Nonna che vai, calze che trovi

IMG_6519-1000Questa settimana il gnappo è dagli altri nonni. Quelli materni. Così si è fatto una settimana dagli uni e l’altra dagli altri. Par condicio. Bella la vita a quindici mesi eh?! Li ho imbarcati ieri sera, grazie al santo di mio suocero che si è smazzato ben 525 km per venirli a prendere. Lui e la nonna erano infatti di ritorno da un week end a Tortoreto Lido, dove hanno fatto una ricognizione per trovare un residence dove passare una settimana a luglio con Anna e gnappo. L’anno scorso a Cervia, quest’anno a Tortoreto Lido. Ormai le vacanze sono così, Ibiza e Formentera nella prossima vita. Forse.

Anna non ha problemi a prendere la macchina e farsi due ore e mezza di macchina per andare dai suoi. Ma mia suocera, che oltre che un po’ ansiosa è anche abbastanza testarda, non ha voluto sentire ragioni. “Ti veniamo a prendere noi!”. E così hanno allungato la strada apposta e sono venuti dal loro adorato nipotino per poi tornare a casa loro dopocena. Io dovrei impormi e non farli venire? Naaa, meno sbattimenti di così! Massima stima per mio suocero, sempre santo subito, che si fa centinaia di chilometri ogni volta per venire da noi, avanti e indietro.

Io e Anna ci divertiamo pensando a quanto sono diverse le coppie di nonni, in particolare le due nonne. Hanno solo una cosa in comune: entrambe stravedono per il gnappo e sono un po’ apprensive. Ma per il resto una (mia mamma) lo tratta come se fosse sempre più piccolo della sua età, l’altra invece vorrebbe che crescesse in fretta. Mia mamma quando lo vede camminare a due zampe sta in ansia. Lo segue come fosse la sua ombra con le mani vicine per paura che cada (che poi, mica è scemo, quando cade o mette giù il sedere pannolonato o mette le mani avanti). Sua mamma invece lo fa camminare da solo il più possibile perché, “insomma, ha quindici mesi, deve camminare un po’ questo pigrone!”.

Mia mamma quando lo portiamo da lei, lo terrebbe sempre in pigiama (quello intero, con i piedi inclusi, da neonato praticamente), l’altra invece lo vuole vestire come si deve (su questo punto il Dna è stato ereditato anche da me e dalla mia dolce metà, tales matres tales filii…). L’altro giorno quando ho detto a mia mamma di dare al gnappo un biscotto, spezzettandoglielo un po’, lei l’ha ridotto in atomi. Ha paura che si strozzi. Così come ogni volta che quando piange di notte, quando siamo da lei, si precipita nella nostra camera a qualsiasi ora per vedere cosa succede. Anche l’altro giorno, quando stavamo facendo il pisolino al pomeriggio. Il gnappo avrà fatto un incubo e piangeva disperato. Io e Anna che ci eravamo appena appisolati cercavamo di calmarlo. Lei si è fiondata in camera mia chiedendo “Che cos’ha?!”. E partito in tempo zero un mio “ti levi dai coglioni?!”. Che poi mi pento, ma lì per lì la reazione è quella.

L’elenco sarebbe lungo. Una lo vuole tenere sempre in casa (indovinate chi?) mentre l’altra lo vorrebbe portare sempre fuori col passeggino (sempre accompagnata dal fedele marito però, non sia mai!). Una lo critica (“Come sei duro!”), mentre l’altra lo adora qualunque cosa faccia, anche i capricci (“è piccolooo!”, è sempre la scusa per tutto). Ma c’è una differenza fondamentale che ci ha lasciati di stucco: le calze. E secondo me un buon psicologo avrebbe da lavorare su questo oggetto-feticcio.

Sempre durante il pisolino di cui sopra, avevo fatto addormentare il gnappo senza calze. Era il 28 aprile e in casa avevamo acceso il riscaldamento. Per dire. Quando ha messo il naso in camera mia e ci ha visti dormire sul mio letto, e lui con i piedini nudi all’aria, è entrata dicendo a mezza voce: “Le calze, bisogna mettergli le calze…”. E visto che io non ho fatto una piega, e lui nemmeno visto che era già nella fase Rem, ha preso le calzine e gliele ha infilate. Una comica, per non dire una fissa. L’altra nonna invece, quando il gnappo dorme gliele toglie. “Chissà che caldo che avrà ai piedi!”, dice.

Ecco, l’unica nostra vera salvezza è che le nonne abitano a 100 chilometri l’una dall’altra. La distanza giusta per non farle correre avanti e indietro a mettergli e togliergli le calze.