Il viaggio della speranza sul tram anti-passeggino

Altro esperimento riuscito. Portare il gnappo in tram. Ma non per un viaggio breve. Praticamente da una parte all’altra di Milano, per andare a fare un aperitivo con il mio ex coinquilino che si è trasferito a Taranto e che era di passaggio per andare a prendere l’aereo a Linate.

Così, per la pigrizia di non spostare la macchina e per la voglia di superare nuove sfide (oltre che per lasciare Anna un po’ in pace a lavorare in casa), mi sono avventurato con passeggino lungo la linea 14/12 da viale Cenisio a corso XXII Marzo.

Passa il tram 14. Verde, nuovissimo, senza neanche un gradino da dover salire per entrare. Perfetto per passeggini, culle, carrozzine, carrelli della spesa, tricicli. Peccato che non fosse il mio. Me ne passano due davanti, quasi per sfregio. Poi dopo 5 minuti arriva il mio 12.

Tram serie 4900, il classico jumbo tram arancione, entrato in servizio il 26 luglio 1976 (come ho scoperto dal sito Milano Tram, a cui ho “rubato”, citando, la foto di questo post). Praticamente l’incubo di qualsiasi mamma con passeggino al seguito (per non parlare dei disabili ovviamente, ma questa è un’altra storia, purtroppo).

Mi si aprono le porte a soffietto che quando si aprono fanno un casino da svegliare un toro dopo il sonnifero. Davanti ho tre gradini adatti per il protagonista di Avatar quando diventa blu. Simpaticamente, come se non bastasse, in mezzo ai gradini c’è piazzato un palo da lap dance che divide la porta in due. Il passeggino ci passaa al pelo. Così un po’ di fretta, con la paura che l’autista mi richiudesse addosso le porte o che partisse con su il gnappo e me a terra, ho sollevato l’Inglesina da dietro, l’ho lanciata su per gli altissimi gradini, ma, non appena anch’io sono riuscito a salire sul primo gradino, mi sono dovuto fermare a metà. Per fortuna ho trovato il classico buon samaritano che da sopra mi ha aiutato a tirare su il passeggino.

Nel lungo tragitto, il pupo guardava fuori dal finestrino, si divertiva a sentire la musica degli zingari – due in tutto il tragitto – che suonavano la loro fisarmonica gitana, e a fissare gli altri passeggeri (con un po’ di imbarazzo da parte mia perché davvero li guardava un po’ incazzoso).

Dopo qualche fermata mi si è seduta davanti una mamma con a casa un bimbo di 17 mesi ed è scattata la classica chiacchierata. Così le ho chiesto un po’ di consigli su come salire e scendere dai tram e lei mi ha detto che oltre a un po’ di tecnica o a farsi aiutare, l’unico modo sarebbe chiudere il passeggino e tenere il bimbo in braccio. Seeeeeeee, io sotto il passeggino avevo di tutto (coperte, giochi, biberon…) ci mancava solo che mi cadesse tutto sotto il tram nello scendere. Neanche a dirlo, mi sono fatto aiutare da lei nelle procedure di sbarco.

L’aperitivo tra uomini è andato bene. Il gnappo è stato bravissimo come sempre, dopo un paio di birre (per noi) e un paio di cucchiaiate di gelato al mango (per lui) che ci avevano servito come “aperitivo”, si è addormentato. Al ritorno stessa solfa dell’andata, con l’anima pia (questa volta un ragazzo canottierato che a prima vista sembrava uno sbandato, ma è stato gentilissimo) che mi ha aiutato sia nel salire che nello scendere. In entrambi i viaggi ho beccato pure i controllori. Ma da quando sono papà cerco di mettermi in regola e stavolta la multa è stata facilmente evitata. Piccole soddisfazioni.

Il pupo si è svegliato sull’ascensore prima di rientrare a casa. E’ stato bravo tutto il tempo. Almeno lui mi rende la vita facile. Così come tutte le persone che, anche in una grande città non proprio a misura di passeggino, sono state pronte ad aiutarmi. Almeno a non rimanere schiacciato tra le porte del tram.