Il Fuorisalone per i bambini

manichini salone del mobileA Milano è tempo di Fuorisalone. Gente in giro, giovani e meno giovani con gli occhialoni dalla enorme montatura nera, caschetti modellati da Aldo Coppola, hipster, Napster, pantaloni attillati e All Star con le borchie, una selva di iPhone e iPad pronti a immortalare il tuo profilo peggiore da mettere su Istagram alla velocità dei neutrini. E poi un sacco di traffico in giro, ma anche una città più viva, con locali aperti, performance in strada, eventi un po’ ovunque.

Ieri sera con un gruppo di amici mi sono tuffato così, senza meta, sotto una pioggerellina rompicoglioni, tra le vie del centro alla ricerca di un po’ di cibo e vino a scrocco. Sì perché alla fine, al di là del design e delle tendenze fuffa, il Fuorisalone è anche quello. Girovagare dove c’è gente, imbucarsi da qualche parte e perché no, portare a casa l’aperitivo o la cena senza tirar fuori un euro.

Per chi non avesse le idee chiare sulla distinzione Salone-Fuorisalone, ecco un breve resumé: una settimana all’anno a Milano c’è il Salone del Mobile. Che si svolge alla fiera di Rho-Pero. Nel nulla praticamente. Quello è il vero salone, quello ufficiale, dove trovare le ultime creazioni di designer tipo Philippe Starck o Jean Nouvel, gente che col marketing e le buone intuizioni s’è fatta i milioni. Chapeau. E poi c’è il Salone Satellite, una specie di Salon des refusés contemporaneo dove i giovani designer, quelli non famosi per intenderci, espongono le loro creazioni. Dicono sia interessante, peccato che io non ci sia mai andato, né al SdM né al Ss (abbreviazione infelice, pardon). Sono stato invece un paio di volte al Fuorisalone che è praticamente quell’ “evento diffuso” (questa devo averla sentita da Anna) con una miriade di inaugurazioni, presentazioni, concerti, happening ecc., sparsi per la città.

Un paio di nostri amici ci hanno coinvolto per andare con loro ed altri a farci un giro. Eravamo in sei. Ritrovo alle 18.30 in piazza XXV Aprile, vicino corso Como, e poi un dentro-e-fuori dai locali, showroom e boutiques. In questo negozio (pardon, “boutique) c’erano dei manichini colorati e una modella mezza nuda in carne e ossa (più ossa che carne) a cui dovevano fare il calco per trasformarla in manichino.manichini corso como

Poi abbiamo fatto un salto anche al nuovo grattacielo dell’Unicredit e gli edifici del nuovo quartiere Porta Nuova Garibaldi che pur abitandoci non troppo lontano (un’agenzia immobiliare direbbe “adiacenze”, in realtà sono 2 km a piedi) non avevo ancora visto. palazzo unicredit milano porta nuova garibaldiCarini, decisamente.fontana porta nuova garibaldiPoi ci siamo tuffati nel Brera design district dove a ogni angolo più o meno trovi qualcosa. Volevamo vedere un concerto jazz ma non abbiamo fatto in tempo, poi siamo andati in un cortile dove c’erano esposte delle biciclette d’epoca (in realtà si dovrebbe dire “ad un allestimento contemporaneo basato su una progettualità di valorizzazione del patrimonio di mobilità del ‘900”) e poi a cena. Si perché l’intento di trovare qualcosa da bere e da mangiare a scrocco è miseramente fallito. O perché c’erano troppe code laddove vigeva il freedrink o perché, se uno vuoi andare nei posti belli, quelli con gli eventi davvero fighi, devi avere l’invito. E noi non ce l’avevamo. Altrimenti girovaghi come un disperato e ti ritrovi al solito Mc Donald’s.

Ma noi non siamo più degli sbarbati e, grazie a un po’ di esperienza, invece che al Mc Donald’s siamo finiti in un ristorante molto carino tra Brera e piazza Duomo che propone tre menu da 13, 17 e 20 euro, acqua, un calice di vino, pane, dolce, caffè e amaro inclusi. Per pura fortuna abbiamo trovato un tavolo per sei alle 9 di sera, già prenotato per il secondo turno e che, previo accordo con il titolare, abbiamo lasciato poco prima delle dieci. Visto il casino che c’era in giro ci è andata di lusso.

Dopocena ci siamo rituffati nella vecchia Brera, prima a palazzo Cusani, davanti alla Pinacoteca e poi in una piazzetta lì vicino dove c’era musicappalla. Una discoteca all’aria aperta sotto la pioggia, con unz unz mixata da un ottimo dj alla finestra e lo sparabolle di sapone.

fuorisalone 2013 brera discotecaSituazione a me congeniale dove lasciarsi andare a un po’ di delirio, peccato che la compagnia non abbia apprezzato più di tanto. Dopo 5 minuti (io sarei rimasto lì almeno mezz’ora) siamo andati alla ricerca di un gelato, peccato che alle 11 tutte le gelaterie fossero tutte chiuse. Durante il Fuorisalone, ma si può?!

Così verso le 11 e un quarto, con l’umidità entrata ormai nel nostro Dna (perché non siamo più i ghepardi di una volta, c’abbiamo la nostra età ormai) gli amici si congedano e se ne vanno, felici di essersi ritrovati dopo tanto tempo e di aver passato una serata diversa dalle altre. Che una volta erano all’ordine del giorno, ma ora, tutti sposati e quasi tutti con figli, serate così se le sognano.

Ah, a proposito di bambini. E il gnappo? E’ rimasto a casa con la febbre che si è fatto venire al pomeriggio per l’occasione. Sapeva infatti che quella serata era stata programmata da tempo. 37.9 al pomeriggio, giusto giusto per rimanere a casa con la mamma. E per farmi dormire 3 ore questa notte. Secondo me hanno un’app interna che gli segnala gli appuntamenti dei genitori e che reagisce di conseguenza facendo salire automaticamente la temperatura corporea. Ci scommetto. Oggi lo portiamo dal pediatra.

Quindi non so come sia andare al Fuorisalone con i bambini. Ma visto il giro che abbiamo fatto ieri, direi che conviene prima farsi un percorso con varie tappe e provare a seguirlo. Il “ma sì, giriamo un po’ e vediamo cosa c’è”, magari sotto la pioggia non stop, non è il massimo della vita.