Expo 2015 è una cagata pazzesca

PhotoNote_WP_20150710_003_0947-1000Prima di scrivere qualcosa su Expo ci sono dovuto andare due volte. Una era troppo poca per farmi un’idea sul mega-evento di Rho-Pero. E forse anche due non bastano per avere il quadro chiaro sulla manifestazione, anche perché, per vederla tutta e per bene, ci vorrebbe almeno un mese di visita con calma.

Io ad oggi ci sono stato due volte, una con e una senza bambini, da solo, cercando di vedere più cose possibili. Ecco quello che penso.

Premessa. Prima di tutto devo dire che non sono un Expo-scettico. Ho cercato di guardare quello che avevo davanti senza pregiudizi, senza preconcetti, cercando di apprezzare tutto, pur avendone sentite dire di tutti i colori. Da chi è contrario a prescindere, a chi ne è super entusiasta. Io non avevo un’idea previa, volevo e dovevo solo vedere ed esserci per capire. E forse, alla fine, probabilmente non ho capito.

Vista dall'alto del Padiglione Zero

Cosa ho visto. A Expo non ho visto tutto. Non si può vedere tutto. O vivi lì giorno e notte, oppure devi fare una selezione. Quindi ho dato la priorità ai must see, le “cose da vedere per forza” e poi mi sono avventurato qua e là, a seconda dei miei interessi e anche, perché no, del caso e dell’ispirazione del momento. Nelle due volte in cui sono stato ho visto Palazzo Italia, il Padiglione Zero, lo show notturno dell’Albero della vita (qui gli orari) più altri padiglioni in cui sono entrato a volte di corsa per ottimizzare.

Palazzo Italia

Palazzo Italia

Impressioni. Ora, parliamoci chiaro, l’Expo va visto. E’ un evento da vedere, almeno una volta. Qualcosa di unico che sicuramente vale il viaggio (non so però se valga il prezzo del biglietto). L’impressione però è quella di una fiera, né più né meno. Una mega fiera con stand da ogni parte del mondo, ma sempre fiera resta. Ci sono eventi (anche musicali e di ballo) a ogni angolo, stand di ogni tipo, ristoranti e take away di ogni tipo. Avete presente quando nei piccoli paesi di provincia c’è la festa dell’Argentina (con stand di Asado) o quella del Brasile col churrasco? Ecco, mettete insieme le varie feste e quello più o meno è il risultato.

La piscina del padiglione della Repubblica Ceca... con uccello.

La piscina del padiglione della Repubblica Ceca… con uccello.

Nutrire… i visitatori. Il tema di Expo Milano 2015 è “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Feeding the planet, energy for life (per chi sa l’inglese, awanagana). Per il visitatore medio (come sono io) l’impressione è che più che nutrire il pianeta Expo 2015 serva a nutrire i visitatori. Poi, forse, nutrire anche gli organizzatori che per essere lì, ti fanno strapagare ogni cosa che mangi. Poi i puristi si stupiscono perché la gente vada a mangiare da Mc Donald’s (che tra l’altro è uno dei main sponsor insieme a Coca Cola quando le parole su “tipicità”, “sostenibilità”, “eccellenza” ecc. si sprecano).

Mangiare insetti? Ma anche no, grazie.

Mangiare insetti? Ma anche no, grazie.

Ma finiamola una volta per tutte con questo perbenismo radical chic. Se la gente va da Mc è perché si può mangiare con un prezzo abbordabile. Farà anche male, ma se devo assaggiare le prelibatezze delle Repubbliche baltiche e lasciarci giù 50 euro per una cena, bè, sarò anche il più slow food del mondo, ma non me lo posso permettere.

Con Anna e il gnappo e The Second siamo andati a cena nel ristorante dell’Uruguay.  Ora, se mi devi far pagare un bicchiere di vino rosso al calice 9 euro (nove euro) anche se è il vino più buono del mondo nel balloon più trasparente del mondo, te lo puoi anche bere tu. Se per assaggiare una tagliata devo aprire un altro mutuo posso anche farmi un big mac. Se un gelato di Grom lo devo pagare un euro in più solo perché sono a Expo, mi sa tanto di presa per il culo.

Spettacolo dell'Albero della vita

Spettacolo dell’Albero della vita

Ma a parte il cibo caro per i visitatori (d’altronde si sa, le maschere si vendono solo a carnevale e anche i ristoratori avranno sborsato un bel po’ di soldi per essere lì), quello che più mi lascia perplesso è la retorica da “salviamo la fame nel mondo”. Ecco, questa non la tollero.

Più patata per tutti, please.

Più patata per tutti, please.

Perché se il tema di Expo è l’alimentazione e ci sono tante iniziative per sensibilizzare sul problema, queste servono solo a riempirsi la bocca (e questa volta solo di parole). Ci sono anche iniziative lodevoli, per carità, come la lotta anti spreco della Caritas ad esempio, ma tutte le belle parole sulla carta di Milano e sulle pelosissime “best practices” (appena sento dire “best practices” e “gruppo di lavoro” “società aperta” so già che si tratta di fuffa allo stato puro) temo rimarranno lettera morta una volta che l’evento, le cifre, il carrozzone appresso, sarà finito. Non voglio fare il gufo, quello che vede sempre nero, l’itaGliano che si lamenta sempre per qualsiasi cosa. Spero davvero di sbagliarmi, ma questa è l’impressione al momento.

"Quando sento la parola best practices metto mano alla pistola" (cit.)

“Quando sento la parola best practices metto mano alla pistola” (cit.)

Le code. Da Ferragosto in poi, ma anche prima, è nato il problema delle code. Per vedere i padiglioni più gettonati (e quindi quelli più belli) c’è da fare un sacco di coda. Io guardavo quelli in coda e dicevo tra me e me: “No, non mi avrete”. Forse sto diventando il classico milanese imbruttito, ma mi sembra assurdo rimanere venti minuti in coda per rimanere 5 minuti dentro un padiglione. In questo mi tocca dare ragione a mia mamma che dice: “io l’Expo me lo guardo al Tg3 regionale”. non sarei così drastico, ma la coda anche no. Anche perché è più il tempo che passo in coda che quello in cui sono dentro ai padiglioni.  Qui il Corriere prova a fare un vademecum su come sopravvivere alle code. Qualche consiglio utile c’è.

Coda fuori dal padiglione del Brasile

Coda fuori dal padiglione del Brasile

Le videoinstallazioni. “Datemi una videoinstallazione e vi farò una mostra”. Questo secondo me potrebbe essere il claim della pseudo cultura contemporanea. Cosa si vede nella maggior parte dei padiglioni? (Non in tutti, ma in tanti sì, compreso il Padiglione Zero e Palazzo Italia). Schermi, video, documentari più o meno artistici. E la spacciano per “Cultura”. Scusate ma io con le tv piazzate lì in ogni mostra o museo (ma si chiamano videoinstallazioni per far figo, mi raccomando), ho il dente avvelenato. Perché ne ho viste troppe e sono tutte uguali. Basta con queste videoinstallazioni. #stopvideoinstallazioni. La vera cul-tura la fa il Brasile che ha messo una rete sospesa apposta per i guardoni.

La rete per "guardoni" del padiglione del Brasile

La rete per “guardoni” del padiglione del Brasile

Expo con i bambini. Sui vari blog, in lungo e in largo, si legge di come sia bello andare all’Expo con i bambini, di quanto Expo sia a portata di bambino. E questo è in parte vero. Ma, come sempre, tutto dipende dai genitori e dai compromessi a cui si vuole sottostare. Prima di tutto dipende dall’età dei bambini. Più grandi sono e più se lo possono godere ‘sto Expo. Diciamo dalla scuola materna, ma molto meglio le elementari. Per loro sarà una pacchia e sicuramente sarà un’esperienza indimenticabile. Per chi ha figli piccoli come me diventa una sofferenza portarseli dietro, magari in coda, in mezzo alla bolgia, facendoli far chilometri e chilometri. Se si va con i bambini bisogna stare al loro passo, giustamente. Non è giusto stancarli. Il rovescio della medaglia è che vedrete molte meno cose.

Expo con i bambini

Expo con i bambini

Expo senza bambini. Andando da soli a Expo si è più liberi. Si può vedere quello che più interessa, mangiare all’ora che si vuole, allungare o accorciare il passo a piacimento. Io sono fortunato che abito a Milano e, in teoria, potrei tornare più e più volte (anche se rimane teoria). In questo caso uno può fare le cose con calma e in una giornata provare davvero a leggere tutte le didascalie sui muri nei padiglioni, guardare una videoinstallazione da cima a fondo (no, vi prego!), oppure provare davvero a interessarsi su come si coltiva il caffé in Nicaragua (premesso che la cosa gli interessi). Ma per chi andrà a Expo solo una volta nella vita credo rimarrà l’impressione di un gran baraccone. Una maxi fiera del cibo etnico. O giù di lì.

I semi del Padiglione zero

I semi del Padiglione zero

I lavoratori di Expo. Guardavo gli addetti alle file e le hostess all’interno dei padiglioni. Ho provato un senso di compassione. Soprattutto guardando i loro occhi. Stanchi, quasi tristi. E posso capirli perché le fiere sono un tritacarne che ti macina molto velocemente e restare tutto il giorno in mezzo a una fiumana di gente (magari ad annodare collanine alle bambine come ho visto fare nel padiglione della Polonia, o era Repubblica Ceca? o forse Estonia?) è un massacro. Un lavoro faticoso, molto faticoso. E vorrei capire quanto per questo lavoro le hostess vengono retribuite. Secondo me poco, troppo poco.

Videoistallazioni a Palazzo Italia

Videoistallazioni a Palazzo Italia

Casa Renzi. Ogni volta che accendo la tv vedo Renzi all’Expo. Ma possibile che sia sempre a Rho-Pero? Si è fatto costruire un monolocale nel Padiglione Italia? Lo vedono più spesso le hostess dell’Expo che la moglie a casa. E’ sempre qua, ad accogliere Merkel varie, mogli di Obama, cenare con questo, stringere mani a quello, ricevere quest’altro, fare un po’ di passerella. Ma possibile che non abbia di meglio da fare che stare all’Expo? Ecco, l’Expo è molto in Renzi style. Un grande storytelling, come ha scritto Vincenzo Latronico su Internazionale.

PhotoNote_WP_20150710_011_0932-1000Cosa vedere. Non mi piace dare consigli su cosa vedere, perché credo che ognuno debba fare la propria esperienza, magari visitando cose che gli altri non hanno visto. Ognuno dovrebbe andare là senza pregiudizi. Però, sicuramente da vedere c’è il Padiglione Zero (se non altro per la prima sala-biblioteca che per l’impatto merita da sé la coda). Anche il bosco dell’Austria non è male. E poi la Svizzera che è l’unica insieme all’Inghilterra (e in parte alla Germania) ad avere centrato il tema con il problema della distribuzione delle risorse. Molti altri padiglioni sono più che altro una vetrina del proprio paese. E alla fine c’è sempre il bar o il ristorante. Ma la cultura si sa, passa anche dal cibo. Dicono.

Uccello fuori dal padiglione della Repubblica Ceca

Uccello fuori dal padiglione della Repubblica Ceca

Secondo me gioca molto il fattore esperienza. Per chi non ha mai visto musei o eventi carini, come una Biennale a Venezia ad esempio, Expo sembrerà il paese dei balocchi. E in effetti lo è. Per chi invece ha già un po’ l’occhio su grandi eventi più o meno culturali, Expo sembrerà, ripeto, una grande fiera del cibo etnico.

Milano più bella. Expo può essere un motivo di rilancio per Milano. E’ vero. In giro c’è più gente, più eventi, più mostre, più tutto. Hanno fatto una nuova metropolitana all’occorrenza e un’altra la stanno facendo. La città sembra più bella, più vivace, più multiculturale. Almeno in centro. Parlando con un pasticciere della periferia però lui tutti i milioni di visitatori di Expo non li vede neanche col binocolo. Ma vabé non si può sempre ragionare col bicchiere mezzo vuoto. Guardiamo i lati positivi.

Di lati positivi ce ne sono tanti. E’ un evento mondiale che chissà quando ci ricapita. Sta facendo parlare di sé e dando, per una volta, una bella immagine dell’italia nel mondo (anche se poi ci pensano i Casamonica a riportarci con i piedi per terra). Sta portando il mondo a Milano e Milano al mondo.

Manco fossimo la Nutella...

Manco fossimo la Nutella…

Comunque, sia per i critici che per gli entusiasti è un evento che lascerà il segno e, si spera, anche qualche azione concreta per nutrire non solo la parte del pianeta più fortunata del mondo. Speriamo che la retorica lasci spazio alla pratica. Anzi, alle buone pratiche (brrrr). Non alla fuffa.

Spero che le mie impressioni, da chi è andato lì armato solo della propria curiosità, siano solo critiche sterili e che veramente l’evento porti i suoi buoni frutti. Spero che non valga il detto “Chi visse sperando…”.