Il tampone del sabato mattina, gnappo-papà 1 a 0

batteri siamo fatti cosìIl gnappo stamattina era talmente contento che quasi quasi lo porto tutti i giorni a fare il tampone. Dopo averlo svegliato e vestito al volo era subito di buon umore, nonostante non gli avessimo fatto fare colazione per evitare eventuali super-rigurgiti da cotton fioc in gola.

Parentesi [alla mattina ormai vige la legge del contrappasso: quando noi possiamo dormire un po’ è lui che si sveglia presto. Quando invece siamo noi a dover puntare la sveglia lui ronfa beatamente. Sembra quasi che lo sappia e faccia apposta].

Il risultato del tampone per vedere se l’untrice ci ha attaccato lo streptococco lo sapremo lunedì. Giorno in cui lui aveva l’ultima vaccinazione. Quella totale per: morbillo, rosolia, varicella, orecchioni, alluce valgo, gomito che fa contatto col piede, emorroidi e alito cattivo. Ovviamente rimanderemo la puntura a data da destinarsi, sperando che i nostri anticorpi siano stati abbastanza cazzuti da fare un culo così a quei maledetti batteri che si vogliono impadronire dei nostri corpicini.

Al centro diagnostico il nano è stato molto più bravo lui di me. Ha fatto molte meno storie. Anche l’infermiera è stata molto brava ravanando il giusto con quel bastoncino, senza accanirsi troppo. Il gnappo era super incuriosito da quell’ambulatorio con tanta gente, camici bianchi e gli schermi con jingles e lucine coordinate dell’accettazione.

Ovviamente ha fatto una minima resistenza per non farsi infilare il cotton fioc in bocca, ma durante e dopo l’esame non ha neanche pianto. Dopo il secondo tampone (ne abbiamo fatti due diversi a testa) era tranquillissimo e sempre sorridente. Una passeggiata.

Quello più agitato e pauroso ero io, visto che i miei ricordi del temibilissimo tampone faringeo erano pessimi. L’ultima volta sarà stata una ventina di anni fa più o meno. Un incubo. Medici che ravanavano nella mia gola per minuti interminabili cercando qualcosa che non riuscivano a trovare.

E ad ogni tentativo erano conati potentissimi di vomito che rendevano quasi impossibile non muovere la testa. Una tortura cinese. Io preferivo addirittura il prelievo del sangue al tampone. E me lo ricordo ancora benissimo.

Invece, 20 years later, l’esperienza non è stata poi così drammatica. Sì, un paio di conatini, ma niente di più. “E’ stato molto più bravo suo figlio che lei”, ha sentenziato l’infermiera. Mpff, solo perché quello là non parla e non ha mugugnato visto che per lui è tutto nuovo. Ne riparliamo tra qualche anno e tra qualche decina di tamponi. Tiè.

Poi, come nella migliore delle tradizioni, dopo qualsiasi analisi del sangue che si rispetti, siamo andati a fare colazione al bar. L’attenzione della gente ai tavolini attorno era tutta sul gnappo che a sua volta fissava chiunque stesse parlando in quel momento.

Noi non siamo persone troppo espansive (nel senso che non attacchiamo bottone con chiunque passi), ma un paio di battute è impossibile non scambiarle quando cominciano a farti i complimenti per il pupo e a sorridergli. E la cosa fa anche piacere.

Adesso incrociamo le dita. Anna la mettiamo in quarantena. Stop baci. E questa è la peggiore punizione del mondo, peggio delle medicine amare. L’avevo provata anch’io quando avevo l’influenza. Non baciare il gnappo che ti sorride e ti fa le facce è una vera mission impossible. Speriamo guarisca presto.