Bosco di Fede, l’albero di Massimo sta crescendo

L’albero di MassimoBosco di Fede sta crescendo. Da quando ha messo le radici nel Bosco di Fede è passato più di un mese e da allora ci siamo scritti un po’ di volte.

Tra papà ci si capisce. Così gli ho chiesto di raccontarci un aggiornamento sulla lotta che il loro piccolo sta portando avanti.

Questa Pasqua credo sarà per loro ancora più speciale.

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Ciao Fede,

 stiamo abbastanza bene, grazie!

Siamo nella fase 1B della cura per il nostro “eroe”.

E’ ancora una fase iniziale del trattamento (è un po’ come essere al secondo quadrimestre della prima… insomma per la maturità ce ne vuole ancora…).

La leucemia è una malattia subdola, ti attacca e non ti molla di un centimetro anche se la “bastoni”, ti abbassa le piastrine e l’emoglobina nel sangue quasi senza che tu te ne accorga… e nel frattempo “fai fuori” anche le cellule buone con la chemioterapia.

Nei bambini credo sia ancora più subdola… loro sono sempre felici, solari, nonostante la malattia che, incurante di tanta spensieratezza e innocenza, ti attacca e non ti vuole mollare.

E’ così per noi ogni giorno è un nuovo inizio, l’inizio di una sempre nuova battaglia contro il “mostro” che si è insinuato e vuole impadronirsi di un bambino inerme… ma il nostro bambino non è inerme!

Tutt’altro… vedessi la forza che ha nell’affrontare le sedute di chemioterapia.

Quando le gentilissime infermiere gli tolgono il tubicino dal catetere in cui gli immettono il farmaco lui saluta dicendo “Ciao, grazie, io vado a fare un giretto con la macchina del papà…”.

Il nostro cucciolo è un “campione”, a casa è sempre spensierato… talvolta ha qualche conato di vomito, ma lui ci tranquillizza sempre… “Ti viene su…”, gli chiedo, “Non ancora papà…”, mi risponde.

Oppure ancora ogni qualvolta dobbiamo somministrargli a casa uno dei tanti medicinali. “Medicinaaaaa” urla alzando le mani come se avesse fatto un gol!

Noi ci siamo adattati a questa nuova realtà di vita. All’inizio quasi volevo sfuggire a questa situazione… la trovavo insopportabile, irrisolvibile… poi piano piano ci siamo fatti forza ed ora mi viene quasi naturale entrare in ospedale e infilarmi camice, calzari e mascherina.

No, non ci siamo abituati, ci siamo solo adattati perché non è normale portare quasi ogni giorno un bimbo di due anni e quattro mesi a sopportare dei trattamenti troppo più grandi di lui, in un’età in cui dovresti cominciare a schiuderti al mondo… però lo stiamo facendo per il suo bene e lui sta sopportando tutto con straordinaria serenità!

Sì è contagiosa… la serenità è contagiosa ed in famiglia siamo sereni grazie a lui!

Stiamo affrontando un lungo percorso, ma l’inizio è molto promettente perciò forza e coraggio, sempre!

Ti devo dire la verità… questa esperienza porta in sè anche lati positivi.

Sicuramente ti dona la forza di sopportare un peso che non avresti potuto neanche immaginare di poter portare nemmeno per un minuto…

Poi “cementa” il rapporto di coppia e familiare. Lo rende “duro come il cemento”, se ci sbatti contro fa molto male perché è duro e perché abbiamo avuto momenti di smarrimento come coppia.

Poi abbiamo capito che è proprio adesso, nell’enorme difficoltà, che si manifesta il nostro vero “vincolo matrimoniale”, il donarsi tutto se stessi per l’altro e far sì che questo possa aiutare tutta la famiglia, il “responsabilizzarsi” in maniera totale, per me, come marito e come padre. Mi sembrava di farlo anche prima… beh non era assolutamente vero!

Resta il fatto che le possibilità di inciampare e cadere con la situazione che si è piovuta addosso sono sempre dietro l’angolo… credimi non è facile… almeno per me non lo è… ma quella che abbiamo imboccato è la strada giusta, l’unica percorribile in costante e durissima salita… ma non esistono scorciatoie!

Un grandissimo abbraccio a te e a tutti gli amici del tuo blog che insieme a molti altri, più o meno conosciuti, ci stanno aiutando a “sopportare” meglio e ci danno sempre una “spinta”…

Massimo