E anche questo Natale… (6)

e anche questo natale garroneE anche questo Natale… se lo semo levato dalle palle”. In scioltezza direi. Per tre motivi:

  1. io sto invecchiando e quindi le mie crisi tardoadolescenziali del Natale con tutti i parenti, i regali ecc. tendono a svanire con l’età.
  2. ci sono i bambini e quindi il Natale è bello può essere sostenibile solo perché ci sono loro.
  3. i nonni, gli zii e il bisnonno ci stanno dentro. Alla fine anche tutti riuniti sono gestibilissimi, anzi direi piacevoli.

Se poi mettiamo in campo il mio “senso del Natale” che è pari a zero e si traduce in un completo “lassez-faire” (ad Anna ovviamente a cui appalto volentieri la gestione del regali, l’allestimento dell’albero ecc.), direi che potrei sentirmi mediamente anche un po’ in colpa.

Coi regali ci siamo ricascati un’altra volta. Tutti gli anni diciamo che è l’ultimo, che l’anno prossimo faremo i regali solo ai nani e poi magari una donazione per qualche causa giusta, ma tutti gli anni torniamo al solito scambio di regali, più o meno in-utili.

Io anche qui mi tiro fuori. E quando Anna a inizio dicembre mi chiede “come facciamo con i regali quest’anno?”, la mia risposta è: “Per me una polo e un paio di pigiami, grazie”. Mi mettono ansia i regali di Natale.

E anche quest’anno, durante lo scambio, ho cercato di mimetizzarmi mettendomi a montare uno dei giochi dei gnappi. Ricevo, ringrazio, torno a montare. Sperando che lo scambio finisca al più presto. Ah, oltre ai pigiami è arrivata da genitori, nonni e zii la classica “busta”. Che è il regalo più apprezzato ovviamente (cash esentasse, il top), anche se mi fa un po’ strano visto che ho quasi 40 anni e mi arriva ancora la “mancetta”.

(Che poi, il mood sarebbe: “Vi diamo i soldi così poi fate voi i regali ai bambini e vi prendete quello che volete”. In realtà poi va quasi tutto nelle “spese correnti”, ma facciamo pure finta che…).

Comunque è andata bene. Perché il tempo passa e ci siamo ancora tutti. E spero che festeggeremo insieme ancora tanti Natali come questo. Non devo mai darlo per scontato.

Così come la possibilità di essere riuniti, insieme, a casa dei miei. Sì, sto invecchiando (nonostante la busta), e penso anche a chi il Natale non lo può festeggiare. Senza facili buonismi e retorica. Ma il pensiero a chi non ha la mia, la nostra fortuna c’è, e mi porta ad essere più riconoscente per quello che ho.

E poi c’è il gnappo. A cui, geneticamente, ho trasmesso il mio senso del Natale, con un notevole peggioramento da una generazione all’altra.

Il gnappo sclera quando è in mezzo a tanta gente, in particolare nelle ricorrenze tipo Natale e compleanno. Come me è allergico alle feste. Ma all’ennesima potenza. Quindi capricci, pianti, una serie infinita di “non voglio!!”. E’ stata dura. E il compito per calmarlo è stato affidato a me (almeno quello). “E’ uguale a te, pensaci tu”, è il mantra. Ed è vero.

Così, siamo restati un po’ da soli, gli ho detto che lo capisco, che anche a me non piace quando c’è troppa gente, ma che comunque doveva essere contento perché era arrivato Babbo Natale e c’erano tutti i nonni. Non si è mica convinto, ma almeno abbiamo pranzato insieme.

La migliore è stata mia mamma. E non solo perché si è smazzata tutto il pranzo di Natale col parentado (chapeau). Durante lo scartamento dei regali ha chiesto ad alta voce: “Chi l’ha comprato questo gioco?”. Mio suocero lì per lì, senza rendersene conto ha risposto: “I genitori!”. Caro Babbo Natale, per te è sempre più dura r-esistere. Tempi difficili.