Fenomenologia di Peppa Pig

peppa pig famigliaEbbene sì, ci sono caduto anch’io. Pensavo di resistere visto che il gnappo non si dimostrava troppo interessato alla tv, ma al mare ho dovuto cedere. Eravamo in un monolocale stile Ragazzo di campagna (“Posto per commensali che non ci sono taaac”) con aria condizionata a manetta giorno e notte visto il caldo che faceva fuori e il nano era in modalità rumorosa. Soprattutto quando doveva mangiare a tavola sul seggiolone. Così, per farlo stare buono, per la prima volta gli abbiamo acceso la tv su Rai Yo Yo e cosa gli propiniamo? Ovviamente Peppa Pig!

Sapevo dell’esistenza del cartone da qualche tempo, ma non l’avevo mai guardato attentamente. Visto che al mare non c’era una cippa da fare (oltre a organizzare ogni volta un trasloco per andare in spiaggia), mi sono messo a vederlo anch’io. E mi sono venute alcune perplessità.

1) L’heavy rotation. Possibile che su Rai Yo Yo a ogni ora, del giorno o della sera, quando la accendi ci sia sempre Peppa Pig? Ah, no, ci sono anche i Barbapapà (Resta di stucco! E’ un barbatrucco!) e la Pimpa (grande Altan, dalla cagnolina a macchie rosse agli ombrelli nel didietro sull’Espresso). Sono incappato anche in un pollo cuoco-ballerino che cucinava a ritmo di samba. Delle brevi pillole, stile Benedetta Parodi in versione cartone animato. Eccezionale, con tanto di ricetta finale con ingredienti e dosi.

2) Perché tutti i personaggi di Peppa Pig, ad eccezione della sua famiglia, si chiamano con nome e cognome in italiano (es. Rebecca Coniglio, Suzy Pecora,Madame Gazzella…) riferito evidentemente alla loro specie, mentre il cognome della protagonista è elegantemente in inglese? Peppa Maiala (o Maiale) faceva brutto per i bambini? Se volevate insegnargli l’inglese dovevate non tradurne nessuno. O i traduttori volevano rimanere nel politicamente corretto? Ma che male vi hanno fatto i poveri maiali?! Questo è vero e proprio razz-animal-ismo!

3) Perché le case del villaggio di Peppa sono tutte là sul cucuzzolo della montagna? Quando le ho viste ho subito pensato alla frizione e ai freni della loro auto. Ok che non c’è lavoro e bisogna far guadagnare i meccanici, ma così Nonno Cane, quello che guida il carro attrezzi, fa i miliardi con tutte le riparazioni dovute all’usura da strade impervie. Le salite nella città di Peppa per le frizioni sono un po’ come il pavé a Milano per gli ammortizzatori. Un dramma vero. Continuiamo così, i meccanici ringraziano.

4) La sigla martellante e ipnotica. Su Rai Yo Yo fanno cicli di 7-8 puntate di Peppa alla volta. Sempre preceduto dalla sigla e dai titoli di coda. Un po’ come Una mamma imperfetta su Corriere.it. Praticamente durano più la sigla e i titoli di coda che la puntata in sé. E’ necessario? Poi non lamentiamoci se i bambini si rincoglioniscono con la tv. Già ci sono i Teletubbies, Studio Aperto e La vita in diretta. Almeno Peppa potrebbe cercare di salvarli. Niente, battaglia persa.

5) I fratelli Pig. Lei è graziosa e intelligente, non c’è che dire. Ama rotolarsi nel fango, (aspetto al varco il gnappo che mi si butta nella prima pozzanghera dicendomi: “Ma lo fa anche Peppa!”). Ma il fratellino? Ha quasi due anni è di un capriccioso che la metà basta e la mena sempre con sto dinosauro. Come se non bastasse, lui non mangia le verdure (ma dai? grazie per l’aiuto educativo E1 Entertainment!). L’effetto identificazione è lì. Già me lo sento il gnappo: “No, non le voglio le verdure, neanche George le mangia”. Eccaallà. E poi piange sempre. Evviva.

6) Papà e Mamma Pig. Papà Pig è mediamente simpatico, ma è un po’ un saputello. Crede di sapere fare tutto, ma poi alla fine ne combina sempre una. Ormai, neanche la moglie e i figli lo stanno più a sentire. (Forse la realtà supera la fantasia? Dite la verità!). Comunque l’unica cosa che sa fare sono grugniti fragorosi (epico quello della sigla in cui ridono tutti) e rutti. Alla grande. Se me ne scapperà uno potrò dire ad Anna: “Eh, ma lo fa anche papà Pig!”. Mamma Pig invece mi mette l’ansia. La classica mamma perfetta iper-precisa. Uh, come mi sta qua, coi suoi consigli non richiesti.

Per il resto il cartone è godibile, il gnappo se lo guardava (senza troppo entusiasmo a dir la verità) e il marketing è martellante. Ti trovi Peppa ovunque, sulle mutande, sui secchielli del mare, su palle e palloni, everywhere. E te lo fanno pure pagare di più ovviamente. “Eh, è il pallone della Peppa!”. Esticazzi. Grazie Peppa, se non ci fossi bisognerebbe inventarti.

Sul tema leggi anche: “Messaggi subliminali di Peppa Pig

e il sequelIl “vangelo” di Peppa Pig.