Il primo due di picche

Il week end nonnifero è andato bene. I miei sono stati super contenti di avere il pupo in casa ed erano già tristi domenica per quando saremmo andati via. Anna è riuscita finalmente a lavoricchiare un po’ (si era portata dietro il suo pc) e io a fare le mie cose. Siamo anche usciti sabato sera con due miei amici a mangiare la pizza (senza gnappo al seguito) e poi in un bar. Sciambola!

Ma la scena più divertente si è vista domenica pomeriggio quando siamo andati a bere un caffé con due miei amici che hanno una bimba di quasi un anno. Quando io e l’altro papà abbiamo preso in braccio i rispettivi pargoli e li abbiamo messi uno davanti all’altro ho capito che il rimorchiare non ha età.

Giacomo ha quasi subito capito che quell’essere davanti a lui era più o meno un suo simile e si è messo a fare versi esaltati come mai prima d’ora. Si vedeva che aveva voglia di comunicare con la mini-esponente del gentil sesso che aveva davanti. A dir la verità sembrava che ci provasse proprio! Voleva a tutti i costi attaccare bottone a suon di gggghhhhh, ghhheeeee, urletti e tutto il suo campionario di articolazioni vocali degne di un 4mesenne. E non la lasciava un secondo con lo sguardo.

Ovviamente la piccola, come sempre gli accadrà nella vita, non lo cagava di striscio. Proprio non se lo filava. Lui invece, proteso verso di lei, non la smetteva di fare versi ed era carichissimo e sveglissimo. Insomma le sbavava dietro (e non è una metafora stavolta, la bava, come sempre scendeva copiosa sul bavaglino).

Caro Giacomo, quello che è successo domenica, non puoi immaginare quante volte ti succederà nella vita. Comincia pure a farci l’abitudine. Il due di picche è un classico.