Il mio nuovo vocabolario-casa. E il Salterello non c’è più

Ci sono momenti della vita in cui il tuo vocabolario si arricchisce in maniera impensabile. Ci sono parole di cui non avevi mai sentito né immaginato l’esistenza che, quando meno te l’aspetti, entrano prepotentemente a far parte del tuo lessico e ti permettono di inserirti in nuove conversazioni che prima, a causa della tua ignoranza in materia, ti erano precluse.

A me è successo dopo essere rimasti incinti, entrando nel magico mondo del corso preparto. Allora avevo imparato tutte queste parole. Ora siamo alle prese con la ristrutturazione di casa e tra una poppata e l’altra ci stiamo muovendo per piastrelle, cessi, porte, e materiali vari.

Anna, per fortuna, se ne intende molto più di me. Io invece non sono né appassionato, né molto interessato all’argomento. Fosse per me avrei preso una casa già a posto (realisticamente il 5% di tutte quelle viste durante la nostra lunga ricerca) o comunque in cui servisse solo un’imbiancata e via. Così io nei nostri pellegrinaggi settimanali per vedere e comprare i materiali da usare la ristruttrazione, mi limito ad accompagnarla, a sbuffare, a far finta di capirci qualcosa, a disconnettere il cervello quando non capisco, a dare gli estremi per la fattura e, possibilmente, a “onorarla”. A ognuno il suo.

Tutto questo giro di parole per sfoggiare le mie nuove conoscenze in materia. Parole nuove, mai sentite prima, ma fondamentali quando uno decide di mettere su casa. Eccole:

Pavimenti: gres, fughe, palladiana, massetto, botticino, piastrelle monocottura, bicottura, rettificato, bisazza.

Burocrazia: Dia, Scia, Cial, visura catastale, visura camerale, riaccatastamento, rapporto aeroilluminanti.

Cessi & co: miscelatore, piletta clic clac, troppo pieno, tecnoril, corian, costa a 45 gradi, vaso sospeso (ma perché nessuno lo chiama cesso? Trovano tutti i sinonimi del mondo: sanitari, vaso, wc…), ideal standard connect, top e lavabo integrato, piatto doccia, soffione, vetro doccia con trattamento anticalcare, rubinetti a colonna, a muro, a due maniglie. Salterello.

Ecco, il Salterello. Dopo la sveglia all’alba per essere tra i primi dal rivenditore per farci fare un preventivo semi-definitivo per il bagno, dopo l’attesa nello showroom pieno di cessi e di lavabi, dopo il freddo in scooter e quell’indirizzo quasi introvabile nella zona industriale dell’hinterland, il Salterello è stata la mazzata finale.

Che cos’è il Salterello? No, non è un ballo tipico del centro Italia, né una danza di società del XVI secolo. Ho trovato questo link che spiega cos’è, sto cazzo di Salterello: “Il Salterello: L’antiestetico tappo in gomma delle pilette tradizionali viene sostituito, nelle versioni più moderne, da un dispositivo di chiusura che scorre all’interno della piletta stessa e che viene comandato da una levetta sistemata sul rubinetto o sul sanitario. In fase di montaggio bisogna regolare con cura il leveraggio per garantire sia la tenuta, sia il rapido deflusso dell’acqua”. Ecco, il nostro nuovo lavabo, se ho capito bene, non avrà il Salterello. Salterello missing.

Ps. la foto “Scegli la tua fuga” (attenzione al refuso, che la “u” e la “i” sulla tastiera sono vicine!) è stata scattata da me da Le Roy Merlin a dicembre durante uno dei nostri giri. Appena prima, avevo immortalato Anna, incinta, davanti a un’esposizione di cessi.