Il gnappo e i suoi capricci, la fase del no

no“Tato, andiamo a ninna?”
“Na!”
“Prepariamo la pappa?”
“Na!”
“Andiamo di là a giocare?”
“Na!
“Sei un bravo bimbo?”
“Na!”
“Guardiamo la tv?”
“Na!”
E via così…

Potrei continuare all’infinito. Alla soglia dei due anni, i temibilissimi terrible two, è iniziata una nuova fase. Quella del no. Per qualsiasi cosa. Così per partito preso. Giusto per fare il bastian contrario.

Di solito il no è accompagnato dal movimento con la testa. Il gnappo non parla ancora, ma adesso dice sì e no. Il più delle volte a caso. Altre volte invece ci prende. Sul “Vuoi bene alla mamma?”, la risposta è sì. Che però non dice a voce, ma lo mima con la testa. Invece il no, che di solito si abbina a tutto il resto, lo sillaba proprio: “Na!”. Una sagoma, se non fosse che dopo la raffica di no a tutto, un po’ di nervoso ti viene.

Io preferisco prenderla sul ridere. Inizio a fargli domande a raffica, anche le più improbabili, tanto la risposta la so già. Almeno mi diverto. Il massimo è quando indica cose sul tavolo, mentre è seduto sul seggiolone. “Vuoi questo?” (Indico la sua acqua). Na. “Vuoi la bottiglia di plastica?”. Na. Passiamo poi in rassegna uno ad uno tutti gli oggetti presenti sul tavolo. Alla fine cosa vuole non lo sa neanche lui. Però indica, con il suo indice panoramico. A caso.

Io so che lui, anche se non parla, capisce tutto. E che il suo no è solo per protesta. Perché quando è finita la sua scena, lui risponde giusto. Quando una cosa la vuole è sì, quando non la vuole è no. Però a volte si incaponisce e dice no a tutto. “Sei bello?”. “Domani stiamo in casa tutto il giorno?”. “Vuoi che ti portiamo a giocare fuori?” (e lì il no comincia a diventare meno convinto però…). E potremmo andare avanti all’infinito.

mr noInsomma, mi diverto anche. Perché mentre dice no mentre scuote la testa con la bocca a culo di gallina ed è davvero una sagoma. Fa proprio ridere. Un po’ meno quando faccio per prenderlo in braccio e inizia a dimenarsi tipo anguilla, inarcando la schiena e sbattendo le gambe all’impazzata. Lì mantenere la calma non è facile. Soprattutto quando poi lo tiro su e inizia a darmi schiaffi. Schivarli non è facile.

Però dall’asilo ci è arrivata una dritta non da poco per calmarlo. E funziona. Perché lui, quando inizia ad innervosirsi non si riesce più a controllare. Magari stiamo giocando tranquilli e sereni sul tappeto. A un certo punto gli parte lo sclero. E inizia a darmi manate in faccia o dove capita. Le ho provate tutte per neutralizzarlo in questi momenti. Far finta di niente, spostarmi, reagire, usare la pistola taser (questa no, scherzo!). Niente. L’orgoglio è più forte di lui. Se gliele dò non piange neanche. Si tiene tutto dentro. Però una cosa sta funzionando (almeno finora): il castigo.

Il castigo è questo: quando inizia a fare qualcosa che non deve (tipo menarmi), parte “il castigo”. Che viene annunciato prima a parole. Poi, con calma assoluta, lo metto sul divano. Seduto. Fermo immobile. E, incredibile ma vero, ci sta! Non so come, probabilmente è un miracolo. Alla parola “castigo” lui si ferma. Come un “bloc” a militare.

Lui rimane seduto sul divano, all’inizio incacchiato. Poi dopo un secondo manco si ricorda più perché è lì e inizia a guardarsi intorno come se nulla fosse. Ma rimane lì fermo. E la rabbia gli sbollisce tutta. Incredibile. Poi dopo un minuto prova a venire giù dal divano. A quel punto, visto che non può essere lui a decidere quando finisce il castigo, gli ridico di stare lì. E ci sta! Altro miracolo. Poi, di solito dopo pochi secondi, il castigo finisce. E lui viene da me e mi abbraccia super contento. Pace fatta. Si ritorna a giocare.

Finora ha funzionato. E il merito è dell’asilo dove in castigo il gnappo ci finisce ogni volta che fa il coglioncello o mena gli altri bambini. L’uovo di Colombo. Un metodo sperimentato e non violento. Non so come glielo abbiano fatto capire. Ma speriamo duri il più a lungo possibile. Fino ai 18 anni non sarebbe male.