Il trasloco dei giocattoli

trasloco giocattoli sparsi per casaOggi abbiamo fatto un mini trasloco. Abbiamo portato tutti i giochi del gnappo che erano in sala in camera sua, al posto dei libri e dei faldoni vari. Da quando abbiamo cambiato casa infatti, quasi tutti i giocattoli li abbiamo messi sul Billy che abbiamo in sala, alcuni nelle scatole, altri sugli scaffali. Altri nella cameretta, ma pochi. E’ in sala che il gnappo gioca di più. Alla mattina e alla sera. Prima, dopo e durante i pasti. L’idea di spostarli è venuta alla mia dolce metà: “Che ne dici se portiamo tutti i suoi giochi in camera sua? Così almeno si distrae meno quando mangia…”. “Ok, vedi tu”, le ho risposto. Mi sembrava una buona idea.

Sì perché il nano, mentre mangia fa finta di mangiare, indica sempre i suoi giochi. E finché non gli dai quello che vuole rompe le scatole e non apre la bocca. E noi, visto che ancora non parla, dobbiamo indovinare che giocattolo vuole. E non è facile. Di solito vuole le macchinine. Poi gliele diamo, lui ci illude buttando giù qualche cucchiaio e poi ricomincia a indicare i giochi. A caso. E via così. Non è contento finché non ha quello che vuole lui.

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Infiltrazioni

infiltrazioneAbbiamo di nuovo i muratori in casa. Perché è arrivata l’infiltrazione. La classica infiltrazione. Quella che arriva dall’alto e va a rompere le scatole anche ai vicini del piano di sotto. E, tra l’altro, più o meno nello stesso posto deve c’era stata un’altra infiltrazione, l’anno scorso. Quella volta perché gli sveglioni dei muratori, che avevano sistemato il tetto, lasciarono aperto un buco all’altezza della canna fumaria nel week end. Caso ha voluto che quella domenica arrivasse l’uragano e l’acqua riuscì ad arrivare attraverso i muri in ben sei appartamenti, compreso il nostro. Che culo.

Allora era bastato chiudere il buco sul tetto e far asciugare il muro. Era venuto il perito dell’assicurazione del condominio, aveva quantificati i danni, il bonifico arrivò con tempi biblici, ma tutto andò a posto. E il nostro muro fu ritinteggiato da mio suocero. Ma quello stesso muro, dopo alcuni mesi, era sempre bagnato. “Mah, non si sarà asciugato”, pensavamo noi. Allora abbiamo aspettato un po’. Ma quella parete non ne voleva proprio sapere. Anzi, iniziò a fare un muschietto bianco. Artistico quasi. Poi siamo andati in vacanza, senza preoccuparci troppo. Al nostro ritorno (mio a dir la verità, Anna era ancora dai suoi col gnappo), una sera mi suona alla porta la vicina del piano di sotto, davanti alla quale io abbasso sempre lo sguardo per la vergogna di tutto il casino che fa il nano, buttando per terra la roba.

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Graffiti nella cameretta

graffito cameretta muroIn casa abbiamo un nuovo graffito rupestre. Lo ha fatto il gnappo per personalizzare un po’ la sua camera. A dir la verità non era voluto. Anna era sulla scrivania a lavorare con una sua collega. Nel mentre il nanetto gironzolava intorno. Io non ero a casa. A un certo punto lui si mette sotto la scrivania. E, chissà dove, trova una matita. Nel mentre, le due donne, a capofitto con la testa nel computer, non si accorgono di nulla. E lui, il graffitaro, se ne sta zitto zitto sotto le loro gambe a completare la sua opera.

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Come (non) arredare la cameretta del bambino

sticker cameretta bambiniOgni tanto, casualmente, mi capita di imbattermi nelle foto su Facebook di amici, parenti e conoscenti con figli. Le classiche foto che si fanno quando si hanno figli, tipo: le manine, i piedini, le scarpine, le faccette buffe… E fin qui nessun problema. Le guardo, magari metto un “mi piace”, e passo oltre. Poi ci sono le foto delle camerette, magari appena sistemate e dipinte di fresco, per accogliere i nanetti poco prima che nascano. Camerette da sogno, con già i pupazzi, gli adesivi di orsetti, pinguinetti, fiorellini sulle pareti, lettini sistemati alla perfezione. E qui vado in paranoia. Perché se penso a come abbiamo allestito noi la camera del gnappo mi sento un papà degenere.

Prima che il nostro pupo arrivasse ci siamo fatti i vari giri per il corredo. Siamo andati a prendere il tris (culla, ovetto, passeggino) e il lettino con materasso e cuscino antisoffoco. A dire il vero al lettino ci hanno pensato Anna con i miei suoceri, andandolo a comprare un sabato pomeriggio. Io probabilmente mi ero dato latitante. Strano! E tutto è rimasto nella scatola poco prima che il gnappo nascesse. Mia suocera, inorridita e in ansia, fece giuste pressioni su sua figlia perché dicesse a me di montare al più presto la culla. Rischiavamo di tornare a casa in tre con tutto ancora negli scatoloni. Al lettino invece ha pensato il mitico Geppetto (aka mio suocero). Quando Anna era ancora in ospedale l’unica cosa che sono andato a comprare io erano le “alzatine” del suo materasso per non doverci chinare troppo.

All’epoca eravamo ancora nella casa vecchia. Quindi la cameretta per lui non c’era. Avrebbe dormito in camera nostra, che sarebbe stata la sua per almeno sei mesi, fino al trasloco nella nuova casa. Tra l’altro, nei primi mesi, il lettino non l’abbiamo usato tanto. Trovavamo più comodo farlo dormire nella culla anche di notte, così Anna non doveva mettere piede giù dal letto (allora aveva anche la sciatica che la tormentava) e così siamo andati avanti per un po’.

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Post trasloco 2, lo scambio di identità

I postumi del trasloco dureranno ancora per qualche tempo. Anche se devo dire che ormai siamo a buon punto. Fondamentale è stato l’aiuto dei suoceri, l’ho già detto. E di mio padre che ha dato una mano a rimbiancare la casa vecchia oltre a portarci gli scatoloni vuoti da riempire.

Certo, è stata una settimana intensa, ma alla fine, posso dire che ce l’abbiamo fatta. Ma non lo dico troppo forte, non si sa mai. Anna aveva abbastanza i nervi a fior di pelle e sono stato cazziato diverse volte. Ogni tanto anche davanti ai suoi e la cosa un po’ mi ha dato fastidio. Poi, passata la fase acuta del trasloco, è tornato il sereno. Ma la cosa che mi fa più incazzare di tutte e quando mi chiama per nome.

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Post trasloco 1: sensazioni varie

Credo ci siano poche cose paragonabili a un trasloco. Un mix di nervi tesi, stress, fatica, sbattimenti, pulizie, pratiche, che non auguro al mio peggior nemico. Per carità, tutto si fa, alla fine non ci siamo trasferiti a Capo Nord e nella casa dove eravamo in affitto ci siamo stati solo due anni e mezzo e non una vita. Ma la quantità di cose che siamo riusciti a mettere in circa 100 scatole, più mobilio vario, è abbastanza impressionante.

Non ti accorgi veramente di quanta roba c’è in casa tua finché non la vedi tutta nelle scatole. E’ un mistero. Detto questo, nel periodo pre e durante il trasloco, per non farmi mancare nulla, mi sono uscite prima le afte in bocca e poi le emorroidi (o le morroidi come direbbe qualcuno). No comment. Sono soddisfazioni.

Comunque, alla fine io ho fatto il mio, ma Anna ha sicuramente fatto di più. Io mi sono messo via la mia roba, mentre lei oltre a quella del gnappo anche quella comune (piatti, bicchieri, lenzuola & co.). Anche per questo sono stato accusato di essere un po’ uno scansafatiche.

E’ vero. Un trasloco può mettere seriamente in crisi una coppia. Per fortuna i suoi sono venuti a stare una settimana in un residence vicino alla nostra nuova casa e ci hanno dato una enorme mano. Sia a sistemare e pulire casa, che a disinscatolare, oltre che a tenere buono il gnappo che nel delirio tendeva ad essere un po’ più irrequieto del solito. Ma tutto sommato ha retto bene il cambiamento (almeno per ora).

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Quasi fatta

Ancora con gli scatoloni che girano per casa (chissà per quanto ancora) posso dire che il peggio (forse) è passato. Ora manca quell’inevitabile giro all’Ikea con Anna, che io fuggo come la peste, per comprare cose che ancora mancano all’appello oltre allo svuotamento degli ultimi scatoloni (una marea). Le mie scatole hanno già girato abbastanza in questi giorni. Farò presto un resoconto dettagliato. Oggi ultimo giorno di ferie finalizzate al trasloco. Non vedo l’ora di tornare al lavoro per riposarmi un po’.