Il ruolo dei papà nella famiglia imperfetta

famiglia mulino bianco papà

Venerdì sera, per una volta, mi sono spaparanzato davanti alla tv per vedere Chiedi a papà, programma di cui stanno parlando in tanti, soprattutto sui social. L’idea è venuta a Francesco Uccello, papà blogger e tanto altro, che si è inventato questo “esperimento”: in due parole, mandare la mamma in vacanza per una settimana e far smazzare i figli e le varie incombenze domestiche al papà.

Ero stato coinvolto anch’io per il lancio del programma in una specie di focus group: papà e mamme blogger che si sono trovati a vedere la prima puntata e a fare un brain storming attorno a un tavolo. Impressioni, commenti, critiche, spunti ecc.

Venerdì erano la volta della famiglia Lucci (che vive in una specie di roulotte con le ruote e la stufa a legna a Sulmona) e la famiglia Bellini di Parma. Il format è uguale in tutte le puntate, ma in ognuna è carino vedere come il papà di turno cerchi di adattarsi, di mettersi in gioco, di prendere in mano la situazione e dire: “Ok, no panic, ci pensa papà”. Alla fine, in un modo o nell’altro, se la cavano tutti. I papà capiscono che ce la possono fare e le mamme che l’arte della delega non è poi così male. Come dice Francesco: “Per un papà nullafacente, c’è una mamma consenziente”.

Il problema di tante mamma secondo me è che non riescono a delegare. Si sentono importanti, onnipotenti, indispensabili (non tutte allo stesso modo ovviamente). I papà invece nel delegare sono bravissimi, nel mollare alla propria dolce metà “tutto il blocco” di sassaroliana memoria. Me compreso, ovviamente.

Poi c’è anche quella cosa che va tanto di moda adesso, che se non ne parli sei out. Che “la famiglia è cambiata”, che “il modello della vecchia famiglia patriarcale è scomparso”, che “i papà devono trovare un nuovo ruolo”, che “gli uomini e le donne sono uguali, o comunque complementari” ecc. ecc. ecc. Ma dai. Ce la facciamo ad andare un po’ oltre o siamo sempre sull’acqua calda? Il ruolo del padre è cambiato? E sticazzi?!

Il discorso vero secondo me è che non ci sono modelli. Ogni famiglia è a sè (e questo nel programma si vede bene, visto che ogni puntata dà uno spaccato familiare lontano dagli schemi), non ci sono regole, se non quelle che si danno papà e mamma che nell’avventura della famiglia devono tenere la barra a dritta e provare a contenere quell’entropia che tende ad aumentare all’infinito quando si diventa genitori.

Non c’è un modo di essere padre e madre, tutto sta nell’equilibrio che si può/si deve trovare. Il problema è che oggi in tanti non ci riescono e quindi, purtroppo, la coppia può anche scoppiare. Perché non ci si mette in gioco, perché a nessuno piace fare un passo indietro per farne due avanti insieme, perché siamo egoisti (me per primo), perché ci rinchiudiamo nella nostra zona di confort dalla quale uscire è quasi impossibile.

Trovare l’equilibrio è la cosa più difficile. Prendersi le responsabilità anche. Imparare a delegare per certe mamme e a tirarsi su le maniche in casa per certi papà idem. Per questo un programma come Chiedi a papà è interessante: perché ti fa vedere come la famiglia perfetta non esista, tutti quei modelli che hai in testa e che vedi in tv (o che leggi su certi blog) sono tutte minkiate. La vita vera è un’altra e ognuno ci deve mettere del suo.

In questa avventura i papà ci sono (ma ci sono sempre stati, anche se in modo diverso) e devono avere un ruolo, che in questi anni di cambiamenti e di crisi varie ancora faticano a trovare. Perché i ruoli che hanno fatto per secoli da collante per la nostra società sono poco saltati. E se la mamma è sempre la mamma, il papà c’è? E se c’è, chi è?

Anch’io faccio fatica a capire come essere papà. E so che in tante cose sbaglio. Ma non posso più tirarmi indietro. Questo blog e le persone che passano di qui mi aiutano a capire. Anche se capire non basta, bisogna poi mettere in pratica.

Verso mezzanotte finisce la puntata. Anna va verso la camera da letto. “Qua non c’è Chiedi a papà, perché papà non c’è mai…”, mi dice con un accenno di sorriso amaro.

Ma non si era detto che non conta la quantità, ma la qualità del tempo passato coi figli? Mi sa di no eh…