E pur si muove… eccome se si muove!

nomi evangelistiThe Second è lì, a nuotare nel suo liquido amniotico, in quella pancia che giorno dopo giorno gli diventa sempre più stretta. Se tutto va bene e non ci saranno sorprese, tra due mesi e mezzo salterà fuori. E io non sono preparato.

A dir la verità non ci sto pensando proprio. Ma lui c’è, è lì che scalcia come un cavallo imbizzarrito. L’ho sentito l’altra sera, mettendo una mano sulla pancia di Anna. Dà dei calcioni tutto il giorno, forse già intuisce che dovrà farsi spazio con la forza, visto che, a differenza di suo fratello, non avrà l’esclusiva su mamma e papà.

Se la prima volta che ho sentito qualcosa muoversi dentro quella pancia, ormai tre anni fa, mi ero quasi commosso, adesso non ci faccio quasi neanche più caso. E mi dispiace. In realtà a sentire i suoi piedini (o erano manine?) un po’ mi sono emozionato ancora. Ma meno di prima. Quasi come se il miracolo della vita fosse diventato routine. “Ah sì, eccone un altro…”. Quello che dovrebbe essere lo stupore e la gioia per sentire un nuovo alieno muoversi e crescere dentro quella pancia sembra quasi affievolito. C’è ancora l’emozione, ovviamente. Ma non essendo più “la novità”, con il gnappo che richiede tutte le nostre energie, le duemila cose quotidiane da fare, ho meno attenzioni per “Il nuovo”, per quella piccola personcina che ancora non ha un nome.

Ah già, e come lo chiamiamo? Come per Momo è uscita una terna. Ma completamente nuova. Adesso ci siamo buttati sugli evangelisti. Giovanni purtroppo mi è stato bocciato in partenza. Resistono invece gli altri tre: Matteo, Marco e Luca. Nomi corti, semplici, essenziali, evergreen. C’era anche Francesco in ballottaggio, ma pensando al boom di popolarità di questo Papa abbiamo immaginato quanti Franceschi possano nascere adesso. Tra tutti, il mio preferito come nome è Matteo, anche se, sempre per restare all’attualità, a Palazzo Chigi c’è quello che parla con gli hashtag e che promette di cambiare l’Italia. Ma vabé. Vedremo, e come al solito decideremo all’ultimo.

La seconda gravidanza è molto diversa dalla prima. Lo è per Anna come lo è per me. Lei, a parte la pancia che cresce e la fa camminare in modo strano, sembra quasi non accorgersene. Fa le sue visite dalla gine, prende il suo ferro in pastiglie, ha iniziato il corso preparto, ma non si riposa. Prende in braccio Momo come se niente fosse. Cosa che le ho proibito dopo che ieri si è accorta di alcune perdite dalla gnappa insolite, che ci hanno fatto temere fosse liquido amniotico (ma l’allarme sembra rientrato…). Ma figurati se mi ascolta.

Il gnappo poi è sempre più nella fase di cozzizzazione materna. Vuol stare solo con la sua mamma. Il papà va bene solo per giocare. Da me non vuole più bacini, né tantomeno me li dà. “Vuoi bene al papà?”. “No!”, è stata la risposta, con un faccino da furbo che consola. Mannaggia al complesso di Edipo, mannaggia.

Sono sicuro che arriveremo al termine (e speriamo di arrivarci) senza neanche accorgercene. E allora The Second reclamerà tutte le attenzioni che sono dovute a un micro-nano che dice addio al suo cordone ombelicale. Ed è giusto così. E allora ci sarà un delirio, il gnappo impazzirà, noi sclereremo, ci saranno tanti scazzi, la stanchezza sarà mille volte quella di adesso (che già è su livelli abbastanza elevati). Con il secondo sembra tutta un’altra storia. Ma va bene così, e in fondo è bello così.

Intanto lui si muove, scalcia, cresce. E in qualche modo, anche se non so ancora chi è, gli voglio già un po’ di bene.