Odi et amo, dall’abbraccio al capriccio

baby herman roger rabbitQuando il gnappo mi vede uscire di casa piange. Succede più spesso la sera. Mi si attacca alle gambe e si mette tra me e la porta. Non nego che questo attaccamento mi fa piacere. Forse è affezionato anche a me, non solo alla mamma. Certo, con lei è tutta un’altra storia. Una volta che è uscita a cena con le sue amiche, il nano era disperato. E’ rimasto cinque minuti in anticamera, con un pianto inconsolabile. Scena straziante: voleva infilare le sue ditine nella porta blindata chiusa per cercare di aprirla.

Ci ho messo del bello e del buon per calmarlo e metterlo a letto. Neanche la scopa, oggetto feticcio che gli piace tanto, è servita a farlo smettere di piangere. Ce l’ho fatta solo con un libro di favole che abbiamo sfogliato sul lettone. Ovviamente la mamma è sempre la mamma.

Però quando mi vede tornare a casa, quando sente la chiave che entra nella porta, più o meno al solito orario, mi corre incontro. Si attacca alle gambe, all’altezza delle ginocchia e ride contento. Poi, un secondo dopo, si mette ad indicare il mio casco per cui va matto. Magari quel giorno non l’avevo neanche preso su, visto che ero andato al lavoro in bici, ma lui lo indica lo stesso. Perché di solito, quando rientro a casa ce l’ho ancora in testa.

Non nego che tutte queste dimostrazioni d’affetto mi lusingano. Il tutto però si compensa con le volte che vengo preso a schiaffi. Sì perché la “fase schiaffi” ancora non è finita. Continua. E arriva quando meno te l’aspetti. Di solito quando lui ha le balle girate. Ma ogni tanto anche così, random, quando meno te l’aspetti. Forse giusto per la voglia di muovere le mani o perché è diventato un riflesso condizionato. Vallo a capire. In quei momenti lo annienterei. Faccio invece un respirone e provo a mantenere la calma.

Ormai lo abbiamo capito. Ha le sue idee e il suo bel caratterino. E’ un bastian contrario. A volte non apre la bocca anche se ha fame e se quello che c’è in tavola sul seggiolone gli piace. Giusto per non darti soddisfazione.

Poi si fa i suoi pianti disperati. Spesso la sera quando è stanco, magari dopo una full immersion tra nonni, spostamenti in macchina, giochi & co. Altre volte per motivi che ancora dobbiamo capire. Tipo quando viene messo sul fasciatoio per il cambio del pannolino. Appena lo prendi in braccio si butta indietro con la schiena e si dimena gambe e braccia. Bisogna alzare la voce altrimenti va avanti all’infinito.

Di notte sembra leggermente migliorato. Dai 4 o 5 risvegli del post vacanze, adesso siamo di media sui 2. Ma come sempre non lo dico troppo forte. Lui è un gambero telepatico.