Le 10 cose in cui mio figlio è più bravo di tutti

mio figlio è il miglioreE’ vero, i figli andrebbero incoraggiati, motivati, dando loro fin da piccoli la giusta autostima. Se fanno una cosa giusta è giusto applaudirli. Mai colpevolizzarli invece per un insuccesso.

Io cerco di sostenere il gnappo, di tifare per lui. Non so però se lo faccio abbastanza e nel modo giusto. Di solito la prendiamo con ironia. Di sicuro non siamo i genitori che dicono: “Mio figlio è bravissimo a fare questo, quello e quell’altro”. Perché genitori così ci sono. Quelli per i quali il proprio nano è da premio Nobel già a due anni. Il migliore in tutto.

Non so, forse sbagliamo noi a rimanere troppo con i piedi per terra. A non farci troppi film. Ad alzare un sopracciglio quando il gnappo fa il birichino e a non dirgli sempre: “Uh che bello, uh che bravo”. Perché lui, come tutti, ha già i suoi piccoli difetti. Ma ha anche i suoi pregi. E credo sia giusto ogni tanto riconoscerli.

Ho pensato quindi alle cose in cui Momo, a due anni e mezzo, è imbattibile. Quelle in cui è “il più bravo di tutti”, o almeno quelle che gli riescono davvero bene. Ne ho trovate 10.

1) Dire sempre di no. Durante la giornata c’è un 20% di sì e un 80% di no che esce dalla sua bocca. Quasi per ogni cosa. “Andiamo a lavarci le mani?”, “Andiamo a fare la pipì?”, “Andiamo a nanna?”, “Usciamo?”. Ormai abbiamo smesso di fargli domande. Tanto la risposta è sempre quella. Solo per giocare, guardare i cartoni, mangiare patatine e poco altro, il no diventa sì. Figuriamoci.

2) I rutti. E’ piccolo, ma ha dei subwoofer potenti. Dopocena soprattutto. Li fa e ride. In Oriente è segno di rispetto verso chi ha preparato la cena. Forse l’idraulico era indiano. Burp.

3) Il ciuccio. Devo ammetterlo, è già da qualche mese che gli abbiamo tolto il ciuccio ed è stato bravissimo. Sembrava una di quelle sfide impossibili. Lui e il suo ciuccio per la notte erano una cosa sola. Lo chiedeva di default, quando era ora di andare a letto. Poi, non so come, Anna lo ha convinto che il ciuccio non c’era più. Lui ha fatto un paio di giorni in fissa a chiederlo e poi si è rassegnato. Ora il ciuccio è solo un ricordo.

4) Il pannolino. Come per il ciuccio, anche lo spannolinamento è andato piuttosto bene. Da come eravamo partiti pensavo peggio. Invece devo dire che Momo si è comportato piuttosto bene. Almeno per adesso. Cè voluta una settimana di ambientamento, di mocho in azione h24 a pulire il pavimento, di incazzature, incoraggiamenti, ceri accesi in chiesa e coordinamento con le maestre. Ma adesso il gnappo fa la pipì senza problemi nel vasino. Basta ricordarglielo ogni tanto.

5) Testate, morsi e schiaffi. Il gnappo è un mix di Zidane, Suarez e Bud Spencer. Gli girano le balle subito se gli dici di no. E inizia a menare. Deve scaricare la rabbia accumulata chissà quando. E il problema è che la scarica su di noi. Sempre meglio che sul primo bimbo che incontra al parchetto. Ma qui dobbiamo migliorare. Soprattutto in vista del fratellino che vorremmo arrivasse a spegnere almeno la sua prima candelina sano e salvo.

6) Giocare a pallone. Nonostante la mia avversione al calcio, il nano ha i piedi buoni. Tira la palla in aria e riesce a calciarla al volo. Anche una mamma al parchetto è rimata colpita dalla scena. Ha mira. Corre dietro al pallone senza paura. Potrebbe avere quello che nelle pagelle chiamano “senso del gol”.

7) La cacca. Sicuramente non è stitico. Siamo arrivati anche a tre volte al giorno. Ancora non ho capito se è perché adesso mangia il gelato o troppa frutta. Lui non dice mai che gli scappa. Dice un generico: “Pipììì!”. E invece, dal sorriso enigmatico da sforzo sul vasino, poi scopri che è altro. Ma pian piano sta ingranando. Ogni tanto le maestre, all’uscita dall’asilo, ci regalano un sacchettino trasparente con dentro le sue mutandine. Finiscono direttamente nella spazzatura. Considerando che è ancora piccolo e visti i progressi non mi preoccuperei più di tanto.

8) La vita sociale. Devo ammettere che quando lo portiamo fuori la sera, le poche volte che capita, di solito non ci fa fare brutte figure. E’ un animale sociale. Gli piace vedere gente, farsi elargire sorrisi dagli sconosciuti, mangiare fuori, tirar tardi. Non è di quei bimbi che alle 9 e mezza si addormentano sulla sedia. Tira dritto. Poi al mattino è catatonico, ma dopocena siamo noi ad avere più sonno noi di lui.

9) I pisolini. Il gnappo praticamente è un mio clone. Lo dicono tutti. Non mi somiglia solo fisicamente, ma anche per abitudini. Siamo animali da letto. Ci piace stare orizzontali. Tutti e due vivremmo sul lettone. E siamo anche pisolatori da competizione. Io riesco a tirare fin verso le 5 se mi impegno. Lui idem. Al pomeriggio dormiamo meglio che alla notte. E infatti sia all’asilo che a casa servono le cannonate per riportarlo alla realtà e dargli la merenda.

10) La mammite. Siamo nella fase di mammite acuta. C’è la mamma, la mamma, solo la mamma e ancora la mamma. Io lo capisco. Anch’io ero un mammone. Non c’è niente di più bello che stare in braccio e farsi baciare dalla mamma. I baci del papà non sono la stessa cosa. La chiama sempre, soprattutto prima di addormentarsi, oltre che di notte. “Mammaaaaaa”, è diventato un jingle inarrestabile.

In tutto questo è proprio bravo. Ma forse è meglio non farglielo sapere. Se ha preso l’autostima da me potrebbe esaltarsi fin troppo facilmente.