Ma le famose cene con gli amici?

StargateI due trasfertisti sono tornati all’ovile. Il gnappo è cresciuto. Dai nonni ha mangiato, si è divertito, si è allenato per camminare e ha fatto divertire tutti. Di notte non ha fatto dormire nessuno. Soliti risvegli, ormai ci siamo abituati, anche se io, in sei giorni, mi sono facilmente disabituato e adesso tornare a vagare per la casa in piena notte stile zombie sarà dura.

Nel frattempo, visto che abbiamo un numero imprecisato di cene con amici in arretrato ho organizzato una full immersion di visite. Stasera due miei amici da noi per una pizza, sabato noi tre da altri due amici per cena, domenica una mia amica con figlio 5enne da noi. Sono talmente tante le cene da recuperare che questa full immersion nel week end era necessaria.

Dico era, perché il gnappo ha la febbre. Trentotto e otto (38.8). E io cosa devo fare se non tirare craniate contro il muro? Praticare esercizi yoga visti alla tv? Raparmi a zero e trasformarmi in monaco tibetano con tanto di fetta d’arancia in testa, tipo quelli di una vecchia pubblicità delle Halls Mentoliptus? Mettermi a fare le parole crociate? Andare ad acquagym per dimenticare?

L’ultima febbre era arrivata dopo che io e Anna eravamo andati a Firenze, quando era stato un paio di giorni dai nonni. La storia si ripete in quest’ordine: nonni-ritornoacasa-febbre. Quando si fa un mese d’asilo ininterrotto, con neve, freddo, bufera, niente. Sano come un pesce. I suoi compagni d’asilo saranno peggio degli untori di manzoniana memoria, ma i suoi anticorpi se ne fanno un baffo. Gli fanno un mazzo tanto.

Poi, lo porti dai nonni, in due città con meno smog, con più verde, con pappe più buone, senza compagni d’asilo che gli sbavano addosso e lui cosa fa? S’ammala. Ho sempre detto io che l’aria di Milano fa bene. Altro che le Dolomiti. Però io una mia teoria ce l’ho. Ho capito quando s’ammala. Non ho prove scientifiche, ma solo intuito medical-paterno. Secondo me lo frega (e ci frega) il viaggio in macchina.

Nel seggiolino lui s’addormenta che è un piacere. Dorme per quasi tutto il viaggio (dall’una alle due ore di solito) e dormendo suda. Poi, quando c’è da scendere, lui si sveglia fradicio. Tu cerchi bene di coprirlo con la giacca, di parare tutti gli spifferi, di evitare lo sbalzo termico. Tutto inutile. In quel millimetro che separa l’abitacolo dal mondo esterno, come in uno Stargate, ci trovi gli alieni pronti ad attaccare. E’ lì che lo beccano. E lì come in un poltergeist, rivedi tutta la storia che comincia da capo: pediatra, medicine, aerosol, notti ancora più insonni, Anna che s’ammala, io che mi ammalo. Basterebbe copiare e incollare uno dei vecchi post.

“Lasciami gridareeeeeeee, lasciami sfogareeeeeeeee… Io non sono capace di stare a guardare questi occhi di brace e poi non provare un brivido dentro….”