Il mio senso di colpa in una giornata come tante

E’ difficile che mi venga il senso di colpa. Ieri mi è venuto (e probabilmente mi verrà ancora) perché ho lasciato Anna tutto il giorno con il gnappo in casa da sola. E’ un periodo per me abbastanza incasinato, tra lavoro, studio e impegni vari: più che altro public relations futili che cerco di dosare, ma che inevitabilmente almeno una volta alla settimana saltano fuori.

Ieri sono uscito di casa prestissimo, sono tornato a casa un’oretta a pranzo (di cui 20 minuti di pisolino) sono ri-uscito nel primo pomeriggio e sono tornato a casa per le 8. In un giorno ho inserito lavoro, università, spesa (latte, pane e cerette baffi per A.).

Perché mi sento in colpa? Perché a casa non ci sono mai e la totale full immersion di Anna con il pupo immagino non sia una passeggiata. Soprattutto quando lui si mette a piangere per due ore consecutive. Alle 19.12 mi è arrivato questo messaggio:

“Non venire a casa troppo tardi che non ne posso più! Sono 2 ore che piange, spero che svenga in fretta”!”.

La richiesta di aiuto mi sembrava abbastanza esplicita. Così, alle 19.20 esco da lezione, mi fiondo sullo scooter (tipo Zorro che salta dalla finestra sul cavallo nero) vado a fare la spesa per quelle 3 cose che mancavano (latte fresco – che manca sempre – pane e cerette). Mi tuffo dentro all’Esselunga di viale Piave (che di solito è sempre ben frequentata da gnoccame vario) alla ricerca dei prodotti.

Non essendo la mia Esselunga di riferimento non so mai dove solo gli scaffali con quello che mi serve. 1) Trovo il latte (facile). 2) Il pane (quello chimico che prendiamo noi a grano duro del Mulino Bianco) non c’è. Merda. 3) Le cerette per baffi non ci sono (c’erano solo quelle per gambe).

E’ una battaglia per me, non posso venire a casa senza il pane giusto! (E meno male che volevo essere a casa presto). Così risalgo sul cavallo e arrivo fino alla Unes di viale Premuda. Mi rituffo dentro, trovo sto cacchio di pane del Mulino, e ste cerette per i baffetti non ci sono neanche lì. Amen, prendo quelle per le gambe, Anna se le ritaglierà.

Morale: sono a casa alle 8. Il tempo di cenare al volo, di fare il bagnetto al gnappo, di guardare Crozza a Ballarò, di fare la doccia, ed eccoci pronti per andare a letto stravolti. Anna molto più stanca di me (che cmq mi ero svegliato alle 5 ed avevo pirlato tutto il giorno). E lo posso anche capire visto che mi è capitato di restare a casa da solo con lui per al massimo un pomeriggio. Se no nfa il super bravo è sfiancante.

Alle 10.30 andiamo a letto. I vicini stanno facendo baldoria. Faranno due o tre cene con gente a settimana questi qua. Maledetti! Il casino si sente come se fosse in camera nostra. Il gnappo, che si era addormentato da poco, dà segni di infastidimento. Ok, prendo culla, cuscino, tappi per le orecchie e coperte e mi metto a dormire sul divano con accanto il poppante che sgrufola un po’.

Sono le 11 e si sveglierà alle 4.10. Non male. Mega rincoglionito lo riporto in camera per la poppata. Poi ritorno in sala, riprendo tappi e cuscino e mi metto a letto. La sveglia è alle 7 e il pupo è lì lì per svegliarsi. Lo porto con me a far colazione per non svegliare Anna, lo porto in bagno mentre mi lavo e lui (sarà forse perché era già in bagno?) fa una cagata pazzesca (e con un colore strano, sarà forse colpa del vaccino?). Vabé, lo cambio in apnea, lo rimetto nella culla e lui inizia a farmi i sorrisoni. Eh! Si sveglia sempre contento quello là! Alle 7 e mezza sveglio Anna per la poppata.

Oggi, come ieri, tornerò a casa per le 8 di sera, se non più tardi. E domani idem. Spero solo che G. faccia il bravo. Il mio senso di colpa per non essere quasi mai a casa ad aiutare Anna mi assale sempre quando torno a casa. Vorrei avere il dono dell’ubiquità.