Il male esiste. La teodicea spiegata a mio figlio

Michelangelo,_Fall_and_Expulsion_from_Garden_of_Eden_00Succede così. Quando il gnappo si fa male se la prende con me. Ci mette un secondo a realizzare cosa è successo e poi all’inizio fa finta di nulla. Poi quando gli chiedo se si è fatto male inizia a piangere. Ma più dalla rabbia che dal dolore.

Poi si scaglia contro di me. Inizia a picchiarmi e a gridarmi “vai via!”. Anche se è lui che viene da me e non sono io ad andare da lui. Non riesco quasi mai a farlo smettere. Anzi, più gli chiedo se si è fatto male o cerco di alleviare il suo dolore lui si arrabbia ancora di più.

L’unico modo è allontanarmi, oppure far intervenire la mamma che riesce a calmarlo. Allora la rabbia gli passa e anche le lacrime poco alla volta si fermano.

Questa sua istintiva e inconsapevole reazione mi fa pensare al mistero del male. Al male fisico, inteso come dolore, ma anche al male in generale.

Siete pronti per un pippozzo sul male? Via!

Anche se noi tendiamo a nasconderlo e a non volerne parlare (oppure a giustificarlo) il male c’è, esiste. Una delle domande più profonde che l’uomo fin dall’inizio si è fatto è quella sul male. Sulla sua origine e sul suo senso. Perché il male esiste? Qual è il senso del male?

Se il gnappo mi chiedesse questo io non so se sarei in grado di rispondergli. Perché il male per me è e rimane un mistero. Anche se trincerarsi dietro al “mistero” è quasi troppo facile per chi pensa di avere la ragione dalla sua parte e a partire da questa prova a spiegare il mondo che lo circonda.

La prenderei alla lontana, citando il capitolo 3 della Genesi. Dove perla prima volta compare il male, impersonificato dal serpente. Che poi i serpenti sono anche animali così carini, ma per quella lingua biforcuta e per il fatto che strisciano sulla propria pancia, stanno un po’ sulle balle a tutti. Quelli velenosi poi… Un po’ come i ragni, gli scarafaggi e i topi. Amori dello zio.

Comunque, nel capitolo 3 della Genesi il serpente appare all’improvviso. Non si spiega da dove venga. Si dice solo che era “la più astuta di tutte le bestie selvatiche”. E in effetti il male è astuto e subdolo. E’ bastardo il male. Perché di solito ti fa credere che sia bene e si rivela male solo dopo.

Il male fisico

Ma perché il male c’è? Tornando alla forma più semplice di male, quello fisico e non metafisico, quindi il dolore, si può spiegare a partire dal nostro corpo. Degli impulsi che vanno al nostro cervello e attraverso un complicato e perfetto meccanismo fanno percepire al soggetto una sensazione di dolore. Avete presente la serie “Siamo fatti così”? In una puntata si parlava del dolore e se non sbaglio c’erano di mezzo i neurotrasmettitori. Quegli affari blu con le braghe bianche che correvano come pazzi verso il cervello. Sembravano dei Teletubbies atletici.

siamo fatti così

Comunque, il male fisico serve anche alla nostra sopravvivenza. E’ come un campanello di allarme che ci allerta e ci fa reagire per contrastare un pericolo. Se non ci fosse il male, se non sentissimo male, il nostro corpo non si renderebbe conto dei potenziali pericoli e quindi morirebbe. Quindi, il male, alla fine, è qualcosa che ci serve. Paradossalmente anche il male è un bene. Se il gnappo cade dal monopattino e si fa male, la prossima volta starà più attento (forse).

Il male metafisico

Poi ci sono tanti altri tipi di male. Il dolore psichico, la sofferenza esistenziale, il male morale ecc. E questi che senso hanno? Qual è il senso di questo male?

In un’epoca in cui tutto cerca di essere spiegato a partire dalla scienza, sia medica che psicologica, ha ancora senso parlare di male? Quando leggiamo i casi di cronaca (omicidi, pedofilia, droga ecc.) tutto cerca di essere spiegato razionalmente. Se qualcuno commette il male magari avrà avuto una situazione familiare difficile. O si invoca la “seminfermità mentale”. Difficilmente si tira in ballo il male. Perché se tutti credono al bene, in pochi credono al male. Il male oltre ad essere un mistero, racchiude in sè una dimensione di velatezza. Cerca sempre di nascondersi. E’ subdolo.

Quindi prima di tutto bisognerebbe iniziare a prendere coscienza sul fatto che il male c’è. E’ una realtà.

Sul suo senso bisognerebbe tirare in ballo la teodicea che studia il rapporto tra la giustizia di Dio e la presenza nel mondo del male. Perché la prima domanda davanti al male è rivolta verso l’alto e questa domanda è un “perché”. Che se il male è in prima persona diventa: “Perché proprio a me?”. Perché se noi abbiamo avuto in dono la vita, che è un bene, dobbiamo anche provare il male? “Che male ho fatto?”. Appunto.

Guardo il gnappo che cade e che mi picchia. Come se io fossi la causa del suo male. Una reazione che è anche nostra, quando ce la prendiamo col Padre per qualche sfiga che ci è capitata. Ma che colpa ne ha il Padre? E che colpa ne ho io?

Il male è una delle possibilità della libertà. Perché se lascio il gnappo libero di girare con il suo monopattino, metto in conto che possa cadere e farsi male. L’alternativa sarebbe tenerlo sotto una campana di vetro. Ma questo sarebbe peggio (Di male in peggio, appunto). E quando sarà grande e gli dovrò lasciare ancora più libertà, dovrò mettere in conto che potrà anche scegliere il male al posto del bene. L’unica mia responsabilità è quella di mettergli davanti il male e il bene, spiegargli in che cosa consistono, avvertirlo sulle possibili conseguenze e poi lasciare a lui la scelta.

Gli dico sempre di andare più piano con il suo monopattino. Ma lui non mi ascolta. Va forte e ogni tanto cade. E se la prende con me. Perché crede che sia io la causa del suo male. E io lo capisco, perché il male è un mistero e quando non sappiamo con chi prendercela ce la prendiamo con il nostro papà. Celeste o terreste, poco importa. Ma noi papà, tanto, ci siamo sempre, anche quando i figli ci mandano via. Non siamo noi la causa del loro male, ma cerchiamo di aiutare i figli quando se lo fanno. Anche se loro non ci vogliono.

Va bè, adesso basta, che se no qua mi scambiano per il BarbaBabbo. Amen.