La battaglia per riabbracciare mio figlio, l’albero di Mauro

Bosco di FedeC’è un un nuovo albero nel Bosco di Fede. E’ quello di Mauro. Mauro è un papà di 37 anni e la sua storia è uguale e diversa a quella di tanti altri padri separati. Ha dovuto superare prove durissime, lottare con la legge e con la sua ex moglie. Ma dopo nove lunghi anni finalmente è tornato il sereno sulla sua vita e su quella di suo figlio.

Grazie di cuore per il tuo albero. Il bosco silenziosamente cresce, poco alla volta, senza fretta. Se volete piantare il vostro, la terra è qui.

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Mi sono separato nel 2004, con un figlio di 3 anni perché lei mi ha liquidato con un “non ti amo più”… prendendosi figlio, casa, auto e tutto quello che lo stato italiano può dare ad una donna che si separi. Al di là che con la mia ex moglie i rapporti siano buoni ora, la mia sfida è iniziata proprio a febbraio di quell’anno.

Il giudice, come da prassi credo, mi diede un fine settimana ogni due per poter vedere mio figlio. Spesso per lavoro riuscivo a malapena a presentarmi dalla ex che più di una volta mi liquidava dicendomi che avrei dovuto lasciare il lavoro per arrivare prima da lui, oppure con la scusa che “oggi ha la febbre”, “oggi non sta bene”… ma io, a costo di prendermi una denuncia, ogni tanto andavo sotto casa sua, veniva alla finestra e riuscivo quantomeno a salutarlo. Ogni volta che me ne andavo, magari di fretta, sembrando un ladro, mi piangeva il cuore, anche se il suo sorriso mi ha dato sempre la forza per continuare.

Sapete cosa passa per la testa ad un padre che non riesce a vedere suo figlio?

Provate a trattenere il respiro finché potete, poi siete costretti a respirare… i padri come noi non hanno aria quando non ce la fanno più, e capita di sentirsi morire.

Gli anni passano, con le solite accuse da parte degli ex suoceri “Non c’è mai”, “Non si interessa”, “Ma ti passa il dovuto?” ed io cerco sempre di poter vedere mio figlio tutte le volte che posso, magari quando è dai nonni (i miei genitori ).

I rapporti con la ex si rasserenano e comincio a vederlo un po’ più spesso, magari non solo nei fine settimana. Comincia a venire da me volentieri, mi improvviso chef, stiratore, medico, allenatore, dispensatore di consigli, qualsiasi cosa di cui abbia bisogno, cerco di prodigarmi tra il lavoro che mi da quel poco per vivere dato che il resto magicamente scompare, e tra lui e la nuova compagna con cui ho deciso di rifarmi una vita.

Arrivano gli anni delle scuole medie, mia moglie con cinque rapporti naufragati con altrettanti traslochi, si trasferisce in via definitiva a 70 km da me, nostro figlio sta facendo la prima media. E’ gennaio. Mi avvisa che vuole andare a vivere col suo nuovo compagno, nel mentre col passare degli anni, la vita mi ha dato un altra creatura con la mia compagna.

Chiedo cosa abbia intenzione di fare con nostro figlio, lui frequenta la scuola del paese vicino al mio, dove la madre risiedeva. Abbozzo un tentativo di “lascialo con me fino a giugno, poi magari vediamo”. Ma, anche di fronte alla mia compagna se ne esce con un “Per una volta decido per me” e mi fa sapere di averlo già ritirato da scuola e già iscritto nella nuova e che era passata giusto “per correttezza” a dirmelo.

E’ ovvio che mio figlio ha attraversato momenti devastanti a livello psicologico, i cambiamenti sono stati assolutamente radicali: la scuola, i compagni, il dover condividere una casa con una persona che non conosce che, a sua volta, era divorziata con 2 figli. Siamo andati da psicologi, psico-pedagogisti che hanno riconosciuto che lo stato di confusione e profonda tristezza (viveva segregato in casa ) era imputabile alle scelte della madre.

Fatto sta che la scuola nuova mi chiama ad aprile e mi fa capire che se vogliamo lo promuovono, ma con delle lacune enormi, cosa che quasi sicuramente lo porteranno a perdere la seconda media nel caso in cui decidessimo per la promozione… che fare?…

Credo di aver avuto un’illuminazione, credo di aver toccato il fondo e credo che allora, il benessere di mio figlio mi abbia fatto scattare come una molla… l’ho ritirato da scuola. Andando contro di lei, contro il parere di tutti, contro i consigli di ogni amico, ma verso l’unica mia ragione di vita che, in quel momento, aveva bisogno di suo padre.

Ho messo di mezzo nuovamente i giudici, ho affrontato il caso, mi sono esposto per lui dando il cuore e l’animo, chiudendo gli occhi e sperando dal profondo di venir compreso soprattutto da lui. Gli ho fatto un corso di studio nei mesi estivi preparandolo per la scuola dovunque l’avesse fatta.

E poi…

Dal 2012, mio figlio finalmente vive con me, la mia compagna e suo fratello che adora, vive nel posto dove è nato, con i suoi amici di sempre, ha perso 20 chili, si è messo a giocare a calcio ed ha la prima ragazzina al quale è molto attaccato e frequenta con lode la scuola che aveva iniziato, seppur abbia dovuto ripetere la prima.

Una sera del 2013, parlando come facciamo ogni sera (e contento del fatto di essere andato a mangiare una pizza con i suoi amici), mi ha ringraziato. Mi ha ringraziato per non aver mai mollato, perché a tutte le cose brutte che la mamma gli raccontava sul papà lui non ci aveva mai creduto, perché il tempo passato con lui, seppur poco, lui lo portava sempre nel cuore.

Quella sera l’ho abbracciato e ho pianto con lui, senza vergogna, due uomini al lume di una piccola luce. L’ho tenuto tra le mie braccia finché non si è addormentato e mi sono sentito il padre più fortunato del mondo. non importa quanti rospi ho dovuto ingoiare, quante malelingue mi abbiano avvolto negli anni, non importa se sua madre a fronte dell’ordine del giudice di passarmi un assegno per lui non lo faccia (a mio figlio ci penso io e non voglio nulla), non importa se ogni volta che non lo vedevo mi sentivo morire.

Oggi sono un padre realizzato con i suoi 2 figli, ho dovuto aspettare anni, combattere contro tutti e tutto, ma alla fine Dio uno sguardo sulla mia famiglia lo ha mandato e per questo ne sono infinitamente riconoscente.

Quindi, amici miei, non mollate mai. Fate sì che i vostri figli siano il motore che vi da la forza di trovare l’aria quando vi manca il respiro, quando vi spingono a terra, siate pronti a rialzarvi, non lasciate che l’egoismo della gente vi pervada, ma pensate alla vostra creatura sempre.

Oggi è toccato a me, spero che a tanti altri di voi possa succedere di ritrovarsi con il proprio figlio e che la giustizia possa essere davvero tale. Vi abbraccio tutti. Un papà