Il corso di acquaticità

corso acquaticità bebè neonati bambiniFinalmente l’ho provato anch’io. E non vedevo l’ora. Ho fatto di tutto per riuscire ad accompagnare il gnappo al temibilissimo “corso di acquaticità“. Alla fine ero più stanco io di lui. La sera a cena mi sono appoggiato sullo schienale della sedia con la testa ciondolante e la palpebra che si chiudeva. E lui invece arzillo. “Almeno stanotte dormirà!”, abbiamo sperato, pensando che la mezz’ora in acqua a fare tuffi e a giocare con palle colorate e pupazzetti sarebbe servita a stancarlo per bene. Macché. Come se niente fosse. Io sono crollato a letto alle 9 e mezza. Lui le sue 4 o 5 si è sempre svegliato. Vabè.

Il corso di acquaticità dicevo. Io e il gnappo in costume adamitico (lui con lo slippino, io con l’inseparabile boxer ascellare) nella vasca dei bambini della piscina vicino a casa nostra, dove l’acqua tocca una temperatura che è a metà tra quella di un geiser islandese e di una sauna finlandese. E’ talmente calda da farti sudare in acqua per poi uscire in modalità uovo alla coque. Fuori il caldo umido dell’aria della piscina ti sembra quasi freddo. Arrivando negli spogliatoi non vedi l’ora di buttarti sotto la doccia calda.

In cosa consiste sto benedetto corso di acquaticità? E’ una mezz’ora dove lui si diverte come un matto tra tuffi dallo scivolo, dal bordo vasca, andando alla ricerca di palle colorate, animaletti e altri giocattoli galleggianti che lui non vede l’ora di prendere in mano. Anche se è un capricorno è davvero un pesce. Si lancia in acqua senza la minima paura. Anche con la testa sotto. Ovviamente ogni tanto beve. Tossisce un po’ e ride, come se niente fosse. In questo è proprio bravo, niente da dire. Lo dice anche la maestra.  Siamo partiti con un pacchetto di 10 lezioni, poi si vedrà.

La mezz’ora di corso è più sfiancante per noi che lo dobbiamo tenere che per lui. Lui gioca e prende sempre più confidenza con l’acqua. Con i tuffi e con le mini immersioni, ricordandoci di soffiargli prima sulla faccia per fargli trattenere il respiro contando fino a tre. (Anna ogni tanto si dimentica e lo fa bere, madre degenere). Ho provato anche a trascinarlo sott’acqua per un breve tratto. E lui ha subito imparato. Quando torna con la testa fuori ride. Magari tossisce un po’, ma ride. L’anno prossimo, se decideremo di continuare, potrà andare da solo nella vasca grande. Così noi rimarremo a guardarlo dietro al vetro. Lo sbattimento sarà minore forse.

Adesso, per metterlo in acqua mezz’ora, serve una preparazione che dura almeno il doppio. E che, per il 90%, si smazza Anna:

1) Prepara la borsa con: costume, ciabatte, cuffia, docciashampo, accappatoio e lucchetto per l’armadietto. Il tutto moltiplicato per due, la sua roba e la nostra.

2) Vai alla piscina. Fai le 50 scale prima in salita e poi in discesa per arrivare alla piscina nel seminterrato (ascensori manco a parlarne, sono arrivato negli spogliatoi già stanco).

3) Spogliati e infilati il costume. Idem per il gnappo che nel frattempo, esaltatissimo, sguscia da tutte le parti. Infilati nell’acqua calda e fallo saltare come un grillo per mezz’ora.

4) Esci dall’acqua e ritorna nello spogliatoio. Stessa procedura, ma con il costume bagnato, dopo aver fatto la doccia.

5) Scatta l’asciugatura. Con quello là ormai galvanizzato che gira lo spogliatoio in lungo e in largo. E per mettergli il pannolino neanche un fasciatoio. Bè, d’altronde è lo spogliatoio degli uomini, non siamo mica in Svezia.

Tempo per l’operazione di preparazione e ricambio: un’ora. Praticamente come il tempo passato in acqua. Ma forse ancora più stancante. Ok, io ci ho provato. Una volta da solo in piscina col gnappo ci sono andato. Il cartellino l’ho timbrato. Adesso so com’è il corso di acquaticità. Quando potrò, lavoro permettendo, lo accompagnerò io. E quando non potrò… amen, lo lascerò fare volentieri alla mia dolce metà. Vedremo se al nano alla fine del corso verranno le dita palmate. Allora decideremo se continuare con altre 10 sedute. Con il freddo in arrivo mi viene già il raffreddore.