La depressione dopo il parto, l’albero di Sara

Bosco di FedeC’è un nuovo albero nel Bosco di Fede. E quello di Sara, che dopo il parto è stata poco alla volta avvinghiata da “montagne sempre più alte” che le oscuravano il futuro.

Non è mai facile parlare di depressione. Soprattutto dopo la nascita di un figlio, la cosa più bella e straordinaria che può capitare nella vita. Ma sono convinto che parlarne faccia bene: a chi scrive e a chi legge.

Grazie Sara per il tuo albero. Il bosco silenziosamente cresce, poco alla volta, senza fretta. Se volete piantare il vostro, la terra è qui.

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Ciao “vita da papa'”,

questo è il nome con cui io e mio marito ti chiamiamo quando ci capita spesso di condividere insieme gli argomenti dei tuoi post.
Sì, infatti devo dirti che ho conosciuto il tuo blog proprio tramite mio marito che mi raccontava delle tue avventure con il gnappo e tua moglie Anna.
Mi chiamo Sara, ho 39 anni, sposata dal 2008 e mamma da 4 anni di Elisa.
Io personalmente ho iniziato da poco a seguirti, ma dopo aver letto il post “come un barattolo vuoto” non ho potuto fare a meno di volerti raccontare cosa è successo a me…anzi alla mia famiglia.

Dopo un lungo percorso per riuscire a rimanere incinta, finalmente nel dicembre del 2009, pochissimi giorni prima di Natale, il ginecologo ci annuncia l’inizio della tanto attesa gravidanza.
Io e mio marito abbiamo trascorso nove mesi di tranquillità e gioia per tutti i preparativi e finalmente il 05.08.2010 è nata la nostra piccola.
I primi giorni a casa tutto è iniziato a sembrarmi un po’ difficile da affrontare ma cercavo di convincermi che era la classica “leggera depressione post parto” di cui tutti spesso parlano ma che nel giro di 20 giorni scompare senza lasciare tracce.

Purtroppo non è stato così. Ogni giorno che passava mi trovavo di fronte a montagne sempre più alte che mi oscuravano il futuro, tutto mi sembrava impossibile da risolvere, un semplice pianto di Elisa mi appariva come una crisi esistenziale, non riuscivo a pensare nemmeno al minuto successivo senza che mi venisse ansia e soprattutto non voglia di vivere!

Nel giro di un mese sono caduta in una fortissima depressione che non mi permetteva di godere la realizzazione del nostro desiderio più grande che finalmente si era avverato.
Dentro di me mi sentivo “come un barattolo vuoto” senza emozioni né verso la mia bambina né verso mio marito che non sapeva più cosa fare e dire per cercare di aiutarmi a trovare le forze per reagire.

Tanti cari amici e amiche hanno iniziato a gravitare intorno a me…..ma ai miei occhi erano invisibili o addirittura inutili. Sentivo il bisogno di stare sola, allontanarmi da ogni responsabilità di madre e moglie a tal punto di sperare una cosa terribile, che forse ho confidato solo alla mia psicoterapeuta e che ora confido a te e anche a mio marito che sicuramente tra qualche giorno leggerà questa lettera: HO SPERATO DI AMMALARMI DI TUMORE per poter morire SENZA COLPA…..

Mi vergogno profondamente di ciò che ho pensato e scritto, soprattutto nel rispetto di chi è affetto da questo male incurabile…ma purtroppo è quello che ho sperato e pensato nei miei due ricoveri che ho richiesto nel mese di settembre e novembre 2010 quando la mia piccola tatona aveva solo pochi mesi e mio marito si prodigava per sopperire alla mia assenza.

Dal gennaio successivo, riuscivo almeno a far finta di stare meglio e mettere una maschera tutti i giorni ma dentro di me non ero ancora tornata ad essere la Sara di sempre, considerata da tutti solare ed espansiva, fino a quando per bravura o fortuna uno psichiatra della mia zona ha trovato la cura farmacologica giusta e, credo anche con la mia forza di volontà, piano piano, giorno dopo giorno, ho iniziato a vedere davvero quella piccola luce in fondo al tunnel che tutti mi dicevano ci fosse…

Ci ho messo un anno intero per tornare a sentirmi IO….e da quel momento ho cercato di recuperare ogni minuto della mia vita per ridare a Elisa e Marco tutto il tempo che ho tolto loro.
Ancora oggi quando vedo una mamma spingere una carrozzina oppure una dolce mamma in attesa, un leggero velo di tristezza mi appare nella mente al ricordo di ciò che ho passato ma prevale la nostalgia di non essermi goduta il primo anno della mia bimba e il primo anno di genitore insieme a mio marito.

Quando sento persone che dicono “oggi sono depresso”, mentalmente rispondo loro….”no, oggi sei solo giù di morale, è diverso”.
A distanza di 4 anni sono ancora in cura con antidepressivi, che spesso mi chiedo se mi siano ancora indispensabili ma come ho sottolineato me lo chiedo e basta perché ho riacquistato la mia felicità, la mia vita e soprattutto la mia famiglia.

Tutte le mattine mi sveglio con la voglia di vivere la giornata, di svegliare mio marito con un bacio e la mia bimba con il solletico sulla schiena e le braccia…..e come ho detto qualche giorno fa a Marco: “Se dovessi traslare la mia vita da qui a dieci anni, la vorrei esattamente come adesso, nulla di più” credo che questo significhi essere felici…..

Ecco Fede, oggi ho piantato un albero nel bosco……grazie ciao

Sara