Mammite acuta e anarkia totale

mammite acutaMamma, mamma, mamma, mamma, mamma e mamma. E poi ancora: mamma, mamma, mamma. Ho dimenticato qualcuno? Ah sì, la mamma. Il gnappo è in piena fase di mammite acuta. Ma non solo: tutte le precedenti fasi, nei suoi terrible two, si stanno sovrapponendo. Vi ricordate la fase no? Quella ovviamente c’è ancora. E la fase schiaffi + morsi? Anche quella è rimasta e non accenna minimamente a diminuire. Per non parlare poi della sindrome da abbandono. Figuriamoci, adesso è a livelli esponenziali. Si è aggiunta anche la fase “mio”, anzi “mia”. E’ tutto suo, al grido di “èèè a miaaaa!!”.

Nelle scorse settimane, più o meno da quando abbiamo iniziato le vacanze, si è aggiunta una potentissima mammite. Momo non riesce a staccarsi da Anna per più di mezz’ora. Devastante. Neanche stiamo giocando io e lui a palla e ci stiamo divertendo un mondo. Una volta si è fermato di colpo, gli è venuta in mente la mamma e voleva andare da lei.

Io una teoria ce l’ho.

Secondo me lui teme che lei lo abbandoni per il fratellino in arrivo. Anche se tutti pensano che sia piccolo, ha capito benissimo chi c’è là dentro e come funziona la storia. E ha intuito che prima o poi quello là potrebbe spodestarlo dal trono. Così si attacca alla mamma a mo’ di cozza.abbraccio mamma gravidanza incintaAdesso quando qualcuno gli parla del fratellino lui si alza la maglietta e fa vedere la pancia a tutti. Tenero. E la sera, prima di metterlo a letto, quando la mamma si cambia, vuole dare i bacini alla pancia. C’è da sciogliersi nel vedere la scena. Il fatto che “il nuovo” ancora non abbia un nome (siamo come sempre al ballottaggio tra due o tre, ma dobbiamo deciderci definitivamente per uno, e non è così facile…) sicuramente non aiuta. Adesso lo chiamiamo con un generico “il tuo fratellino”.

Per il resto siamo all’anarkia più totale. In vacanza è saltata ogni minima regola. Non tanto al mare, quando bene o male, con gli altri nonni prima e noi tre da soli poi, siamo più o meno riusciti a tenere botta. I vizi sono aumentati in montagna dai miei. Tanto per dirne uno, la cena sul divano davanti a Peppa Pig, nell’unica sera in cui io e Anna siamo andati a mangiare fuori da soli (con successivo pianto inconsolabile prima di andare a dormire senza di noi).

E poi pisolini pomeridiani nel lettone, addormentamenti tra noi due con bacini alla mamma, pipì quasi sempre en plein air (tanto che ormai è diventata per lui un’abitudine farla in piedi fuori casa), capricci alle due e mezza di notte perché vuole venire nel lettone… Cose così insomma.

Il tutto farcito da testate al papà, morsi alle mie braccia e dove capita, pianti e proteste. Ma soprattutto il brutto vizio di allontanarsi da noi. Anche se per fortuna in in strada passavano poche macchine, sia al mare che in montagna, siamo dovuti stargli dietro non poco. Si vede che si sentiva libero e viveva la vacanza come fosse un grande campo giochi. A Milano infatti non era mai successo. Sul marciapiede ci dà sempre la mano.

Allora gli spieghi con le buone che non si fa, che c’è la strada, che ci sono le macchine, che non si può allontanare da solo dal papà e dalla mamma ecc. ecc. E mentre gli parli lui disconnette il cervello. O si butta per terra e non ti vuole ascoltare. Dopo l’ennesimo “hai capito cosa ti ha detto il papà?”, “Sììì”, risponde lui, con voce poco convinta. E infatti dopo due minuti va ancora via da solo. Santa Pazienza.

Invece quando sta con gli altri bambini diventa un santo. “Oh, ma come è bravo!”, dicono tutti. “Siete proprio fortunati, guarda com’è tranquillo!”. E’ vero, Dr. Jeckyll e Mr Hyde ci sono ancora. Io l’avevo detto in tempi non sospetti. Agli occhi di un estraneo infatti il gnappo è veramente il bambino più bravo del mondo.

Ai suoi scleri in casa ormai ci abbiamo fatto l’abitudine. Permaloso come pochi e irascibile. Non gli puoi dire di no, né fare osservazioni. Seee. Ma in un modo o nell’altro la sfanga sempre. Anche perché gli occhiettini da furbo, le fossette e il sorriso a 16 denti ti conquistano sempre.

Adesso dobbiamo far fronte alla mammite. “Mamma mia!”. “E’ a mia!”. Siamo dentro alla fase edipica con tutte le scarpe. Vuole la mamma e cerca di eliminare il papà.

“Di chi è la mamma?”, gli ho chiesto per metterlo alla prova. “E’ a mia!”.
“E il papà di chi è?”. “Della mamma”.

Bè, poteva anche andarmi peggio.