Il laureato dell’asilo nido

laureaDevo ammetterlo, un po’ mi sono commosso. Strano… La lacrimuccia facile però non mi è scesa del tutto e comunque si sarebbe confusa con il sudore che mi colava sulla faccia, visto il caldo che c’era in quella piccola sala, con le tapparelle giù e cinquanta persone respiranti dentro.

Nonostante le condizioni microclimatiche proibitive, The Second in braccio (che per fortuna è stato bravo) e lo slalom tra le teste che avevo davanti per godermi la scena è stato un bel momento. E sono felice di non essermelo perso. Le emozioni, tante, ci sono state alla festa per la fine dell’asilo nido.

Il gnappo era là, insieme ai suoi amici. I suoi primi compagni di scuola, con i quali ha condiviso tante mattine di giochi. Tanti pranzi, prima sul seggiolone e poi nei loro piccoli tavolini “da grandi”. In estate e in inverno. Tante lavate di mani. Magari anche qualche cacca seduti sui piccoli cessetti vicini, un po’ come a militare. Tre anni passati insieme, dal lunedì al venerdì (malattie e febbri permettendo). Era là con i suoi amici. I suoi primi veri amici.

Vederli tutti, belli, piccoli già grandi, fa strano. Perché sono stupendi uno vicino all’altro. Così come sono stupende le loro maestre che li hanno accompagnati in questo percorso educativo. E che oggi, come per la recita di Natale o per la festa di carnevale, hanno animato la festa, facendo da registe, scenografe, costumiste. Chapeau.

I migliori attori però sono loro: straordinari nella loro impareggiabile spontaneità. Capaci di infrangere in un attimo la quarta parete, mentre cercano con il loro sguardo innocente quello dei loro genitori.

I bimbi del nido. I nostri bimbi. Il nostro bimbo grande che oggi, con il tocco di cartone nero in testa e la pergamena in mano (un semplice A4 con un fiocchettino rosso, ma che valore ha quella carta) mi ha riempito la testa di pensieri e il cuore di emozioni.E’ valsa la pena stare in piedi per tutta la durate del saggio (canzoncine, un po’ di movimento, e poi, uno per uno, su un podio di legno verde a ricevere cappello e diploma, con inclusa foto ricordo). Vale la pena prendere un giorno di permesso dal lavoro per esserci. Spero di poterlo sempre fare.

E tra le decine di cellulari e tablet puntati sul proscenio, di fianco alla platea di mamme, papà e qualche nonna, c’ero anch’io, appoggiato al muro, con l’altro pargolo sulle spalle a guardare il fratello o chissà che cosa.

Ed ero lì, con gli occhi lucidi, a pensare: quanto mi piacerebbe esserci come oggi in tutti i momenti più importanti della sua vita. Della loro vita. A guardare e applaudire.

In un istante è già finito il suo ciclo all’asilo nido. E la scuola materna, un altro mondo, è lì a un passo.

Quanto mi piacerebbe esserci quando ti daranno il diploma, dopo la maturità. Magari la laurea, chissà. Essere seduto in prima fila al tuo matrimonio o in altri momenti importanti della vostra vita, la tua e quella di tuo fratello. Sarebbe per me il regalo più grande. E ci spero e, per quanto possibile, mi impegnerò per esserci.