Gli ultimi tre asili nidi, la scelta e la grande detrazione

Febbre passata. Muco dal naso rimasto. Ma se passa la notte senza troppi pianti, domani proviamo a spedirlo al nido. Alla fine abbiamo scelto. Quello grande, dove il gnappo è rimasto perplesso e non ha sganciato neanche un sorriso che uno. Quello che mi avete consigliato voi nei commenti (grazie). Ora dobbiamo solo incrociare le dita sperando che gli piaccia e che le maestre siano valide.

All’inizio della settimana abbiamo fatto l’ultimo tour di asili per toglierci ogni dubbio. Ne abbiamo visti altri tre (così come tre erano stati quelli visti la settimana prima). Diciamo che di questi ultimi uno solo ci soddisfaceva, peccato che fosse il più lontano da casa e che, ça va sans dire, costasse di più di tutti.

Il primo asilo (o meglio il sesto contando anche quelli della volta prima) è un nido bilingue. Bilingue?? Scusate, Giacomo fa solo versi guttural-trogloditici e tu già gli vuoi insegnare l’inglese? La maestra (abbastanza in carne) aveva pure le unghie lunghe smaltate, il che, secondo me, non è il massimo dell’igiene per lavorare con i bambini e per cucinargli la pappa. Tra l’altro la tipa, per controllare le rette sul sito internet del LORO asilo, ha digitato il nome su Google e ha pure sbagliato il link. Ok, sei una puericultrice e non una webmaster, ma almeno i fondamentali cazzo! Oltre a questi inconvenienti ci sono gli orari che per noi non andavano bene: troppe poche ore al pomeriggio o un part-time “verticale” che non faceva però al caso nostro. Cassato.

Il settimo asilo è stato abbastanza inquietante. Appuntamento per le 14.30. Ci presentiamo all’indirizzo visto su internet. Tapparelle chiuse. Al citofono non risponde nessuno. Boh… Dopo un po’ chiamiamo. Si erano da poco trasferiti in un’altra sede a 600 metri di distanza. Minkia e non ce lo dici prima? Non ti viene il dubbio? Vuoi che ti legga nel pensiero per sapere che avete cambiato sede?! Poi, una volta entrati e durante tutta la nostra visita, la responsabile non ha degnato il gnappo neanche di uno sguardo. Vabè. Non voglio che tu ti metta a fare la pagliaccia, ma almeno un sorrisino! Aggiungici che, sia lei che le maestre erano quasi tutte tatuate (lo so, sono un bigotto, ma il mega tatuaggione sul braccio non mi rassicura molto) e che gli orari e i prezzi non erano in linea e abbiamo completato il quadretto.

L’ottavo asilo era carino. La cosa più bella (e assurda) era il “parcheggio coperto” per i passeggini. Praticamente si lasciavano in un vialetto del condominio, vicino al muro con attaccata una specie di tela impermeabile da mettere sopra in caso di pioggia. Benvenuti a Milano dove neanche i passeggini si parcheggiano facilmente. Ci manca solo che li facciano spostare per il lavaggio del vialetto a giorni alterni. Però le maestre erano molto carine, gli spazi anche, dentro c’erano tanti bambini che giocavano con le educatrici. Anche al pomeriggio ci sono le attività e sembrava davvero un posto accogliente. Peccato che sia caro e più distante rispetto agli altri. Diciamo che è la seconda scelta. Se il gnappo si troverà male in quello dove lo abbiamo iscritto lo manderemo lì se ci sarà ancora posto.

Ok, capitolo scelta del nido concluso. Ora ci aspettano nuove avventure. Speriamo solo che vada bene. Per lui soprattutto e per noi che ci costerebbe meno mandarlo all’università. 400 al mese X 10 mesi (+iscrizione 250 euro) e passa la paura. Per fortuna che è detraibile:  sì, al 19% con il limite di 634 euro, che raggiungo in neanche due mesi, per un bonus di 120 euro all’anno. Poi non chiediamoci perché il nostro non è un Paese per bimbi.