I miei film horror: “Non aprite quel barattolo”

Ogni tanto mi faccio dei film su “come sarebbe potuta andare se…”. Lo spunto me lo danno certe coincidenze che succedono e, ovviamente, la mia insanità mentale.

Com’è andata davvero. L’altro giorno A. nell’aprire un barattolo di marmellata in cucina ha usato un coltello (fortunatamennte senza punta) che le è sfuggito di mano e le ha graffiato (grazie a Dio senza tagliarla) il polso, esattamente vicino alle vene. Non è successo nulla quindi, ma ecco come sarebbe potuta andare se quel coltello avesse avuto la punta o se per sbaglio si fosse tagliata.

Come sarebbe potuta andare. A., nell’aprire il barattolo di marmellata si taglia le vene. Non riesce a chiamare aiuto. Muore dissanguata da sola in casa con il gnappo che piange inconsolabile. Io, avvertito dalla portinaia spaventata dalle urla prolungate, torno a casa e trovo la scena. Mia moglie per terra in un lago di sangue. Tutti pensano ad un suicidio. Le caratteristiche ci sono tutte: donna, da sola in casa, con figlio piccolo, depressione.

La più convinta di questa ipotesi è mia suocera che subito dopo il parto, avendo visto una mezza lacrimina di sua figlia, ha subito pensato alla depressione. “Ecco lo sapevo che non dovevi lasciarla sola, è stata la depressione post partum! E’ colpa tua!”, mi dice. “Ma stava benissimo -balbetto io. Quando sono uscito di casa oggi era felicissima!”. Ma nessuno mi crede.

A confermare la tesi di mia suocera, che fa vacillare anche le mie certezze, questo sms di aiuto che mi ha mandato alle 19.12. Il barattolo aperto e caduto per terra diventa poi un’ulteriore prova di questo inspiegabile suicidio. “Lo ha aperto perché era triste e voleva strafogarsi di marmellata perché era triste!”, penserebbero tutti. “E’ colpa tua! Te lo avevo detto di starle vicino!”, punta il dito mia suocera.

E ormai, convinto anch’io dall’evidenza delle prove, mi convinco dell’inspiegabile gesto. Con un senso di colpa che durerà tutta la vita.

The end