Coprocoltura, questa mi mancava!

C’è una nuova parola che ho aggiunto al mio vocabolario da puerpero: coprocoltura. Che non è la coltivazione di una strana specie di soia geneticamente modificata, né una nuova misura del governo sui co.co.pro (sarebbe infatti cocoprocoltura). E’ semplicemente un esame della cacca.

Ce lo hanno chiesto al nido come esame obbligatorio per ammettere il gnappo (anche se non è urgente e lui all’asilo ci sta andando già) per scongiurare il rischio salmonella. E vabè, fin qui ci può stare. La salute prima di tutto. Il bello è venuto però nella raccolta e la consegna del prezioso prodotto di quel piccolo ma produttivo intestino.

“Ok, prima ho poi s’ha da fà”, ho detto ad Anna. “Sì però aspettiamo almeno quando fa lo stronzetto, così è più facile da raccogliere”, mi ha suggerito lei. Così l’altra sera, non appena è arrivato quello strano sorriso che neanche la Gioconda riesce a fare e che preannuncia una nuova produzione, eravamo in fibrillazione per sapere di che tipo sarebbe stata.

I tipi infatti sono tanti: c’è la malta spantegata, il sassolino o il menhir in miniatura, quello perfetto da mettere in una scatolina trasparente per analisi.

Quella volta era il mitico stronzetto. Così, con un gesto repentino come quando si prendono gli insetti nel bicchiere per buttarli fuori della finestra senza ucciderli, l’abbiamo catturata. I bordi di plastica trasparente del barattolino sterile si sono subito appannati visto che l’ovetto era appena sfornato.

Chiuso subito il barattolo per evitare che l’odore pestilenziale invadesse il nostro cesso, lo abbiamo messo vicino al water. Il mattino dopo Anna porta la scatolina nell’ospedale vicino. Peccato che la raccolta cacchifera fosse fino alle 10 e lei è andata là per le 11. Ovviamente non ha chiesto nessuna informazione all’impiegata (la cacca va buttata? Dev’essere quella mattina? Da digiuno? Questa la possiamo conservare e la portiamo domani?) e così quando sono tornato a casa mi sono ritrovato uno strano sacchetto chiuso nel frigo. Era lui, lo stronzetto.

Per fortuna il barattolino era chiuso tipo matrioska dentro la scatola che a sua volta era chiusa in un sacchetto di plastica. Quindi niente puzza. Anna non sapeva se buttarla oppure no. Così ha pensato bene di conservarla al fresco.

La merda in frigo ancora mi mancava.