Come formiche

formiche

Non è che abbia molta voglia di scrivere. Però mi devo anche sforzare un po’, perché a volte basta poco per recuperare. Bisogna farsi un po’ di forza ogni tanto. Riprendere e riprendersi. Da cosa poi non si sa. Perché se si sapesse sarebbe già un passo avanti e tante seghe mentali non ci sarebbero. Almeno credo.

A volte è come se non avessi più lo stomaco o l’intestino. Come se ci fosse un buco. Che non riesci a riempire. E’ quel senso di insoddisfazione che ti fa ancora di più incazzare perché di ragioni per essere soddisfatto ne avresti mille. E questo ti rende ancora più apatico.

Quando poi questa strana sensazione l’hai già provata due, tre, forse quattro o cinque volte nel giro di pochi mesi o anni, quasi ci fai l’abitudine. E diventa un modo di vivere, di affrontare la giornata.

Chiaro, quando esci di casa cerchi di non darlo a vedere. Perché tanto ti infili la maschera del buongiorno di Truman. Sorridi, forse più con la bocca che con gli occhi, ma tanto in pochi se ne accorgeranno.

Fai come se niente fosse. Fai le cose che devi. Dalla mattina fino alla sera. Poi ti butti a letto, ti giri su un fianco e spegni la luce. Quel vuoto c’è ancora, ma tanto sei talmente stanco che non lui riesce per fortuna a tenerti sveglio. E non sai se è un bene o un male. Ma tant’è.

Davanti ai bambini non puoi essere triste. Ci mancherebbe. Anche perché comunque loro sono sempre fonte di gioia. Basta guardarli e stare un po’ insieme. Child therapy potrebbe chiamarsi, anche se un gatto magari è un po’ meno impegnativo. Ma non sono loro il problema. Anzi. Il problema sei tu. Il vero problema è che non capisci quale sia il problema.

A volte ci si prova gusto a macerarsi nello spleen. Si fa fatica a uscirne. Ma lo spleen è bastardo, perché ti si appiccica addosso e non riesci a liberartene.

Intanto tiri a campare, chiudi gli occhi la sera e li riapri al mattino. E nel mentre fai cose. Anche belle, ma che non riesci ad apprezzare.

Ne vorresti parlare alla persona che più ti è vicina. Ma non ce la fai. Perché forse è proprio lì la radice del problema. Il vostro rapporto, quasi platonico. Per colpa tua, probabilmente, o per una serie di coincidenze astrali che fai fatica a focalizzare.

Ma non ti va di parlarne. Perché non hai voglia di fare fatica. Di discutere fino a tarda notte, quando sai che tanto ti dovrai svegliare dalle tre alle sei volte per notte. Meglio addormentarsi il prima possibile.

Tanto la vita va avanti lo stesso. Il formicaio non può fermarsi. Se ti fermi sei perduto, dicono. Anche se il rischio di perderti ce l’hai comunque. Anche se non ti fermi. Quindi tanto vale.