Lotta continua

lotta continuaIngestibile. Il gnappo sta diventando abbastanza ingestibile. Saranno i terrible half past two, ma secondo me da quando gli abbiamo tolto il pannolino. ha fatto uno scatto di crescita che neanche Ussain Bolt nei 100 metri. E’ cambiato. Ma di brutto e in poco tempo. E’ cresciuto in tutto: fa capriole, salti, saltelli, corse all’impazzata, di tutto e di più, basta non stare mai fermo. E più dinamico, meno impacciato. Ha l’argento vivo addosso. E poi ha caricato nuove espressioni, sempre più birichine, anche da stronzetto. Ci piglia in giro spesso e volentieri. Di già.

Ormai non ci ascolta già più. Mentre gli spieghi le cose, lui disconnette il cervello. Si vede che anche le sue scimmie sono cresciute e fanno più casino là dentro. Si è invivacito di brutto. Diventando sempre più un balosso, un brighella, un taramasso, uno scugnizzo, o come volete chiamarlo. Il concetto è che è molto, ma molto più impegnativo.

Ovviamente dopo una settimana dai nonni con Anna diventa difficile riportarlo in carreggiata. L’anarchia dilaga. Bisognerebbe introdurre la legge marziale in casa, non lasciargli più spazi di manovra, lotta dura senza paura. Ma come si fa…

Ogni giorno comunque è una lotta. Per ogni cosa. Si comincia con l’alzarsi dal letto, poi per farlo mangiare, lavarsi, fare la pipì, vestirsi per uscire (mettergli i pantaloni è un’impresa titanica, scalcia come un matto), infilargli le scarpe. ieri per la prima volta l’ho fatto uscire senza: appena ha messo i piedi nudi sullo zerbino di casa se le è volute subito mettere (come tecnica ha funzionato). La lotta finisce quando varca la porta dell’asilo. Per poi riprendere all’uscita: per andare via dal parchetto, per farlo giocare con gli altri, per farlo restare seduto a tavola per cena, per farlo mangiare, per mandarlo a letto.

Ecco, per metterlo a a nanna i tempi si sono drammaticamente allungati. Lui dopocena si carica come una molla. Tu cerchi di tenerlo tranquillo, ma lui è esagitato. Quando poi va nel suo lettino vuole sempre la manina. Poi vuole l’acqua. Poi ancora la manina. Poi si gira 200 volte su se stesso. Poi si alza e ti abbraccia. Poi ti chiama. Poi chiama la mamma. Insomma, un’agonia.

Ieri dopo un’ora di inutili tentativi, dalle 10 alle 11, ho alzato bandiera bianca. Me ne sono andato dalla sua camera incazzato e frustrato. Anna ha capito la situazione e mi ha dato il cambio. Non posso perdere un’ora della mia vita al buio ad addormentarlo. Io riesco a reggere la mezz’ora, non di più. La pazienza non è il mio forte.

L’unica cosa in cui non è cambiato sono i suoi risvegli di notte. Due quando va bene. Per incubi, perché vuole la mamma, perché vuole bere, sarcazzo per cosa. So solo che finché non vai di là in camera sua, lui non si calma. I denti ormai gli sono spuntati tutti tranne i molari. Poi anche quelli non saranno più una scusa.

Insomma, io sono ‘coppato. E non voglio neanche immaginare come si senta Anna che se lo smazza tutto il giorno, con le nausee da gravidanza e il vomitino furente che ogni tanto le arriva quando meno se l’aspetta. Dovrei regalarle una settimana da sola in beauty farm per farle riprendere le forze.

Che poi il gnappo a volte è adorabile. Ieri, dopo una scena madre al supermercato (io e lui da soli a fare la spesa, tra gli scaffali ne ha combinate di tutti i colori) sono rimasto a arrabbiato tutto il pomeriggio. Poi alla sera si è messo a fare il bravo: baci, abbracci, sorrisi, coccole. E come fai a non perdonarlo? Piccolo Giuda.