Le 10 regole per il parco giochi

cartello regole parco giochiIn questi giorni ho un po’ più tempo per stare col gnappo. Così, quando riesco, lo vado a prendere all’asilo e poi andiamo a fare un po’ di giri, a piedi o in bici. Destinazione preferita, il parco giochi, dove lui si fa un po’ di scivoli, di altalena, si fa la sua seconda merenda per tirare fino all’ora di cena e si diverte come può. Magari tirando calci ai palloni degli altri che gli capitano casualmente tra i piedi. Così, uno di questi pomeriggi, mentre lo stavo spingendo sull’altalena, assorto nei miei pensieri, ho pensato ai “must have” di un perfetto genitore al parchetto. Ecco i miei:

1) fare un po’ di pre-tennistica. E’ come la pre-sciistica, solo che questa mi servirebbe per tenere allenato un braccio, quello che serve a spingere l’altalena. Dopo diverse sessione di spinte, il mio braccio si indolenzisce. Sarebbe meglio prepararlo con un po’ di stretching e flessioni su una mano (see, magari ci riuscissi a fare le flessioni su una mano). Poi, per spingere dritta l’altalena, senza farla sculettare troppo, serve coordinazione. E’ indispensabile avere il polso fermo.

2) avere la velocità di reazione e lo scatto di una faìna. Soprattutto quando il nano inizia a correre, volendo salire sull’altalena, mentre sull’altalena ci sono già altri bambini. Per fermarlo in tempo ed evitare che un’altalena gli vada sulla faccia mi serve lo scatto di Andy Murray e di Serena Williams messi insieme quando vanno a rete dopo un infingardo tiro corto. (I tennisti sono scelti a caso, di sport non me ne intendo tanto).

3) avere lo sguardo a 360 gradi tipo camaleonte. Serve in particolare quando il gnappo vuole salire sullo scivolo da sotto, mentre un’orda di bambini si sta mettendo in coda per scendere. Per evitare l’impatto e dare la giusta precedenza a quelli che stanno sopra, devo toglierlo da lì prima che un bambino si sieda sullo scivolo per scendere. La coordinazione tra una discesa e l’altra è fondamentale.

4) dotarmi del miglior sorriso di circostanza, quando il gnappo si avvicina agli altri bambini. Dimostrarmi amichevoli e far capire che il nanetto, anche se prenderà in mano qualche gioco altrui, fondamentalmente è innocuo. Quando si sarà stufato di stare lì, controllare che non si sia imboscato qualche gioco altrui.

5) controllare che gli altri bambini non si freghino i suoi giochi. Finora siamo riusciti a farci cionflare i seguenti oggetti: degli animaletti di plastica, una palla, una sciarpa e un cappellino. (A dire la verità se li è fatti cionflare Anna). Fondamentale comunque è riuscire a tenersi vicino il passeggino ad ogni spostamento. Oppure avere una vista telescopica da aquila, unita a quella del camaleonte.

6) improvvisare conversazioni sul nulla con altre nonne o mamme. Con i papà non mi serve più di tanto, basta un sorriso. Le più gettonate sono quelle sul tempo (l’estate che non arrivava mai finalmente è arrivata, le zanzare che sono in arrivo per l’umidità, le nuvole all’orizzonte ma speriamo che non piova, che bello/bravo/simpatico/grande che è suo figlio ecc.). Un corso di improvvisazione teatrale potrebbe essere utile.

7) guardare le gnocche senza farmi sgamare. Di questo ho già parlato qui e non mi dilungo. Diciamo che gli occhiali da sole possono aiutare.

8) essere irremovibile quando è ora di andare via e non cedere a pianti, proteste, capricci, sceneggiate afro-siculo-cubane. In questo il gnappo si sta dimostrando abbastanza bravo. Quando capisce che è ora di andare fa un po’ di scena, ma appena usciamo dal cancello gli passa subito.

9) trasformarmi in cecchino con le zanzare che insidiano me e il gnappo. Dopo aver individuato quelle le maledette che si posano sulla sua pelle cicciosa, devo fare presto. Serve precisione, decisione e delicatezza allo stesso tempo. Mica gli posso mollare un ceffone per uccidere una zanzare. Devo entrare in azione senza che il gnappo si accorga di niente. Come un perfetto serial killer di zanzare. Nel mentre, devo stare attento che non pungano me.

10) evitare che il gnappo venga preso da qualche pallonata vagante. I bambini più grandi che giocano a pallone ci sono sempre. Io, che non sono di quelli che cazzia i figli altrui, cerco di agire intercettando la traiettoria del pallone. Quando giocavo a calcio, visto che ero una schiappa, mi mettevano sempre in porta. A qualcosa forse è servito.

Queste sono le mie regole al momento. Ma sicuramente ce ne sono altre. E poi ognuno c’ha le sue. Se ne aveste altre sarei curioso di saperle. Così magari cerco di mettermi avanti. L’inverno, per fortuna, è ancora lontano.