Ho deciso quale sarà il mio epitaffio

Alle 18.03 in coda a una mail Anna mi manda un Sos. “Il gnappo oggi sta mettendo a dura prova la mia pazienza!!”. Dopo essere stato fuori tutto il giorno al lavoro torno a casa verso le nove tutto contento e trovo lui sorridente e lei incazzosa.

“Ha pianto e rotto le scatole tutto il giorno”, è stata la sintesi della loro giornata. Sarà forse il “salto di crescita” dai 3 ai 4 mesi (di cui ingoravo sinceramente l’esistenza), sarà che il gnappo ha fatto da poco una settimana dai nonni vezzeggiato, coccolato e al centro dell’attenzione H24, chissàchesarà, ma sta di fatto che ha bignato all day long. E Anna era abbastanza arrabbiata. Lui, da quanto ho appreso, aveva continuamente fame (gli ha datto anche un mezzo biberon per disperazione), voleva sempre stare in braccio e appena lo metteva giù piangeva.

“Dai non è colpa sua, non te la prendere”, le ho risposto io, preso da sentimenti contrastanti visto che quando sono fuori tutto il giorno torno a casa felice per godermi un po’ quelle faccine che ormai sono una buona parte della tutta (?) la mia vita. “Non sono riuscita a fare niente”, è stata la dura replica di Anna che sta cercando, dopo la fine della maternità, di ricominciare a lavorare un po’ da casa ed è dura senza un minimo di aiuto.

Così, preso da senso di responsabilità per fare un po’ il bravo papà per allontanare la minaccia di divorzio, mi sono occupato io del pupo dopo cena. “Dai, adesso mangiamo, poi faccio tutto io e tu lavori un po’ tranquilla”, le ho detto. Così, mentre ho scaldato due hamburger, apparecchiato, sparecchiato, lavato i piatti, fatto il bagnetto al gnappo, e dopo la poppata (l’unica cosa che non riesco a fare in quanto non sono ancora tettemunito) l’ho messo a letto dopo i soliti pianti inconsolabili. Niente di che, per carità, giusto il minimo sindacale. Ma se fosse stata una sera normale avrei solo lavato i piatti. Quello infatti, salvo rare eccezioni, di solito è compito mio.

Così Anna è riuscita a lavoricchiare un’oretta. Io mi sono messo a studiare fin verso mezzanotte e poi ho fatto la doccia. (Sono di quelli a cui non piace farla al mattino, preferisco la sera). Dopodichè mi sono messo a dormire sul divano, ma solo perché stamattina la sveglia è suonata alle 5. Quando mi sveglio così presto mi è concesso aprire la “pratica divano”.

Ormai l’insonnia fa parte della vita. Ma vabè, c’è di peggio. Non vedo l’ora di raggiungere il letto stasera. Sulla mia lapide farò scrivere, copiando Walter Chiari, questo epitaffio: “Amici, non piangete, è soltanto sonno arretrato”.