La polo e il bavaglino

Ieri pensavo di avercela fatta. Ero riuscito a prendere al volo nella bavaglia, la terza o quarta della giornata, l‘ennesimo rigurgito che, non si sa come, non aveva centrato, come al solito, nell’ordine: la sua maglia, i suoi pantaloni, la mia maglia, i miei pantaloni, il nostro divano. Pensavo di essere in salvo. E mi sbagliavo.

Dopo avergli tolto il bavaglino inacidito, lascio il gnappo sul tappeto a giocare. Anna mi porta quello di cambio, ma io, non so perché, non gliel’ho messa. Credevo non servisse più. E sono stato punito. Tempo 10 minuti arriva il secondo sbocchino post cena. Stavolta io ero lontano e ho potuto soltanto guardare la scena impotente e inorridito e gridare: “NOOOOOOO!!!”. Quei dannati succhi gastrici stavolta sono arrivati sulla sua maglia semi-pulita.

E amen. Cambia la maglia, rimetti la bavaglia (che fa pure rima) e rimettiamoci a giocare. Visto che non c’è due senza tre, arriva pure il terzo rigurgitino. Piccolo stavolta. Ma quanto basta per rismerdare il bavaglino pulito appena messo. Niente, ieri sera andava così. Anzi, in questo periodo va un po’ così. Ma non è finita.

Prima di metterlo a letto, poco prima di mettergli il pigiama, lo prendo in braccio per portarlo sul fasciatoio. E lui, con la velocità del fulmine, riesce a fare il quarto rigurgito e beccare anche la mia polo, la seconda che centra in due giorni. Non male come mira.

Ormai quell’odore acido mi segue. Non se ne va più via. Sembro una discoteca a fine serata. Ci manca solo che qualcuno mi butti addosso un po’ di segatura. Meglio andare a comprare un’altra scorta di bavaglini.