Chiedimi se sono felice

chiedimi se sono feliceCome va? Come stai? Cosa hai fatto? A che ora torni? Cosa hai mangiato?

Tante domande facciamo ogni giorno. Spesso senza ascoltare le risposte. Le domande sono il nostro modo di comunicare. Ma ci interessano più le nostre domande di quello che l’altro ha da dire. Quel “bene”, in risposta al “come stai” diventa un cliché, una frase fatta.

Tra tutte le domande ce n’è una che mi piace più di tutte. Non è facile esprimerla. Non è facile rispondere. Servono i momenti e le persone giuste. Ma è una domanda rivelatrice. Che si può fare più spesso di quanto non facciamo…

Sei felice?

L’ho chiesto al gnappo l’altra sera, per la prima volta. Eravamo io e lui, stesi sul suo letto, a leggere la favola prima di dormire. Uno dei momenti più belli della giornata che cerco di godermi prima che sfugga via.

“Sei felice?”

Lo guardo

Non mi guarda negli occhi, ma risponde: “Sì”.

Un sì che vale oro. Potrebbe bastarmi. Ma non mi accontento. Insisto. Voglio sapere. Mi interessa sapere.

“E perché sei felice?”

Silenzio

Non è facile per un adulto rispondere a questa domanda. Figuriamoci per un bambino di tre anni e mezzo.

Riformulo, cercando di fargliela più semplice.

“E quando sei felice?”

“Papà”

Sgrano gli occhi. Sorrido. Non me l’aspettavo. Un po’ non capisco. O faccio finta di non capire.

“Papà? Come papà?”

Silenzio

Riprovo, sempre con la mia solita troppa insistenza.

“Vuoi dire quando entra in casa il papà? Quando c’è il papà?”

“Sì”

Basta una domanda. Una domanda vera. Una domanda strana, ma chiesta con il cuore, per aprire mondi. Una domanda da fare più spesso. E che tutti vorremmo sentirci chiedere più spesso.

Sei felice?