Matrimonio sarà. Sensi di colpa? No grazie

lino banfi comandante tombale pappa e cicciaCi siamo. E’ tutto pronto (o quasi). Si parte per il matrimonio dell’anno. In trasferta. Destinazione Puglia, con i miei migliori amici. Quasi fratelli. I miei ex coinquilini. Mi sono già guardato su Google Maps dove staremo. Una villa vicino al mare. Tutti insieme, nella stessa casa. Come ai vecchi tempi. Però, stavolta, tutti muniti di fidanzate. E, uno, di figlio 4enne al seguito. Noi senza gnappo invece e dopo la festa ci attaccheremo una vacanza di qualche giorno. Come quando eravamo sfigliati. Senza quel nanetto sorridente e sbavante che a 16 mesi c’ha già le sue idee. Quel fagotto che gira per casa sulle sue gambotte, tutto ciondolante. Ogni tanto, quando lo guardo camminare da solo per la sala, ancora mi chiedo: “Ma che cacchio ci fa lui qui? Da dove è entrato questo qua?”.

Anna lo ha portato ieri dai nonni. E’ stata una notte con lui e oggi tornerà alla base. Sistemiamo le ultime cose (biglietti aerei vestiti, valigie ecc.) e domani si parte. Stasera la porto a cena fuori. Così, giusto per anticipare di un giorno la vacanza e riassaporare per un attimo com’era la vita quando eravamo solo due cuori e uno scooter. Quando uscivamo la sera senza portare su e giù il passeggino dalle scale. Quando non guardavamo l’orologio per sapere a che ora rientrare. Oppure quando, finita la cena, tornando a casa ci fermavamo in gelateria. Anche se era l’una di notte. Per dire.

Resteremo una settimana senza il nanetto. Lo abbandoniamo dai nonni e so già che quando torneremo ce la potrebbe far pagare. Tipo quella settimana con 10 risvegli per notte. Ma lo mettiamo in conto. Possibili effetti della sindrome della abbandono. E poi un po’ di giustizia: “Ve la siete spassata senza di me? Ok, adesso mi vendico un po’ io!”. Ci sta.

Quando ho detto a una mia amica che saremmo andati via da soli, per una settimana, mi ha guardato con gli occhi fuori dalle orbite: “Io non ci riuscirei mai!”, mi ha risposto. E mi ha raccontato che una volta, quando aveva solo le due bimbe, era tornata in anticipo da un week end da sola con suo marito in montagna. Le mancavano troppo le figlie e non riusciva a stare senza di loro. “Come fate ad andare via tranquilli?”, mi ha chiesto. “Io avrei paura che possa succedere qualcosa! Proprio non ce la faccio. Ho il terrore che mi succeda qualcosa e che i miei figli rimangano senza di me”.

Ora, Silvia, la mia amica, di lavoro fa la mamma (ah, con una signora che le fa le pulizie e all’occorrenza fa la baby sitter 8 ore al giorno, 5 giorni su 7) e ha due genitori straordinari. Sua madre le fa tutto. Addirittura teneva la sua primogenita a dormire con sé per lasciarla tranquilla nella sua seconda gravidanza. Abitano in due appartamenti attaccati in una mega villa con giardino. A sua madre lascerei il gnappo anche per un mese, non per una settimana. So che lo accudirebbe molto meglio di quanto potremmo fare io e Anna messi insieme.

Per carità, capisco l’ipocondria. Anch’io ogni tanto mi faccio delle seghe mentali. Però, dico, posso non andare più in giro perché ho paura che mi succeda qualcosa? E poi, se proprio mi dovesse succedere qualcosa (sto prendendo il fazzoletto nella tasca davanti dei pantaloni, non è che mi sto toccando…) sarei più preoccupato per me che per il gnappo no? Un po’ come quando Anna era in gravidanza e tutti le avevano sconsigliato di andare in scooter. La ginecologa le disse: “Al bimbo non fa male lo scooter, però ovviamente non cada, ma perché non si faccia male lei prima di tutto”. Insomma, non è che ho la fissa di lasciare orfano mio figlio. Più che altro mi girano le balle se mi faccio la bua ecco.

Ma credo che di genitori così ce ne siano tanti. Di quelli che pensano al peggio e non si riescono a staccare dai figli. Perché hanno paura che “succeda qualcosa”. Ora, ma che cacchio deve succedere se prendo un aereo per andare in Puglia? Cade l’aereo? (Ops, mi scappa di soffiarmi il naso…). Mi viene in mente Lino Banfi sull’aereo in Pappa e Ciccia: “Fumate pure, tanto se deve succedere, succede”. Ok, lo ammetto, faccio di tutto per non sentirmi in colpa. Ma quando sento le ansie delle mie amiche mamme mi sento già più sollevato.