Incontri al parco tra bolle di sapone

bolle di saponeIeri ero al parchetto col gnappo. Di solito ne giro tre, nei dintorni dell’asilo nido. In uno, dove non ci sono giochi, gli do la seconda merenda (se la mangia), poi lo porto sulle altalene e sugli scivoli. Ieri pioveva del sì e del no. Parchetti semideserti, mentre noi, impavidi, abbiamo affrontato le due gocce che venivano giù da quelle nuvolacce minacciose. A un certo punto, visto che le gocce si facevano sempre più insistenti, ci siamo dovuti riparare sotto una tettoia di fresche frasche, lì nei paraggi. E così abbiamo fatto conoscenza di altri bimbi, con annessi genitori al seguito.

La mamma simpa ma tesa. Era col suo bimbo, un po’ più piccolo del gnappo. Di età, non si stazza ovviamente. Super amichevole, di quelle che parlano sempre coi figli (io quando sono in giro col nano invece cerco di non stordirlo troppo di parole, forse è per quello che non parla ancora?). Ha messo suo figlio seduto per terra e gli ha messo davanti tutti i giochi. Un sacco pieno di macchinine, trattori, camion ecc. Tutti oggetti a quattroruote. Saranno state 20 macchine. Tra i tanti modelli anche una Skoda Octavia tipo quella che trovate su questa pagina. Ovviamente le macchinine non erano piccole, pronte per essere ingoiate, ma adatte all’età del piccolo.

Siccome il gnappo gioca sempre coi giochi degli altri e mai coi suoi, ho pensato di tirare fuori i nostri due (2…) giocattoli che mi ero portato dietro (un’escavatore e una macchina di Cars smontabile in due) e metterli in comune. Ovviamente lui giocava coi giochi del bimbo e il bimbo coi giochi nostri. Un classico. E’ come l’erba del vicino: i giochi degli altri sono sempre più belli. Ma a un certo punto la mamma se ne accorge e, con uno scatto felino, toglie dalle mani del figlio la nostra macchinina rossa. “No…”, mi fa quasi per scusarsi “è che non vorrei che se la mettesse in bocca e i pezzi gli andassero in gola”. Ora, come la nostra macchina e i suoi pezzi, molto più grandi della sua bocca (e quasi anche della mia) gli potessero andare in gola, rimane per me un mistero. Ad ogni modo ho sorriso e ho risposto: “Nessun problema, si figuri”. Tenendomi la mia perplessità.

Il papà scoppiabolle. Poi arriva un papà con la sua bimba dai begli occhioni azzurri che stava muovendo i primi passi. Nel frattempo, la mamma finta scazzata si è messa a fare le bolle di sapone. Che per i nani sono un richiamo irresistibile. L’ho sperimentato anch’io. Quando faccio le bolle orde di nani arrivano nei paraggi per farle scoppiare. La bimba col papà si avvicina alle bolle, che, col vento, vanno dove vogliono. Anche in faccia ovviamente. Così il papà premuroso, per evitare che delle pericolosissime bolle di sapone andassero negli occhi alla bimba, gliele scoppia davanti alla faccia. E non appena gliele andava per caso una sulla testa (stiamo parlando di bolle di sapone, non di gavettoni pieni di acqua e farina) prontamente la asciugava. Il gnappo le bolle se le mangia. Per dire. Non vorrei che si scolasse un intero boccettino, ma se gliene scoppia una in faccia è quasi più contento di prima.

La baby sitter con l’iPhone. Al parchetto c’era anche una baby sitter. Italiana, sui 25 anni. Con tre pupi al seguito. Una grande, in bicicletta, che si faceva i fatti suoi, una media, di 4 anni, che spingeva sull’altalena (con una mano, con l’altra era costantemente su WhatsApp) e una piccola (o forse era un maschietto, non si capiva) che non stava neanche in piedi, solo seduto. La bimba di 4 anni, nel mentre si faceva ballare in bocca una mollettina per capelli mentre giocava. La ingoiava, poi la sputava. Poi di nuovo la faceva sparire in bocca. A me sono venuti i sudori freddi per paura che le scappasse giù. Ero già pronto a usare la manovra di Heimlich che mi avevano insegnato al primo soc-corso (qui un video per un veloce ripasso). Ma per fortuna non è successo nulla. Chissà cosa succedeva nel mentre su WhatsApp.

Intanto il piccolo (o la piccola) si è avvicinato a gattoni ai giochi del bimbo e del gnappo. E si è seduto lì a giocare. Nel frattempo la baby sitter lo molla lì e va a spingere l’altalena. Dopo due spinte (io ero lì nell’altalena vicina) sento una voce preoccupata di due signore anziane che erano nella panchina sotto al pergolato, vicine ai giochi (nel frattempo la mamma finta scazzata si era spostata: “Scusi è sua la bambina?”. “Sì, sì”, risponde la baby sitter. “Guardi che ha rigurgitato sui giochi!”. Per fortuna che io, per non saper né leggere né scrivere, i giocattoli del gnappo li avevo rimessi nel passeggino.