Centella, Rilastil e poi… la buona notte

Prima di essere incinti di solito la nostra serata-tipo in casa si svolgeva più o meno così: cena, coccole sul divano, ogni tanto un film, coccole a letto, sesso (con una media di circa tre-quattro volte a settimana). Ogni tanto aperitivo o cena fuori.

Da un po’ di mesi, da quando la pancia si sta espandendo sempre di più, la serata-tipo è diventata questa: cena, chiacchiera a tavola dopo cena, ogni tanto un film, lettura di un po’ di libro a letto. E il sesso? E’ quasi un ricordo.

Un po’ perché lei è più stanca di prima (immagino che la gravidanza le “rubi” un po’ di energie), ma soprattutto perché prima di dormire c’è un rito che si ripete quasi ogni notte. Il massaggio col Rilastil (che mi dicono si usi per evitare le smagliature da gravidanza e simili).

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Da Papa a papà in meno di 30 anni

Non so perché, ma il mio sogno da bambino era quello di diventare Papa. Da piccolo mi ricordo che vedevo in tv Giovanni Paolo II. Il fatto che fosse tutto vestito di bianco tipo angelo e che tutti dicessero che era bravo mi aveva fin da subito affascinato. Quando i miei genitori mi fecero la classica domanda: “Che cosa vuoi fare da grande?”, non ebbi esitazione e risposi sicuro: “Il Papa”. Avevo più o meno 3 anni. I miei ovviamente non si ricordano della scenetta, ma io sì e anche molto bene nonostante siano passati quasi 30 anni. Mi ricordo anche che loro si misero a ridere e io, ferito nell’orgoglio, a piangere. Volevo proprio fare il Papa, pensando che fosse un lavoro come gli altri, passando se ci fosse stato bisogno da tutti i “gradi” gerarchici: prete, vescovo, Papa! Mi sembrava semplice.

Poi col tempo ho desistito da questa precoce “vocazione”. A dir la verità da lì in poi non ho mai saputo cosa fare da grande e anche adesso che ho passato i 30 ancora non lo so. Sono passato per il classico astronauta, dentista, ingegnere, filosofo fino a fare uno dei tanti mestieri che come si dice in gergo “… sempre meglio che lavorare”.

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Dilemma da papà: entrare in sala parto o no?

Ho appena avuto una discussione con i miei colleghi “papà perfetti” sulla necessità o meno che il papà entri in sala parto. Io essendo abbastanza all’antica sostengo di no: sarei inutile, mi impressiono, i medici dovrebbero soccorrere anche me, se vedessi una testa uscire dalla gnappa credo non vorrei più rientrarci per tutta la vita… ecc. ecc.

Così mi sono preso il loro quotidiano cazziatone: “Ma che padre sei?”, “Tuo figlio te lo rinfaccerà per tutta la vita!”, “Sono momenti unici, non dovresti perdertelo”, “E’ giusto che ci sia anche tu in quel momento”, e via così.

Io e Anna al momento siamo d’accordo. Lei per fortuna non insiste adesso sul fatto che io debba entrare con lei e stare lì fino alla fine. Vedremo se col tempo (e soprattutto quando starà per entrare in sala “sfornamento”) cambierà idea.

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Quando meno te l’aspetti… è un maschio!!!

Lunedì abbiamo fatto la famigerata ecografia morfologica. Centro medico privato in via Monterosa a Milano. Attesa di mezz’ora rispetto all’orario dell’appuntamento, neanche troppo. Io in sala d’aspetto dal medico sono sempre nervoso, come se dovessi fare io l’esame. Per giunta in quelle situazioni di imbarazzo, dove vedi altre mamme panciute e papà in visibilio ad accarezzare amorevoli l’ombelico della companga, mi trasformo in un mix tra Carlo Verdone e Alberto Sordi ne Il medico della mutua. Ossia faccio il coglione, come al solito.

Scena: entriamo nel superfigo centro medico con la sala d’aspetto costituita dal desk della reception e da 5 divanetti verde bottiglia rigorosamente da due. Ma sedie singole no? Divanetti un po’ più grandi? No, ovviamente i divanetti per due culi erano occupati da donne incinte in attesa di visita e fidanzati, mariti, compagni al seguito, totalmente spaesati e impacciati. Esattamente come ero io.

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Oggi ecografia morfologica: speriamo che sia maschio

Finora Anna ha fatto due ecografie dalla ginecologa. Ovviamente io ho saltato bellamente entrambe. Per questo sono pure stato cazziato dai miei colleghi “papà perfetti”. Vabé.

Ho quindi visto solo due foto dell’esserino, tipo Polaroid in bianco e nero e mai una “diretta video” delle sue evoluzioni nella piscinetta di placenta: nella primissima si vedeva una specie di paperella. Due piccole “palle bianche” una più grande e una più piccola che facevano vedere come “l’ospite inatteso” in effetti ci fosse. Insomma, ho avuto la conferma che le tette di Anna non erano cresciute così, senza un motivo (mi sembrava strano non ci fosse il barbatrucco).

Nella seconda ecografia invece si è vista una mini-testa messa di profilo tipo “alieno” e pure un abbozzo di manina. Solo allora ho realizzato che là c’era davvero un piccolo essere umano (fino ad allora ovviamente non avevo creduto veramente che dentro la sua pancia ci fosse qualcuno e anche ora che siamo al sesto mese, a dir la verità, faccio un po’ fatica a realizzare).

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Uno strano priapismo notturno…

Da quando siamo incinti (sì, preferisco usare il plurale maiestatis, anche se in effetti io finora non ho fatto granché per la crescita del futuro pargolo/a che finora se ne sta nella piscinentta in pancia alla mamma) durante la notte mi capita una strana cosa: nel sonno (o forse nel dormiveglia, ma comunque senza esserne cosciente) mi sfilo in un colpo solo pantaloni del pigiama e mutande e mi avvicino verso la mia dolce metà che ovviamente sta dormendo e che non fa una piega nonostante la mia avance sessuale fatta in stato di trance. Desistendo dal mio intento erotico-sonnambulo, mi ritrovo così seminudo nel letto (e avendo pure un po’ di freddo essendo io un habitué del pigiama estate-inverno).

Prima della gravidanza ovviamente non mi era mai successo. Anche se il priapismo notturno o mattutino per gli uomini è un classico, e quindi per me come per tutti non è una novità, il ritrovarmi completamente nudo nel cuore della notte senza rendermene conto mi fa un po’ preoccupare. Dopo questa avance semicomatosa che puntualmente viene respinta mi tocca poi anche rivestirmi mezzo rincoglionito, pena la perdita totale del sonno che nel mio caso è abbastanza leggero.

L’unica spiegazione che mi so dare è questa (temo che Freud impallidirebbe): trombando inevitabilmente meno di prima (lei è più stanca alla sera e poi prima di addormentarsi si cosparge quasi sempre di Rilastil contro le temute smagliature che la fa assomigliare a una sogliola prima dell’impanatura) il mio incoscio è preso da una irrefrenabile pulsione sessuale che nel sonno arriva addirittura a far sì che io mi denudi senza rendermene conto.

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Sesso in gravidanza, i tre grandi vantaggi per l’uomo

E’ ormai da oltre 4 mesi che sappiamo di essere incinti. Finora di lati positivi non ne ho trovati troppi. “Ma come? Diventerai papà!”. Ma dai?! Bè, sì una volta nella vita si può anche provare, ma vuoi mettere quanto ti costa in ansia, sbattimenti, ore di sonno perse e tante altre menate? Vabé, vi saprò dire, per ora però c’è un enorme vantaggio che ho trovato nell’essere incinti: le tette! (dette anche zinne, minne, dipende a che latitudine vi trovate).

Sì perché generalmente (e questo è capitato per fortuna a me) il “davanzale” di una donna “in stato interessante” (interessante poi perché? boh) aumenta notevolmente. Ora a mio modo di vedere il vantaggio è duplice, anzi triplice.

1) Avere la tua donna incinta è il miglior anticoncezionale del mondo. Sembra un paradosso, ma io lo vivo così al momento. Puoi tranquillamente evitare salti della quaglia e altre metodi più o meno meccanici o naturali per restare dentro fino in fondo senza neanche sentirti in colpa (di far prendere a Lei una botta di ormoni con la pillola, di temere che il cappuccio magari si sfili o si rompa, di non essere uscito abbastanza in fretta… che te frega, tanto ormai è fatta!).

2) Se sei fortunato avrai davanti a te un seno esplosivo, sodo, tonico, più grande e bello. Insomma se la tua donna variava dalla prima alla seconda a seconda del periodo del ciclo (ed è quello che è successo a me) ora vai tranquillo che a una terza arriva tutta. E senza neanche silicone! Insomma è tutta natura.

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