La sveglia anticipata e un pomeriggio da soli in casa

Forse ci è andata bene. Nuove conferme che il gnappo non sembra essere un rompicoglioni. Avrà preso sicuramente dalla mamma. A differenza di altri bambini che abbiamo visto in giro infatti non piange disperato per ore senza motivo. Ok, piange anche lui. E a volte è difficile capire il motivo. Di solito sono due: o perché ha fame o perché è stanco e non riesce a prendere sonno. Sembra strano, ma quando vorrebbe dormire a volte non ce la fa subito e si inkazza. Forse ha preso da me che con l’insonnia ci andavo a nozze. (Uso il verbo al passato perché, da quando è nato, appena tocco il letto mi addormento come un sasso).

Ma anche di notte (per ora) non ci fa disperare. Ieri, per aver calibrato male noi le poppate, si è svegliato al mattino prima del previsto. Praticamente alle 5 e mezza era già con gli occhi spalancati. Di solito a quell’ora fa la sua poppata dell’alba e poi si mette buono fino alle 8. Ieri no. Ma è colpa nostra che gli abbiamo dato da mangiare troppo tardi la sera e non lo abbiamo svegliato per l’ultima poppata del giorno, prima che si sparasse la ronfata notturna.

Così, all’alba, quando Anna lo ha rimesso nella culla dopo la “colazione”, le ha sganciato un sorrisone espressivo del tipo: “Bene, e oggi cosa facciamo?!”. Così lo ha fatto “giocare” un po’ (cioè lo ha messo sul suo cuscino nel lettone con la schiena un po’ sollevata tenendogli le mani) e poi lo ha rimesso giù.

Peccato che lui di dormire ormai non ne volesse proprio sapere. Così verso le 7, me lo sono preso e l’ho portato in sala cercando di farlo stare buono con me sul divano e poi nella culla. Tra alti e bassi, tra lamenti e sgrufolamenti, dopo un po’ ce l’ha fatta. Così Anna si è fatta almeno un paio d’ore di sonno al mattino in santa pace. Tutto grasso che cola.

Soli soletti in casa
Oggi poi, per la seconda volta, sono stato in casa da solo con lui. Dalle 13.30 alle 18.30. Anna mi ha affidato la totale gestione del gnappo. Gli ho dato ben due biberon al latte materno, scaldati nello scaldabiberon, da cui puntualmente faccio uscire l’acqua perché ne metto troppa (ancora non ho imparato che basta metterne poca poca). Durante una mia poppata “artificiale” lui si è anche strozzato col latte e si è messo a piangere e tossire. Poi si è riattaccato e ha finito il pasto come se niente fosse.

Ha fatto anche un po’ di pisolini, svegliandosi non appena lo lasciavo da solo (sembra che abbia un sesto senso). Per completare l’opera gli ho cambiato un paio di pannolini e tagliato le unghie (quello fin dall’inizio è compito mio). Insomma, la vita da papà alla fine non è poi così male. Poi, adesso che lui sorride, sta diventando ancora più interessante.