]

Come sempre qua metto più che altro la pars destruens, perché se no dire che tutto è stato meraviglioso-fantastico-eccezionale saicheppalle. Cioè alla fine le vacanze sono andate bene, tutto sommato, però i giramenti di coglioni non sono mancati, ed è su questi che mi vorrei soffermare.

[fine doverosa premessa]

Prequel, la vera vacanza

Prima di partire per il mare io e Anna abbiamo fatto le nostre vere ferie. Due settimane a casa da soli, coi gnappi appaltati ai nonni.

Sesso sfrenato?

Macché, abbiamo dovuto riordinare casa che era diventata un bazar.

Praticamente quasi tutte le sere, fino a orari improbabili, ci siamo messi (uso il “ci” cumulativo, ma è lei che si è smazzata in toto il riordino dei vestiti dei gnappi, io ho solo messo mano alla mia di rova) a sistemare cassetti, librerie, scrivanie.

E’ incredibile quante cose inutili uno riesca ad accumulare in casa.

Abbiamo buttato via montagne di carta, dato alla Caritas scarpe e vestiti vecchi, regalato libri e venduto quello che era vendibile (tipo il vecchio passeggino Inglesina, do u remember?).

Lo spirito di Marie Kondo si è impossessato di noi e ci siamo messi a fare un profondo repulisti.

Anche perché adesso The Second non ci sta più nel lettino piccolo e quindi abbiamo dovuto comprare quello “da grandi” con conseguente rivoluzione dei mobili della loro cameretta.

Tra buttare via roba ocambiare casa. Abbiamo scelto la prima opzione, evidentemente.

La prima settimana al mare

Uscito lo spirito di Marie Kondo dal nostro corpo, abbiamo recuperato i gnappi e siamo partiti per il mare.

Stessa spiaggia, stesso mare, anche per quest’anno non cambiare (e cinque).

The Second in contemplazione

Ed è stato vero relax perché veramente non abbiamo fatto una cippa, tranne magiare e fare bagni.

Peccato che il gnappo adesso scleri un giorno sì e l’altro pure, con conseguenti incazzature, sgridate, musi lunghi, punizioni & co.

A sei anni vuole la sua giusta indipendenza. Chiaro.

Però mica lo possiamo perdere d’occhio troppo anche perché essendo abbastanza disconnesso non ci fidiamo a lasciarlo troppo allo stato brado. E trovare il giusto equilibrio non è facile.

Gnappo in contemplazione

Poi lui dice “no” a tutto quello che gli proponi di diverso dal solito.

“Andiamo a fare una passeggiata sulla spiaggia stamattina?”

“NO!”.

Parte con i suoi “NO!” a raffica, disconnette il cervello ad ogni ragionevole discorso e finisce sempre in tragedia. Una, due, tre, n-volte. Alla lunga è pesante.

Proviamo a giocare tutti e 4 a minigolf una sera. Esperimento non riuscito. Anche lì grandi sclerate.

Insomma, il preludio di una vacanza all’insegna dell’incazzatura quasi costante. Mannaggialamiseria.

Seconda settimana, Venezia

Bello eh, città meravigliosa. Ci siamo divisi tra una visita della città, musei e un bagno al Lido. Tutto perfetto per la settimana di Ferragosto.

Tranne le solite sclerate del gnappo per un nonnulla.

Gita a Burano? E lui deve rompere i coglioni. Per cosa? Non lo sa neanche lui. Appena arrivati vuole tornare indietro.

Gita a Burano

Gita a Burano

Ma quando poi sclera davvero dice anche, tra le lacrime, che vuole cambiare famiglia, che non ci vuole più bene, “io faccio quello che voglio” ecc. ecc. ecc. Eccheduemaroni…

Aggiungici che a me e ad Anna è venuto un mega mal di gola e poi super raffreddore i cui postumi durano tutt’ora e abbiamo chiuso il cerchio.

Oh, sia chiaro che tra uno sclero e l’altro ci siamo anche divertiti.

Tranne quel brutto quarto d’ora in cui il gnappo (che avevamo lasciato a giocare a calcio sulla sabbia in un campetto dietro alla spiaggia) si è perso ed è stato portato al bagnino. Anna ha perso 10 anni di vita.

Gnappi ai Magazzini del Sale (mostra su Renzo Piano)

Terza settimana, Austria

Dal caldo al freddo in mezzo alle montagne, mucche e natura incontaminata.

L'ovovia (che fa molto anni '80)

L’ovovia (che fa molto anni ’80)

Bello il paesaggio. Peccato che in hotel gli “italiani sempre rumore” (cioè noi) si facciano sempre riconoscere.

A cena si sentiva solo la voce dei gnappi. Gli austriaci (bimbi compresi) a cena non parlano. Mangiano e basta. Anche i monaci fanno più casino a tavola.

Lassù sulle montagne

Noi che cercavamo inutilmente di fargli abbassare il tono (ma ai gnappi la “modalità sottovoce” si vede non è stata caricata).

E, ogni minuti era un loro continuo chiamare la mamma. Un jingle a ripetizione. Per ogni minkiata. “Mamma…”. “Mamma!”. “Mamma”. Ebbasta co’ ‘sta mamma!

E poi dicono che gli italiani sono mammoni. Ma questi due dipendenti proprio! Chiamavano la mamma anche non si sa bene perché. No comment.

Le caprette ci fanno ciao

Abbiamo fatto passeggiate (con annesse sclerate) e ci siamo comunque divertiti, anche se portare in giro quei due, h24, 7/7, è pesante e non sono abituato.

Che fa brutto dirlo eh…

“Oh, Fede, ma che papà sei, non riesci neanche a passare un po’ di tempo in vacanza con i tuoi figli?! Vergognati!”.

Sì, un po’ mi vergogno, ma io benedico gli asili e la scuola (oltre che i nonni).

Stare tutto il giorno coi gnappi in vacanza è stato pesante, lo ammetto.

Anche se i miei buoni propositi erano di organizzare cose, evitare l’ozio, essere costruttivo, neanche quest’anno ce l’ho fatta.

Il fattore devastante è che quei due lì, insieme, sclerano dopo due minuti.

Uno tormenta l’altro. Quando è buono uno l’altro sclera e viceversa.

Trovarli “in buona” contemporaneamente per un giorno intero (e possibilmente lo stesso giorno) è quasi impossibile.

Quasi tutti i giorni è un continuo di:

  • “Non tormentare tuo fratello”
  • “Smettila”
  • “Perché non vuoi venire?!”
  • “Non picchiare tuo fratello”
  • “Lascia in pace tuo fratello”
  • “Guarda che stasera niente macchinine per punizione”
  • “La vuoi smettere di rompere le scatole a tuo fratello?”

E queste frasi dette in maniera abbastanza random all’uno o all’altro (anche se in prevalenza al gnappo).

Considerando che le vacanze estive vengono una volta all’anno direi che può bastare.

Il bello sarà pianificare le vacanze future. Perché mi rendo conto che, più passa il tempo, e più i bambini stanno bene coi bambini e i grandi coi grandi. Anche rinunciando magari a un po’ di libertà.

Sembra una frase fatta, ma non ci sono santi. Anche perché stare tutti e 4 a così stretto contatto tutti i giorni si sclera.

Non sono uno da “vacanza collettiva”, ma prima o poi so che mi toccherà.

Ma ogni giorno basta la sua pena. E il countdown per l’armageddon è ormai agli sgoccioli.