Non si danno gli schiaffi! 不要給摑 !

cina schiaffiC’è da dire una cosa. Il gnappo, in quanto a coerenza e a tradizioni, è un vero maestro. Più o meno un anno fa (grazie caro blog che tieni il conto di quanto tempo è passato) era iniziata la fase schiaffi. Mi sono accorto che potrei copiaincollare paro paro tutto il post di allora e ripubblicarlo oggi: perché siamo sempre al punto di partenza. Anzi, forse anche peggio visto che crescendo ed essendo più forte e dinamico il nano adesso, quando ha i suoi scleri, ci fa ancora più male.

Praticamente non gli puoi dire di no o fargli fare una cosa che non vuole. E’ una lotta continua (anche se gli anni 70 sono finiti e la sinistra extraparlamentare è solo un ricordo). Alla fase schiaffi (più che fase ormai siamo nella “routine schiaffi“) adesso si è aggiunta anche la fase testate. Sì perché quel barattolo di due anni e mezzo in olio d’oliva fa di tutto quando è arrabbiato. Pizzichi sul collo, calci, morsi, schiaffi e testate alla Zidane. L’ultima volta eravamo sul lettone: ha caricato come un Capricorno e mi ha dato una capocciata in pieno naso. Non sto a dire il male che ho provato. Da lacrime agli occhi. Quasi da rottura del setto nasale.

Ma la vera rottura è un’altra. E’ il fatto che le abbiamo davvero provate tutte. Ma tutte. Con le buone non funziona, con le cattive non funziona. Provare a farlo ragionare non funziona. No, quando gli salta la mosca al naso è una furia. Deve per forza sfogarsi su qualcuno o qualcosa. E a tiro ci siamo noi. Poi, quando esagera davvero, allora va a finire o che le prende sul sedere o che piange per disperazione quando ad esempio io lo tengo solo lontano con un braccio evitando che si avventi contro di me mi colpisca.

Praticamente ormai l’unico motivo per cui lo sgridiamo è perché ci mette le mani addosso. Perché per il resto è mediamente bravo. Cioè, quando è in buona, perché altrimenti appena gli diciamo di no o gli facciamo fare qualcosa che non vuole (tipo: andare a lavarsi le mani, fare la pipì, vestirsi, mettersi le scarpe, uscire di casa, cambiarsi sul fasciatoio ecc.) è un attacco su tutta la linea, manco fosse un gladiatore. Infilargli i pantaloni per noi adesso è diventato un vero sport estremo.

L’unica consolazione è che per fortuna mena solo noi. Fuori casa non è aggressivo, anzi, è il bambino più tranquillo e simpatico del mondo. Poi quando siamo a casa si trasforma in piccolo Mr Hyde. Alla fase schiaffi poi unisce la “fase del no”, di cui già avevo parlato a suo tempo. Ma che un nano dica no quando non vuole fare una cosa non mi dà fastidio, cioè, lo capisco, ci sta. Ma l’aggressione fisica a due poveri genitori inermi che cercano di educare un piccolo adolescente di 30 mesi, bè, anche no.

E’ così. Ci vuol pazienza (che Anna ha più di me). Ma è frustrante comunque. Perché ti accorgi che sei sempre al punto di prima. E che pur con tutti gli sforzi e tutta la calma di questo mondo e tanta buona volontà, purtroppo il carattere non si cambia, a meno che non cambino da sé col tempo. Quello lì è un incazzoso e un rissoso (oltre che paraculissimo).

Poi coi nonni si mette in modalità santo. Si siede sulle loro ginocchia e sta fermo e bravissimo. A noi invece salta sempre addosso, anche quando è tranquillo. Non sta mai fermo e con me fa sempre i salti sulla mia pancia (attentando spesso e volentieri anche ai miei zebedei). Un trattamento di favore insomma.

Ma si può avere un Mike Tyson in casa? Un nano da giardino che ancora non ha capito (e forse non capirà mai) che il papà e la mamma non si picchiano? Che non sono sacchi da boxe su cui sfogarsi? Oh, io le ho provate tutte. Non ho ancora provato a dirglielo in cinese. Secondo Google Translate si dice così: 不要給摑 (Bùyào gěi guāi). Chissà, magari funziona. Tentar non nuoce.