Convivere con l’endometriosi, l’albero di Etty

Se siete qui da un po’ di tempo sapete già cos’è il Bosco di Fede. E sapete anche quanto sia per me importante sapere che c’è e che tutti gli alberi che ognuno di voi ha piantato hanno poco alla volta messo radici e stanno crescendo.

Io da queste parte ci sono sempre poco. Ma per fortuna ci siete voi.

Dico davvero. Perché questo spazio non è solo mio. E’ anche vostro. E anche il Bosco di Fede, a maggior ragione, ovviamente lo è.

Sinceramente, da maschio, non conoscevo l’endometriosi. Avrei potuto metterla insieme a quelle parole che prima di diventare papà non avevo mai sentito.

Poi, dopo la mail di Etty ho fatto un giro su Google e ho capito. O meglio, ho intuito, perché capire mi sembra troppo ambizioso come verbo.

Io a Etty devo dire due cose: grazie e scusa. Grazie per il suo albero che piantiamo oggi nel Bosco di Fede insieme agli altri. E scusa… lei sa perché.

***

Caro Federico,

è quasi un anno che ti seguo e voglio ringraziarti per le risate e le riflessioni che mi hai regalato leggendo il tuo blog.

E’ tanto tempo che vorrei piantare il mio alberello nel tuo bosco, forse è solo per poter mettere nero su bianco quello che sento dentro da tanto e se possibile poter essere di aiuto per chi si trova nella mia situazione.

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San Valentino è ancora la nostra festa?

Ciclo dell'Hype amore a san valentino

Ciclo dell’Hype amore, by VdP

Ieri era San Valentino. Che, per la cronaca, sarebbe la festa degli innamorati, e non solo la festa dei fidanzati.

La domanda sorge spontanea (e me la sono fatta ieri sera, in scooter, mentre andavo di corsa a un aperitivo per festeggiare il compleanno di una cara amica).

San Valentino è ancora la nostra festa?

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Vari-cella (ed eventuali)

Ehilà. Come va? Tutto bene?

Ehm.

A momenti mi dimentico la password del blog tanto è il tempo che non scrivo… Vabé.

Dopo le vacanze abbiamo dato con la varicella dei gnappi. Prima The Second che si è ammalato in montagna e poi il gnappo che sta smaltendo in questi giorni le ultime croste.

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Sei anni

Stamattina sono venuto a svegliarti nel tuo letto. Ma il mio tono di voce è stato più delicato. Non ti ho urlato dietro come gli altri giorni e non ti ho messo (troppa) fretta come faccio sempre, visto che siamo sono sempre in ritardo.

Oggi è un giorno diverso, anche se hai fatto colazione come sempre e siamo andati all’asilo come sempre. Ma il papà oggi è stato più calmo del solito. Te ne sei accorto? Io invece stamattina ho visto nei tuoi occhi una luce diversa. Oggi è il tuo compleanno.

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E anche questo Natale… (7)

E anche questo Natale… Il post post-Natale è qualcosa che devo assolutamente scrivere. Quegli appuntamenti fissi che rassicurano la mia esistenza incasinata. Sapere che ogni vigilia di Natale c’è “Una poltrona per due” e poi il post riepilogativo su come, anche quest’anno, siamo riusciti a sfangare il 25 dicembre.

E in effetti l’abbiamo sfangata. Quest’anno dai suoceri.

[prequel, few days ago]

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Tre anni di The Second

Caro il mio balosso,

oggi tu compi tre anni. Mi ricordo molto bene quella notte in ospedale. Tu che non ne volevi sapere di uscire. Il parto indotto. Tutto il travaglio dall’inizio alla fine. E poi il cesareo, giusto per non farsi mancare nulla.

Io già da lì ti ho inquadrato sai? Già ho capito di che pasta eri fatto. Una bella pasta, non c’è che dire.

Sai che sono stato io (dopo le ostetriche) il primo a prenderti in braccio? Ti ho fatto subito un bel discorsetto che, mi sembra, non sia servito a molto.

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Andar per mobili

Quando faccio cose coi gnappi, mi ricordo di quando, da piccolo, anch’io “facevo cose” con i miei genitori.

Una di queste era andare il sabato pomeriggio per mobili. Quando c’era da cambiare il divano o il letto mi toccava andare con loro in quei grandi mobilifici lungo le statali (l’Ikea non c’era ancora) e girare tra camerette, soggiorni, cucine ecc. Due palle infinite.

Me li ricordo ancora quei pomeriggi perché avrei preferito andare a scuola anche di sabato pomeriggio piuttosto che girare con loro per mobili. Ognuno ha i suoi shock infantili. Tra i miei c’era questo.

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