Mi lasci? Ti seguo! Ecco la sindrome da abbandono

Dopo una settimana di inserimento al nido il gnappo sta realizzando che tutti i giorni a una certa ora lo portiamo in quel posto grande pieno di giochi e bambini, con le pareti colorate e quelle cose strane davanti ai termosifoni.

Ha capito che lo sgnacchiamo lì per circa 5 ore al giorno e che in quelle 5 ore noi ce ne andiamo a fare altro. Spero abbia realizzato anche che ogni giorno poi lo andiamo anche a riprendere e che non abbiamo intenzioni di farlo dormire lì, tra quelle pareti colorate.

Lo spero perché è da un paio di giorni che presenta i sintomi della classica “sindrome d’abbandono”. Ieri ad esempio, cosa mai vista, al nido ha pianto disperato tutto il pomeriggio calmandosi solo quando le maestre lo prendevano in braccio o cagavano solo lui (cosa impossibile avendo altri marmocchi smocciolanti a cui badare).

A casa uguale. Appena torna ovviamente gli forniamo una seria dose di coccole. Poi lo mettiamo sul suo tappeto a giocare. E appena ci alziamo scoppia in lacrime (in realtà è quel pianto senza lacrime, ma comunque strilla disperato). Addirittura riesce ad alzare il sederino pannolonato e si mette a gattonare per raggiungerci (eh sì, ora sa anche gattonare se vuole). Di solito è pigro e fa strano vederlo arrivare quasi trafelato per venirci vicino come se avesse bisogno di un contatto fisico.

In realtà ha letto Anna in giro che verso gli 8-9 mesi nel bambino c’è una “crisi da abbandono”. E il gnappo è esattamente in quel periodo. Mettici dentro anche l’inizio dell’asilo e l’effetto “Torna a casa Lessie”, “Senza Famgilia aka Dolce Remì”, “Papà Gambalunga” è assicurato.