Il temuto ritorno dalle nostre vacanze di Natale

hard resetSto ancora cercando i tasti per fare un hard reset del gnappo. Perché dopo due settimane passate dai nonni si è abituato a un mood che non è proprio quello standard. Ogni anno il ritorno dalle vacanze di Natale è sempre da raccontare.

Prima siamo andati a casa dei genitori Anna, dove lui giocava con la gatta e si faceva spupazzare dalla nonna. La povera micia non ne poteva più. Lui che voleva accarezzarla ad ogni minuto con i suoi modi non sono proprio delicati. Lei che portava pazienza e che quando lui esagerava gli faceva capire bene che stava oltrepassando il limite. Tipo quando si è girata di scatto e gli ha dato un mini-morso sulla manina. Scena fantastica. Lui non sapeva se ridere o piangere. Ma per precauzione si è allontanato. Mica scemo.

Poi siamo andati dai miei, nella loro casa nuova. Una botta di vita con il riscaldamento a pavimento. Mille attenzioni, giochi e macchinine nuovi, grandi ronfate pomeridiane (mai notturne) e soprattutto grandi mangiate. Il nuovo soprannome del gnappo potrebbe essere Vito, in onore al Vito Catozzo di Drive In. In quindici giorni di abbuffate natalizie ha messo su un pancione e un doppio mento che sembra l’abbiano gonfiato con la pompa.

Dai nonni si trasforma. Diventa un nanerottolo adorabile. Dolce dolce e coccoloso. Io già pregustavo il momento in cui saremmo tornati a casa, perché purtroppo le vacanze finiscono per tutti. Anche per lui. C’est la vie.

E infatti ieri, quando siamo arrivati a Milano e appena lui ha realizzato che eravamo sotto casa ha detto un fantastico: “Noooo!”. (Il sì non lo dice ancora, al massimo lo mima con la testa). Poi, varcata la soglia di casa e dopo aver portato su le 200 borse, borsine e borsone dalla macchina, abbiamo passato tre ore toste. Lui senza più le attenzioni di prima, mentre noi cercavamo di mettere a posto il casino in casa, trasformata in un deposito bagagli.

Lui in sclero totale. Capricci a raffica. Non si sa per cosa. Anche lui probabilmente non lo sapeva. Delirio. Ma quasi divertente. Perché anche quando ci mettevamo ad ascoltarlo e a giocare con lui il capriccio continuava. Qualsiasi cosa non andava bene. Voleva una cosa, poi subito dopo non la voleva più. Mi cercava e poi mi mandava via. Pianti, lacrime, urla, gnolate. Da ridere, visto che sia io che Anna conoscendo il nostro pollo ce l’aspettavamo. E abbiamo fatto buon viso. Con due sculaccetti che sono voltati comunque tra una cosa e l’altra, quando il limite veniva oltrepassato.

Si è calmato solo all’ora di cena. E poi si è addormentato quasi subito con solo due risvegli. Che di questi tempi è tanta grazia, considerato che in vacanza dormiva sempre in camera con noi, mentre ieri è tornato finalmente nel suo lettino in camera sua. Chissà quando tornerà all’asilo. Già mi vedo la faccia delle maestre.

Anna rimpiange il riscaldamento a pavimento. Fa un caldo bestiale. Casa nostra sembra una ghiacciaia al confronto. Per due motivi: perché i vicini del piano di sotto non scaldano e perché io sono in spending review dopo la mazzata delle ultime spese condominiali da cui non mi sono ancora ripreso. Al freddo ci si conserva meglio dicono. E poi stiamo più vicini per scaldarci. C’è più intimità. Ci sono anche i maglioni poi, quelli sono gratis.