Io e mia mamma

In questo mega ponte 25-aprile-week end-primo maggio l’allegra famigliola, composta da Anna + il gnappo, è andata a casa dei nonni materni. Io a causa di impegni vari per portare a casa la pagnotta ne approfitto per godermi un po’ di pace e per andare a trovare i miei.

Ultimamente non sto mai da solo con loro visto che quando ci vediamo c’è sempre il gnappo o altra gente e restare solo noi 3 (mia sorella è in giro per il mondo) mi fa tornare come ai tempi del liceo. La mia camera è più o meno sempre uguale, a parte il fatto che è diventata un simil magazzino-ufficio di mio papà. Ci sono però sempre un sacco di ricordi, di libri che mi piace riprendere in mano le sempre più rare volte in cui torno dai miei.

Ok, dopo questa visione idilliaca del “ma come è bello tornare adolescenti”, eccoci al dunque. Benedico Dio il giorno in cui ho deciso di studiare in un’altra città, di andare via da casa, di farmi la mia vita per i fatti miei. Anche se voglio ai miei genitori un bene dell’anima, più passa il tempo e più sono insofferente. Mia mamma (la tipica mamma ansiosa “dove vai-cosa fai-con chi vai-se vai, vai piano-dove sei andato? ecc. ecc.” mi dà sui nervi.

E’ fatta così ok. Ma viverci insieme sarebbe per me impossibile. A volte capisco quasi i matricidi. Eccheccazzo! C’ho quasi 32 anni, e fammi vivere un attimo! Hai il tuo carattere ansiogeno, ok, ma lassame respirà! Detto altrimenti: “Nun me rompe li cojoni!!”.

Poi per carità, ci vado d’accordissimo, abbiamo più o meno lo stesso carattere e basta uno sguardo o una parola per intenderci al volo. Ma ri-benedico Dio per aver sposato una donna che per fortuna è quasi l’opposto di mia mamma. Non fa domande, non rompe i coglioni, è tranquilla. Ahhhh, che felicità!

Ieri sera la rottura di minkia era: “Hai chiamato Anna per sentire come sta il gnappo?”. Risposta: “No”.

“Perché? Chiamali scusa!”, torna all’attacco.

“Ma perchè? Staranno bene no? Come vuoi che stiano?!”, replico io.

“Ma perché non li chiami, tanto per sapere come va…”. Aridajeeeeeeee!!! E che scassamento di minkia. “Dai allora chiamo io Floriana” (mia suocera ndr), tentando il tutto e per tutto. “No, non chiamarla!”, mi inkazzo io. E via così. Una lotta titanica.

Ogni tanto sogno addirittura di prendere a schiaffi mia mamma e quando mi sveglio mi sento pure in colpa! Inquietante eh?! Sognare di picchiare la propria madre non è bello. Ma è un sogno incoscio, che ci posso fà? E’ un po’ come per le polluzioni notturne. Oddio saranno collegate? Complesso edipico non risolto??

Per fortuna che la distanza aiuta. Sentirla al telefono (tutte le sere ovviamente perché chiama lei) alla fine si può anche sopportare. In fondo si può anche non rispondere…

Ah, ovviamente in questo caso, la volta dopo è una sequenza di “Perché ieri non mi hai risposto? Dov’eri? Eri impegnato? Potevi richiamarmi tu…” e blablablablabbbbbbbbbbbbbbbb