Castità dopo il parto, 40 giorni e 40 notti

castità 40 giorni e 40 nottiNon so perché li chiamino i “40 giorni”. Come se fossero quelli di Gesù nel deserto. Una quaresima: 40 giorni e 40 notti, come il titolo del film che adesso dovrò vedere, almeno per farmi due risate.

Non so se sono passati 40 giorni. Chisseloricordapiù. Sicuramente la partenza è stata prima della nascita di The Second, quindi, a occhio e croce, sono più di 40. E non è facile. Non è stato facile. Non sarà ancora facile. Ma per adesso, giusto per utilizzare nel modo giusto questo gruppo di autoaiuto che è per me questo blog, lo posso dire: si può fare.

Non so come ma si può fare. Per ora ce l’ho fatta. Ed è una sensazione strana. Nuova. Né bella né brutta. C’è. E’ lì. E mi piacerebbe tenerla fino a quando non scatterà il “rompete le righe” da parte di Anna. E sinceramente non so quando arriverà. Spero presto comunque. Ma bisognerà ancora aspettare. Sarà lei a deciderlo. Fifty-fifty.

Sembra che il post partum dopo un cesareo, per fare quell’attività, non sia molto diverso rispetto a un parto naturale. Almeno in termini di giorni per tornare alle buone vecchie abitudini. Che poi, purtroppo, abitudini non sono più, da non so quanto tempo.

Sono perlopiù “eventi eccezionali”, imprevedibili, scommesse, caso, dea bendata, congiunture astrali, vincite al Superenalotto, uno tsunami che si abbatta su Venezia. Roba così insomma. Non per farla tragica, ma è giusto per fare un paragone con quello che è stato per me il periodo d’oro dell’arte amatoria, quella di quando ci siamo conosciuti. Quella è stata una fase che abbiamo vissuto, ce la siamo goduta, ed entrambi sappiamo che non tornerà più. Amen.

Adesso c’è una nuova fase. Fatta di due gnappi che ti stroncano il sonno nel cuore della notte. Che ti fanno toccare il letto stravolto, senza avere quasi neanche la forza di dare un bacino alla persona che da anni condivide il letto con te. Figuriamoci il resto.

Una fase di tette al vento in casa che sono appaltate in toto al nuovo arrivato. Se una volta il legittimo usufruttuario di cotanto ben di Dio (per la verità il ben di Dio è molto di più adesso, dopo la montata lattea, ma vabé…), ora il proprietario è lui. Un nano affamato di latte che cresce a vista d’occhio.

Così guardo quel seno materno che esce dal reggiseno per la poppata come un gatto castrato guarda una femmina in calore. Vagamente mi ricordo che quelle due cose un tempo mi davano una qualche emozione. Ma è un ricordo lontano. Quasi sbiadito. Adesso non saprei più da dove cominciare.

Io non so cosa succeda alle donne. Probabilmente gli ormoni tengono a bada dopo la gravidanza i loro istinti copulativi. Saranno retaggi animali che abbiamo inscritti ancora nel nostro dna si vede. La femmina, dopo il parto, deve pensare alla prole. E’ quello che le dà piacere. L’organismo probabilmente non emette segnali che la portino a desiderare altro (un po’ di sonno al massimo…).

Ma l’uomo no. Io non ho il ciclo. Non ho gli ormoni che vanno e che vengono. Io sono sempre pronto per fare quello per cui la natura mi ha progettato: riprodurmi. Ogni giorno, a qualsiasi ora, possibilmente con il maggior numero di donne possibili, giusto per garantire la varietà della specie.

Per fortuna ci sono altre soddisfazioni. Altre fonti di felicità. I due gnappi per esempio. Che se da una parte ti stroncano di fatica, dall’altra ti ricaricano con la loro energia positiva. Danno un senso alla tua giornata, anche quando fanno i capricci. Basta un loro bacino sulla guancia o un abbraccio per sentirti già meglio.

Forse è questo il segreto: non pensarci. Perché dopo un po’ anche il corpo smette di parlarti. Ti parla con il suo silenzio. Capisce che deve farsi un po’ da parte per darti la possibilità di impegnarti in altre cose. La loro cura ad esempio. Curati più di loro che di te stesso. Far tacere le tue esigenze, rimanere in stand by, guardare il mondo e le donne anche con occhi nuovi.

E questo si può fare. Lo sto provando. Non è detto che ci stia riuscendo o che durerà ancora a lungo. Ma per 40 giorni, forse 80 o anche di più, non è poi la fine del mondo. Dietro non c’è nessuna scommessa, forse un pizzico di sfida con se stessi. Ma forse neanche. Credo sia la cosa giusta. Difficilissima, al limite dell’impossibile a volte, ma giusta.