Dal gambero al Moonwalker

moonwalkNCS. Non ci siamo. Il gambero si è trasformato in Moonwalker. Da un paio di giorni, dopo la settimana post febbre in cui l’antibiotico ha funzionato come sonnifero, le nottate sono tornate. Toste, tostissime. Non so perché. Forse perché il gnappo adesso lo lasciamo al nido più ore, dalla mattina fino alle 4. Forse perché l’ho cazziato una sera e l’ho mandato a letto piangendo dopo che mi aveva tirato l’ennesima manata sulla faccia. Forse perché sarà un’altra “fase”.

Se prima si svegliava e si riaddormentava quasi subito, magari perché perdeva il ciuccio o perché non riusciva a girarsi nel letto, adesso piange con il ciuccio in bocca. E non è un buon segno perché per calmarlo ci vuole del bello e del buono. Ieri, presi dalla disperazione, ho fatto scattare la “pratica brandina“. Non che avesse mai funzionato come pensavamo, ma tentar non nuoce e almeno mi sono risparmiato i chilometri a furia di fare avanti e indietro dalla nostra alla sua camera.

Adesso quando piange è sconsolato. Si calma dopo un po’ di carezze e shhh vari. Ma appena smetti, pensando che lui si sia riaddormentato, ricomincia disperato. E alle 4  e mezza di notte, dopo il secondo risveglio, non sei proprio lucidissimo per calmarlo come si deve. Ieri poi ci si è messa pure la tosse, che dalle 4.38 alle 6 non gli ha dato pace. Povero. Era stravolto anche lui. Dormiva e tossiva. Tossiva e dormiva.

Così proviamo a dargli da bere. Ma la tosse non passa. Un cucchiaio di sciroppo di lumaca che abbiamo buttato più sulle nostre lenzuola che in messo nella sua bocca. Perché, nel frattempo, lo avevamo sposato nel lettone. Preparo latte caldo col miele. Ma lui è talmente schizzinoso che anche se è più nel sonno che nella veglia, lui non lo prende. Allora abbiamo provato con il lavaggio nasale (visto che il muco gli ballava tra naso e gola) e poi con l’aspiramuco. Probabilmente a quell’ora era sveglio con noi tutto il condominio. Dalle 6 alle 8 avrà pianto ancora un tre o quattro volte, ma almeno la tosse gli era passata.

Oggi siamo andati da un pediatra privato, a pagamento. Quaranta euro ben spesi, visto che gli ha dato sciroppi e calmanti per la tosse, oltre a un piano Marshall per farlo mangiare visto che siamo sotto anche all’ultimo percentile (ma di questo parlerò un’altra volta).

Ora la cosa più difficile (oltre a farlo dormire) è farlo addormentare. Perché se prima era già difficile adesso è mission impossible. Perché il gnappo deve aver messo un sensore sulla sedia che appena ti alzi, pur con svariate tecniche ninja, lui si sveglia. Forse ha installato una fotocellula sulla porta, che lo sveglia appena varchiamo la soglia della sua camera. Oppure ha un sofisticato sistema di radar a infrarossi tipo i pipistrelli, o che funziona con il calore, tipo Predator, o con le vibrazioni del terreno, tipo Tremors.

Anche dopo 10 minuti di sonno apparente, quando il respiro gli si è fatto più affannoso e tira il ciuccio manco fosse Maggie Simpson, appena esci da quella porta, l’hai chiusa senza il minimo rumore dopo di te, fai per andare a letto a tua volta, contando i minuti che mancano dall’ipotetico suo primo risveglio, tac. Lui si sveglia. Piange. E devi ricominciare tutto da capo.